paolo ed elisabetta villaggio

''UN ANNO FA MORIVA MIO PADRE'' - IL RICORDO DI ELISABETTA VILLAGGIO, DA QUELLA CHIAMATA DALLA CLINICA IN POI: ''SUO PADRE HA AVUTO UN ARRESTO CARDIACO, POCO FA. ABBIAMO CERCATO DI RIANIMARLO MA NON È STATO POSSIBILE'' - ''ARRIVO SUBITO, GRAZIE'' - ''GRAZIE?''. IN QUELLA GIORNATA TREMENDA SAPEVO CHE DOVEVO FARE TRE COSE''

Elisabetta Villaggio per https://www.alganews.it/

 

Il 3 luglio dell’anno scorso, era un lunedì, il mio telefonino ha squillato molto presto, alle sei meno dieci. Ho risposto al volo, ho visto il numero, che volutamente non avevo salvato, e ho capito immediatamente cosa fosse successo.

 

“Parlo con Elisabetta Villaggio?”

 

“Sì”

 

“È la clinica Paideia, suo padre ha avuto un arresto cardiaco”

paolo villaggio con i figli elisabetta e piero

 

“Quando è successo?”

 

“Poco fa, abbiamo cercato di rianimarlo ma non è stato possibile”

 

“Arrivo subito. Grazie”

 

“Grazie?”

 

Senza rispondere ho messo giù e sono scattata in piedi. Carmine, il mio compagno, si era svegliato e gli ho solo detto di vestirsi al volo che dovevamo andare subito. Mentre mi preparavo in fretta ho chiamato mio fratello che era a casa di nostra madre. Quando ero sulla porta mi è arrivato l’avviso di un messaggio su WhatsApp. Ho controllato al volo: era di Andreas, mio figlio, da New York. Diceva: mamma ho appena finito di lavorare e vado a dormire. L’ho chiamato immediatamente ma nulla, ho riprovato e niente. Fino al pomeriggio non sono riuscita a parlarci, né io né altre persone che durante la giornata provavano, e quello è stato un altro problema da aggiungere a una giornata da incubo.

 

In un lampo siamo arrivati in clinica e durante il tragitto, guidava Carmine, ho fatto alcune telefonate, a Omi, la moglie del fratello gemello, a Baby, la sorella di mia madre e ad Andrea, il cugino di Venezia che avrebbe avvisato anche gli altri.

 

Anche se era presto il sole era già caldo ma ricordo che per tutta la giornata e anche nei giorni successivi quel caldo pressante e incombente che c’è stato per tutta l’estate non mi ha mai toccato, non l’ho sentito, non l’ho percepito.

 

paolo ed elisabetta villaggio

Nei primi momenti mi sentivo come anestetizzata, ero stanchissima perché la notte prima eravamo tornati da San Benedetto del Tronto dove ero stata invitata a presentare il mio libro. Era una data decisa da molto tempo, quando ancora non pensavamo che sarebbe finita così presto, che il papà sarebbe stato male. Così tornando nella notte sono voluta passare a salutarlo. Era tardi, lui sembrava dormisse in realtà aveva perso conoscenza. Aveva il viso tranquillo e l’ho salutato nella notte fonda che tendeva al mattino, l’ho salutato per l’ultima volta anche se lui non se n’è accorto.

 

Andando in clinica, il percorso era molto breve e a quell’ora non c’era nessuno, mi sono sentita di colpo di una lucidità che ha sorpreso anche me. Ero preoccupata per mio fratello ma soprattutto per la mamma.

 

Dal momento che abbiamo parcheggiato in clinica è cominciato un fiume in piena che è durato giorni. Un po’ ce lo aspettavamo ma non di quella portata. Dal parcheggiatore, alla signora all’ingresso, alle infermiere ai medici erano tutti commossi e dispiaciuti.

elisabetta villaggio

 

Io sono salita subito in camera sua, quella camera dove era ricoverato da poco meno di un mese, dal 9 giugno dopo che l’avevamo trasferito dal Gemelli.

