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“VAI IN SCENA, FREGNONE!” – ECCO COME LA MAMMA (CON UN CALCIONE NEL SEDERE) SPEDI’ SUL PALCO CARLO VERDONE – UN LIBRO CON 100 FOTOGRAFIE CELEBRA I 40 ANNI D'ARTISTA: "PAPA’ VOLEVA IL POSTO FISSO. ANCORA OGGI NON SO PERCHÉ L'HO FATTO: UN GRANDE AZZARDO; E IO UN PO' MEGALOMANE - IL MAGGIORE ESPONENTE DELLA COMMEDIA ALL' ITALIANA? CARLO GOLDONI. – I DUBBI SUL PROSSIMO FILM (“HO SCRITTO 5 SOGGETTI”) E QUELLA MODERNITA' DI DANTE... - VIDEO

 

Alessandro Ferrucci per “il Fatto Quotidiano”

carlo verdone 1

 

Un palco, uno spettacolo da mettere in scena, un fratello in difficoltà (tre della compagnia ammalati, come racconta nella prefazione della pagina accanto); una mamma che ti sprona, una vocina interna che dice "vai, è il momento"; sempre quella vocina che insiste e ti sobilla verso "una (presunta) botta di follia". E puff, scatta la magia, e Roma, e l' Italia scoprono per la prima volta Carlo Verdone: "Ancora oggi non so perché l' ho fatto: un grande azzardo; e io un po' megalomane".

 

Seduto su un divano accavalla le gambe, socchiude gli occhi, guarda a ieri non da arrivato, ("in questo mestiere non te lo puoi permettere"), ma da uomo realmente e piacevolmente stupito; da mesi poi lavora alla sceneggiatura del suo prossimo film. Per fortuna è salito su quel palco.

 

verdone cover

E ho capito di avere un potenziale del quale ero ignaro; è stato un momento di euforia. Concluso tra gli applausi. Andò tremendamente bene. Da quella sera è partita la mia carriera. Papà non voleva.

 

Come mai?

Conosceva bene la realtà del cinema, le difficoltà per intraprendere e restare in questo mondo: per lui era un mestiere complicato, pericoloso, pieno di fragilità. Diceva: "O sei da primo in classifica, o meglio lasciar perdere. E non so se puoi riuscirci. Studia e pensa a un posto sicuro".

 

Sua madre?

i personaggi di carlo verdone 3

L' opposto: "Carlè, tu hai un occhio particolare su ciò che ti circonda. È una dote". Però a quel tempo la laurea aveva un valore spendibile Suo padre così addentro al cinema?

Sì. Allora gli attori che duravano, e potevano vivere di questo mestiere, erano pochi: Gassman, Sordi, Manfredi, Tognazzi e Mastroianni.

 

I fantastici cinque.

Per gli altri arrivavano i dolori, depressi, oppressi dall' ansia e dalla smania per una parte; cercavano mio padre, chiamavano a casa: "Tu che conosci Fellini, puoi parlarci?".

Raccomandazioni

i personaggi di carlo verdone 2

E non mi riferisco a professionisti di basso livello, ma a grandi come Leopoldo Trieste. Per questo mio padre non era convinto, conscio delle mie fragilità, della mia timidezza davanti alla folla.

La proteggeva.

Allo stesso tempo mi consigliava i film da vedere, mi regalava le tessere dei cineclub, i libri di Maupassant, Cechov, Gogol, Verga, Deledda tutta la letteratura di fine Ottocento, primi del Novecento. È stato eccezionale.

Per alcuni scrittori non sono necessari i classici.

È un' enorme stronzata: sapete chi è il maggiore esponente della commedia all' italiana?

Carlo Goldoni. Se riprendete le sue opere scoprirete i segreti dei grandi autori.

i personaggi di carlo verdone 1

Dal passato non si prescinde.

È fondamentale per capire i vari Monicelli, Age e Scarpelli; i capolavori come Metropolis e 2001 Odissea nello spazio sono anche oggi attuali perché nascono da qualcosa di profondo e meditato. Sono immutati.

 

In "Gallo Cedrone" parla della "modernità di Dante".

