INTERNET SI È FERMATO A ROMA: UN’AZIENDA INGLESE PRONTA A FINANZIARE LA CREAZIONE DEI DOMINI CON SUFFISSO “.ROMA”, MA IL COMUNE SI DILEGUA E FA SALTARE TUTTO

1 - L'ACCUSA DEL MANAGER USA A ROMA: «SU INTERNET SIETE COME DAMASCO»
Francesco Bisozzi per "Il Messaggero"


È come se fosse venuto a Roma e avesse gettato un'enorme moneta da 185 mila dollari nella Fontana Di Trevi, dove un sogno costa pochi centesimi. Antony Van Couvering sognava di dare alla città eterna il suffisso 2.0 tagliato su misura per lei, sfruttando la rivoluzione dei domini innescata dall'Icann, l'ente incaricato di amministrare gli indirizzi su internet.

Il ceo di Minds and Machines, società controllata dalla Top Level Domain Holding di Londra, che rastrella per affari le nuove estensioni del web messe a disposizione dall'ente Usa, nel corso di questi ultimi due anni aveva anche parlato più volte del progetto con i membri dell'amministrazione capitolina. Incontrandoli spesso per convincerli a dare il loro consenso all'operazione, senza il quale l'iniziativa sarebbe di sicuro naufragata.

«No problem», gli avevano detto in più di un'occasione quelli della giunta. Ma poi qualche problema deve essere sorto. Già perché il Comune alla fine si è tirato indietro, senza spiegare il motivo della rinuncia. E lui, che per conquistare .roma aveva anche inoltrato all'Icann un'apposita domanda di assegnazione versando i 185 mila dollari richiesti, pari a circa 140 mila euro, ha perso quasi tutti i soldi che aveva puntato sul progetto.

GLI ALTRI 

La Minds and Machines in questo tipo di business non è proprio l'ultima arrivata. Anzi.
Ha messo le mani su .london e .paris , giusto per fare un paio di esempi eccellenti, con il beneplacito dei sindaci Boris Johnson e Bertrand Delanoë.

Le maggiori città del mondo del resto non hanno perso tempo e in questi anni si sono date parecchio da fare per accaparrarsi i domini che gli spettano, allo scopo di indossare al più presto un abito nuovo in Rete, in grado di metterle in risalto sui motori di ricerca. Da Tokyo a New York, sembra non vi sia metropoli che si rispetti disposta a farsi sfuggire l'occasione offerta dalla trasformazione di quest'anno. Persino Budapest figura tra quelle che hanno fatto domanda.

GLI IMPRENDITORI

Il Comune di Roma, cui la Minds and Machines aveva teso la mano, però si è defilato, nonostante qualche precedente proclama, recando così un duro colpo non soltanto al portafoglio di Antony Van Couvering, ma anche agli imprenditori della Capitale. Molti dei quali, non c'è dubbio, avrebbero volentieri pagato pur di trarre vantaggio dalla novità introdotta.

Collegando su internet il proprio brand al nome della città eterna, tra i termini più digitati su Google, i loro marchi sarebbero schizzati in cima alle ricerche degli utenti. Da un punto di vista pubblicitario si sarebbe trattato di una svolta impareggiabile. «Abbiamo speso molto denaro e ci siamo impegnati tanto per far capire al Comune di Roma quanto era importante partecipare, ma non è stato sufficiente.

Sulla base delle nostre stime, la città dovrà aspettare almeno cinque anni prima che l'occasione si ripresenti», spiega il ceo di Minds and Machines. Che è riuscito a farsi rimborsare dall'Icann solo 65 mila dei 185mila dollari sborsati in totale, ma che per adesso dovrà rinunciare a fare soldi (qualche milione, potenzialmente) con la vendita dei sotto domini collegati a .roma.

NELL'ERA DIGITALE

«Ciò significa», aggiunge, «che mentre da un lato vi sono città come Londra, Parigi, Madrid, Stoccolma, Istanbul, Sidney, Mosca e Las Vegas che sono pronte a fare il loro ingresso nella nuova era digitale, dall'altro ve ne sono altre come il Cairo, Damasco, Teheran, Hanoi, Port au Prince e Roma, per l'appunto, che sono rimaste indietro».
Antony Van Couvering non è l'unico a doversi rassegnare. Ci ha provato anche Massimo Ralli, amministratore unico di Roma Tld (che ha dato vita al progetto dominiodiroma.it), a convincere il sindaco a farsi avanti. «Niente da fare - lamenta Ralli - il Comune, malgrado le nostre insistenze, non ha afferrato l'importanza del cambiamento in corso».


ROMA: BONACCORSI (PD), AUTOGOL SU DOMINIO, ROMA
(AGENPARL) - "Se risponde al vero che il Comune di Roma si è tirato indietro sulla registrazione del dominio internet ‘.roma' saremmo di fronte ad un vero e proprio autogol. E' opportuno che l'Amministrazione dia subito spiegazioni e si adoperi per recuperare all'eventuale errore commesso".

E' quanto dichiara la deputata del Partito democratico, Lorenza Bonaccorsi, candidata alle primarie per segretario regionale del Pd del Lazio. "La registrazione del suffisso ‘.roma' - spiega Bonaccorsi - è un'occasione assolutamente da cogliere per promuovere la città grazie alla rete, come già per altre capitali come Londra, Parigi e Amsterdam attive sul web col proprio suffisso.

Secondo quanto riportato sulla stampa, una società londinese avrebbe messo 140mila euro per far partire la pratica presso l'ente Usa che si occupa dei suffissi. Dopo aver dato l'ok, la Giunta capitolina si sarebbe però defilata, e l'operazione sarebbe naufragata. Una vicenda sulla quale è opportuno che l'Amministrazione faccia piena luce". "Il progetto vada avanti - aggiungeBonaccorsi - non si capisce per quale motivo Roma, che ha tra l'altro la fortuna di un nome di sole quattro lettere, non debba cogliere questa opportunità. L'Amministrazione potrebbe acquistare direttamente il suffisso e commercializzarlo successivamente, beneficiando degli introiti che potrebbero aggirarsi su qualche milione di euro".

 

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