POLIZIOTTI BASTARDI (PER FICTION) - È PRONTO DA SETTIMANE (MA USCIRÀ NEL 2012) IL FILM DI SOLLIMA "A.C.A.B" (ALL COPS ARE BASTARDS), ESATTAMENTE COME LA SCRITTA VERNICIATA DAI BLACK BLOC SUL BLINDATO IN FIAMME - FILM DURO E CRUDO SULLA VITA QUOTIDIANA DEI POLIZIOTTO DEL VII NUCLEO SPECIALE DI PS - LA POLIZIA NON HA COLLABORATO, OVVIAMENTE - “NON È UN MESTIERE FACILE AFFRONTARE E GESTIRE LA TENSIONE SOCIALE, LA FRUSTRAZIONE DEI GIOVANI, IL FURORE CIECO DELLE TIFOSERIE”…

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"


Avanzano nella luce livida di un corridoio. Le divise blu, i cinturoni bianchi, le sciarpe rosse, i caschi in mano. Facce toste, teste rasate e pizzetti ben scolpiti, di gente esperta che si prepara a fronteggiare la piazza. Sono i tre protagonisti di "A.C.A.B", acronimo che sta per «All Cops Are Bastards»: tutti gli sbirri sono bastardi. Filippo Nigro è "Negro", Marco Giallini "Mazinga", Pierfrancesco Favino "Cobra". Hanno sopra i 40 anni, militano nel VII Nucleo di Polizia, speciale reparto mobile sempre in prima linea, che si tratti di ultrà di calcio, black bloc, no-Tav, zingari rom, cittadini in lotta contro le discariche, operai disperati.

Sì, avete letto bene: il film di Stefano Sollima, in uscita nei primi mesi del 2012 targato Cattleya-Raicinema, si chiama "A.C.A.B.", esattamente come la scritta verniciata sabato pomeriggio sul retro del furgone dei Carabinieri dato alle fiamme a piazza San Giovanni da un gruppo di esaltati black bloc pronti a festeggiare il morto all'ombra di un vessillo con Che Guevara. La minacciosa parola d'ordine fu coniata nel 1979 dalla rock band "The 4 Skins" e da allora s'è diffusa come un virus: prima negli stadi e nelle strade teatro delle rivolte metropolitane, più di recente nel cosiddetto movimento antagonista.

Non c'è bisogno di conoscere l'inglese per sapere che, agli occhi di molti ribelli incappucciati, i poliziotti appaiono «bastardi». Poco importa che, dopo i fatti di Genova 2001 mai abbastanza esecrati, abbiano saputo contenere i danni nel corso di scontri di piazza, spesso abbozzando e indietreggiando per evitare mattanze, salvo poi, magari, restarsene troppo in disparte.

Prendendo spunto dal libro-inchiesta del giornalista Carlo Bonini edito da Feltrinelli, Sollima li racconta in chiave realistica, senza assolvere e senza condannare, con l'idea di compiere una sorta di viaggio realistico «dentro quegli elmetti: per dare un volto alle persone che li indossano, per sottrarle a una sorta di spersonalizzazione mediatica».

Figlio d'arte e regista delle due fortunate serie tv per Sky originate da "Romanzo criminale", Sollima spiega al "Secolo XIX": «Attraverso lo sguardo dei miei celerini racconto un pezzo d'Italia. Soprattutto l'odio respirato ogni giorno da questi uomini impegnati a difendere lo Stato e le sue leggi, fungendo da terminazione nervosa finale. Non è un mestiere facile affrontare e gestire la tensione sociale, la frustrazione dei giovani, il furore cieco delle tifoserie».

Nel film il G8, resta sullo sfondo, appena evocato, benché quella vicenda, nella finzione del film, pesi come un macigno, in termine di discredito e vergogna, sulla biografia dei personaggi. Inventati ma neanche troppo.

«Un'orda di cinghiali fatti di speed» definì i poliziotti in assetto anti-sommossa uno dei giovani pestati alla Diaz nel bel documentario "Black Bloc" (titolo polemico, per antifrasi). E intanto, sull'episodio, Daniele Vicari ha appena finito di girare tra Romania e Genova il suo "Diaz. Don't Clean Up This Blood", con Elio Germano e Claudio Santamaria.

"A.C.A.B.", senza riabilitare nessuno, proverà a offrire il punto di vista di quei poliziotti ambientando la storia tra il 2005 e il 2006, in chiave anti-ideologica, magari con toni adrenalinici e nervosi, bordeggiando la cronaca: dall'assassinio di Giovanna Reggiani con conseguente caccia al romeno all'uccisione dell'ispettore Filippo Raciti allo stadio di Catania passando per le sommosse romane innescate dalla morte "accidentale" del tifoso Gabriele Sandri.

Di sicuro "Cobra", "Negro" e "Mazinga" non sono poliziotti rassicuranti o finto-Serpico sempre dalla parte giusta. Dimenticare serie tv come "Distretto di polizia" e "La squadra", pure film come "Romanzo popolare" e "Il grande sogno", dove forte era l'immagine proletaria, quasi "pasoliniana", del celerino, contrapposta a quella borghese degli studenti sessantottini in lotta. Ma anche il recente "Tatanka", coi suoi sbirri che torturano un giovane presunto camorrista fino ad affogarlo con la tecnica del water-boarding, non rientra nelle partita.

D'altro canto, Sollima assicura di essersi documentato con scrupolo, raccogliendo le confessioni di molti poliziotti in prima linea, per coglierne umori, speranze, paranoie, anche la rabbia per gli stipendi da fame. «Quasi tutti quelli che ho incontrato sono di destra. Ma parlerei di destra sociale: un credo che si manifesta, con toni diversi, nel blog interno al corpo, quasi una valvola di sfogo» rivela.

Nel film i tre poliziotti, segnati dallo stress ma capaci ancora di reagire alla rassegnazione, prenderanno sotto la loro protezione un giovane "coattello" romano, Adriano, cresciuto sulla strada facendone uno di loro. «Sono certo che farà discutere, qualcuno si arrabbierà, ma trovo onesto lo sguardo» avverte Giallini, secondo il quale «gli attori meno parlano dei film meglio è».

Per diventare Mazinga ha incontrato poliziotti, frequentato un corso di addestramento, praticato sei mesi la palestra per irrobustirsi. E sul set ha portato un cd con la furente canzone dei 4 Skins, perché tutti capissero meglio l'origine di quell'acronimo e lo spirito che c'è dietro.

«Quando la gente la conosci spesso cambia idea. Uno può indossare qualsiasi divisa, da celerino, ultrà o black bloc, ma alla fine c'è una sola distinzione che conta: tra chi capisce e non capisce» aggiunge Giallini. Magari la fa un po' facile. Però ammette di essersi commosso vedendo sul giornale «la fotografia di una ragazza "indignada" che abbraccia un poliziotto in assetto antisommossa, un poveraccio che guadagna 1.200 euro al mese spesso per prendere botte, sprangate e sanpietrini in faccia».

 

Acab - il libro di Carlo BoniniACABINDIGNADOS A ROMAINDIGNADOS A ROMAINDIGNADOS A ROMA

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