Quella è una gag nata in un pranzo di lavoro con Claudia Gerini: eravamo in un locale periferico di Roma per discutere di Sono pazzo di Iris Blond; accanto a noi si siede una coppia, sicuro al primo appuntamento, lei in minigonna, lui un cafone quarantenne che per darsi un tono si lancia in una sperticata lezione di vita: "A lettura è tutto, a casa ho una collezione de libri disumana, e la modernità di Dante te apre un mondo". La Gerini mi fissa e sferra un calcio sotto il tavolo; mi fermo e penso: "Prima o poi questa battuta la metto in un film".

 

Da qualche giorno è Grande Ufficiale della Repubblica Italiana

Un grande onore, e mi ha colpito il discorso del Prefetto quando ha definito il mio percorso come un' indagine sull' evoluzione dei caratteri, dei tic, delle nevrosi della nostra società.

carlo verdone

Un po' quello che le riconosceva sua madre.

(Ci pensa) Ho sposato il mio lavoro, anche a costo di mettere da parte altri aspetti della vita come le amicizie: quello della scrittura prima, della regia e recitazione poi, sono un impegno perenne, ho la testa sempre lì.

 

Ha ancora dubbi su cosa ha realizzato Carlo Verdone?

Quelli sono all' ordine del giorno; sa quanti soggetti ho scritto per il prossimo film?

Cinque. Però così mantengo sempre l' idea di ricominciare da capo, come se fossi al mio secondo lungometraggio.

 

E quando esce un film?

Sono giorni terribili: mi domando se piacerà, su come il pubblico uscirà dalla sala, in quanti andranno. Oggi è più difficile trovare i personaggi per strada. Hanno tutti il cellulare in mano, i discorsi sono a brandelli, non si ascoltano le risposte, e forse perché nessuno si guarda più neanche negli occhi.

i personaggi di carlo verdone 5

 

 

2 – VAI IN SCENA, FREGNONE

Prefazione di Carlo Verdone al volume “Uno, dieci, cento Verdone”, pubblicata da “il Fatto Quotidiano"

 

Questa densa raccolta di ritratti, scattati su un set o in studio, sono il frutto della mia collaborazione con il fotografo Claudio Porcarelli che da un po' di tempo mi invitava a non disperdere tanto materiale interessante che, giustamente, doveva trovare posto in una pubblicazione di prestigio. Quando proposi alla Banca Aletti e al Banco BPM il progetto, ho trovato entusiasmo e curiosità da parte dei vertici.

 

E così piano piano abbiamo dato il via a questo bel volume che ferma nel tempo le trasformazioni di un attore attratto dall' apparato umano che lo circonda e del quale è sempre stato un profondo osservatore ed instancabile pedinatore.

 

Sono sempre stato curioso dei tic, delle fragilità, della mitomania, dell' assoluta mancanza del senso del ridicolo di molti tipi che incontravo o incrociavo velocemente in un bar, in farmacia, in treno o dal barbiere. Mi bastava sentirli parlare ed atteggiarsi per risalire al loro dna caratteriale.

i personaggi di carlo verdone 4

Non ho quasi mai sbagliato. E così riuscivo a catturare il loro modo di pensare ed agire di fronte ad un determinato problema.

 

Ma per alimentare questa mia innata sensibilità non dovevo perdere mai il contatto con la gente. Perché i costumi cambiano velocemente, mutano le nevrosi, cambia addirittura la gestualità, le abitudini, dilaga la superficialità e si fa sempre più strada una sconcertante megalomania. Mio padre Mario e mia madre Rossana mi hanno sempre spinto, fin da adolescente, a guardarmi intorno e a frequentare il mio quartiere, perché se tanto mi divertivo a rifare le voci della gente comune, il mio rione (non distante da Campo de' Fiori) era il teatro ideale per trovare spunti esilaranti.

i personaggi di carlo verdone

 

Con tutta sincerità devo ammettere che mai avrei pensato di diventare un attore. Non era sufficiente ricevere i complimenti durante le mie prime prove recitative, come attore protagonista, in una compagnia teatrale universitaria diretta da mio fratello Luca. Il lavoro dell' attore mi sembrava un impegno per gente senza paura, piena di assoluta passione e con un perfetto e monolitico autocontrollo.