 

Lui era lì, sdraiato, il viso tranquillo, i suoi bei capelli bianchi in ordine e niente più tubi e aggeggi vari attaccati. Era di nuovo libero.

 

Poi sono scesa giù ad aspettare Piero e la mamma. La mamma era una statua di gesso.

 

Pur sapendo che era un malato terminale, come era stato definito, non avevamo mai parlato tra noi 3 del dopo e così velocemente nell’ingresso della clinica ancora vuoto abbiamo deciso che io e mio fratello avremmo chiamato qualche giornalista per avvisare, io avrei postato sui social la foto e se fosse stato possibile ci sarebbe piaciuto fare la cerimonia alla Casa del Cinema, all’aperto, come sarebbe piaciuto a lui. Sì perché il papà era una persona particolare, e questo lo sanno tutti. Per tutta la sua vita, con un buon e sano cinismo, ha sempre scherzato sulla sua morte.

 

giorgio gosetti pierfrancesco e elisabetta villaggio (1)

Una domenica a un pranzo familiare a casa loro, a tavola ha proposto di farsi bollire scatenando il riso di tutti noi. Aveva anche predetto la sua data di morte che per fortuna è stata superata e un giorno, di non tanto tempo fa, aveva detto che gli sarebbe piaciuto un funerale all’aperto. Però noi tre, dal ricovero al Gemelli, il 14 maggio, quando abbiamo capito o meglio ci hanno fatto capire, che non aveva davanti un anno di vita ma meno, non siamo mai riusciti a parlare del dopo. Io ho telefonato a Maurizio Porro, giornalista del Corriere della Sera che ultimamente ogni tanto mi chiamava per aver notizie o una volta ho fatto da tramite tra lui e mio padre e gli ho scritto un’intervista con il telefonino.

 

Dopo la telefonata ho postato una vecchia foto di me e mio fratello da piccoli con nostro padre, ho telefonato a Laura Delli Colli per la Casa del Cinema e da lì è partito un inferno. Il mio telefono non ha mai smesso di squillare per due giorni interi. Abbiamo acceso la tv in camera e ci siamo resi conto dell’onda d’urto che aveva provocato la notizia. Certo ce lo aspettavamo ma non in quel modo. Tutti i tg della mattina hanno aperto con quella notizia, tutti ne parlavano, tutti erano commossi, in tanti speravano ancora che fosse l’ennesima fake new perché di notizie false sulla sua morte ne sono girate tante.

la famiglia di paolo villaggio pierfrancesco elisabetta e maura

 

In quella giornata tremenda sapevo che dovevo fare 3 cose: organizzare al meglio i funerali di mio padre, in modo che lui ne sarebbe stato fiero perché ci teneva moltissimo, rintracciare mio figlio e farlo partire immediatamente anche se era già largamente stato preavvisato e preoccuparmi della mamma e anche di mio fratello. Stabiliti i tre punti sui quali dovevo concentrami è partita una macchina da guerra da parte mia della quale io stessa mi sono meravigliata. Il 3 il 4 e il 5 luglio non mi sono fermata un attimo, ho dormito molto poco e non ho praticamente mai pianto.

 

luca cordero di montezemolo saluta elisabetta villaggio

Avevo pianto troppo prima e in quei giorni ci voleva lucidità e mi è venuta fuori una forza pazzesca. Ecco: ho usato un aggettivo, una parola di mio padre. Ora è passato un anno e le ricorrenze di questi giorni mi hanno fatto sicuramente piacere anche se ritirano fuori sentimenti di dolore e ricordi tristi che vorresti dimenticare. Ci sono state varie manifestazioni per ricordarlo, i media ne hanno parlato ma la cosa più bella è stata sicuramente l’affetto della gente comune.

i figli di villaggio pierfrancesco e elisabettamassimo boldi saluta elisabetta villaggio

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