 

Io non credevo minimamente di avere queste qualità. Timido, riservato, timoroso, credevo di essere inadeguato a presentarmi davanti ad un pubblico pagante. Il mio sogno era quello della regia cinematografica e non mi sarebbe dispiaciuto affatto diventare un bravo documentarista.

Tant' è che più avanti, dopo la laurea in Lettere, ottenni il diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia.

 

verdone

Ma ci fu un episodio, del tutto casuale, che mi fece acquisire un timido coraggio come attore. Era il 1973 e mancavano sette repliche alla fine di una rappresentazione teatrale universitaria su un testo di Rabelais riadattato e diretto da mio fratello Luca. Quella sera si ammalarono di influenza ben tre attori.

carlo verdone laura delli colli

 

Tutti eravamo disperati perché una quarantina di persone avevano già comprato il biglietto e stavano entrando dentro quella cantina gelida di via Cavour. Colto da inspiegabile folle coraggio dissi: "Li interpreto io tutti. Dai, preparatemi i cambi veloci dietro le quinte". Il resto della compagnia rimase a bocca aperta prendendomi per pazzo.

 

Chiesi al direttore delle luci di seguire, come suggeritore, l' intero testo per ricordarmi bene le battute degli altri. Entrai in scena come Panurgo e nell' arco di venti minuti avevo già cambiato tre abiti per gli altri personaggi. Portai a termine lo spettacolo con un furore creativo ed interpretativo che sbalordì tutti. Ma in primo luogo me stesso.

 

carlo verdone (2)

Quella sera ebbi la consapevolezza che dentro di me, forse, c' era un potenziale che ignoravo totalmente. Il pubblico si divertì tantissimo e il successo fu tale che quando tornarono gli attori, ancora convalescenti, non li volevamo più. Se ne andarono furibondi prendendoci a parolacce. Ma da quella sera girò la voce che un attore, un certo Carlo Verdone, interpretava a raffica un sacco di ruoli, cambiandosi costume in quindici secondi. E il teatro fu sempre esaurito.

verdone gallo cedrone

 

Mio padre, venuto a conoscenza della mia impresa teatrale, mi fece un regalo: mi invitò ad una sua lezione universitaria di "Storia e Critica del Film" dove avrebbe proiettato alcuni filmati di Leopoldo Fregoli, il più grande trasformista che il teatro dei primi del novecento abbia mai conosciuto. Rimasi così colpito ed affascinato che i miei futuri spettacoli teatrali avrebbero avuto, come comune denominatore, la trasformazione continua ed incessante della mia performance in una schiera di personaggi. Non facevo altro che entrare ed uscire in un modo e rientrare e riuscire di scena in un altro. Ma con una fatica in più: quella di dare voce, anima, gestualità e perfetta psicologia ad ogni personaggio.

verdone

verdone gallo cedrone

 

Uno sforzo di concentrazione spaventoso ma molto gratificante. Chiusi la mia carriera teatrale nel 1981 con "Senti Chi Parla" da me scritto, diretto ed interpretato al Teatro Eliseo di Roma. In quello spettacolo giunsi ad interpretare ventiquattro personaggi.

 

Dedicandomi ora solo ed esclusivamente al cinema, con qualche incursione importante in televisione, agli inizi degli anni ottanta e alla fine dei novanta, in alcune pellicole e vari sketch tornano i miei personaggi. Ovviamente rivisti e corretti nei tic e negli atteggiamenti attuali. Claudio Porcarelli ha fermato nel tempo alcune delle mie tante "anime".

 

verdone gallo cedrone

Un pedinatore di anime che ama la vita e il prossimo, pur nel loro aspetto ridicolo o pietoso, al punto tale da immedesimarsi se non di annullarsi in loro. Questa colorata galleria fotografica è dedicata a mia madre Rossana, la prima persona che credette in Carletto come attore, incoraggiandomi ad affrontare il mio primo importante e terrorizzante spettacolo teatrale nel 1977 con un calcio nel sedere. "Vai in scena, fregnone! Perché un giorno mi ringrazierai". E infatti non c' è giorno che non la ringrazi.

 

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