VANESSA E GRETA, CORAGGIOSE O INCOSCIENTI? MICHELE SERRA: “LA DERISIONE E LO SPREGIO SONO MESCHINE: VOLGARITÀ POLEMICA” - SELVAGGIA LUCARELLI ALL’OPPOSTO: “C’È UN FANATISMO DI CHI FA DEL BENE”

1. GIÙ LE MANI DA GRETA E VANESSA

Michele Serra per “La Repubblica

 

Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo

Si trema pensando all’impatto che le due ragazze italiane Greta e Vanessa, libere, gentili e con i capelli al vento, possono avere avuto su certe canaglie bigotte che girano per l’Islam, maschi carcerieri di femmine, giudici di femmine, proprietari di femmine, predoni di femmine. Chi è padre e madre, naturalmente, ha un sussulto protettivo.

 

E anche un moto spontaneo di rimprovero, benedette ragazze, andare in quei posti, e con quei sorrisi, e con quelle volonterose intenzioni, come se la mitezza potesse, da sé sola, bastare a difendere chi solo quella indossa, senza palandrane nere o altre divise che ne occultino la persona. È un ben misero salvacondotto, la volontà di aiuto.

 

Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo

Quanto al sorriso, tra quei truci miliziani di Dio, parrà certamente un’aggravante. Ma già si intende (chi ha le orecchie disposte all’ascolto) la risposta che le due ragazze vorrebbero e potrebbero dare, i vent’anni da spendere per qualche nobile ragione, il coraggio da vendere anche se il prezzo è il rischio, non vale rinfacciare ai ragazzi l’indolenza se poi li si rimprovera anche quando partono alla ventura, si aprono al mondo, lo considerano finalmente affidato a loro e non ad altri.
 

Che questo scuotere la testa per il rischio eccessivo diventi poi, su qualche giornale e in qualche ansa del web, derisione e spregio per Vanessa e Greta, non è una novità ed è anche quello un prezzo da pagare alla volgarità polemica di uso corrente, che non è volgare (solo) per la forma, lo è anche per la sostanza meschina.

Vanessa Marzullo  Vanessa Marzullo

 

«Se la sono andata a cercare», un celebre andreottismo che corrisponde perfettamente alla mentalità di molti (mezzo secolo di potere non è mai per caso), e che colpì con spregevole durezza anche il povero Baldoni, umanista e gentiluomo, barbaramente ucciso da una delle tante bande di odiatori che il collasso statuale del mondo arabo ha scatenato, uno che mise a repentaglio non altri che se stesso, eppure dovette sentirsi dare del pirla, in patria, da qualche culo comodo che niente sapeva della sua vita e della sua carità per il prossimo (valore religiosissimo, cristiano come islamico, eppure così poco praticato dagli uni e dagli altri).
 

Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo

L’esito, per Vanessa e Greta, sarà certamente fausto, non vogliamo né possiamo dire altro e immaginare altro, torneranno a casa e forse perfino qualcuno dei loro grevi e nevrastenici detrattori ne sarà felice. A loro come a noi tutti rimarranno il tempo, e la necessità, di riflettere un poco meglio, un poco più a fondo, sulla guerra tremenda che spacca il mondo attorno alla libertà delle ragazze di ogni età, dai dieci ai cento anni, che oggi possono riconoscersi nella luminosa, allegra, non maliziosa fotogenia delle due giovani italiane sparite in quelle fauci.

 

Vanessa Marzullo Vanessa Marzullo

A questo proposito circola sul web (che è prodigo, ovviamente, anche di ottime cose) una coppia di fotografie come suol dirsi emblematiche. Donne afgane nel 1950, donne afgane dei nostri giorni. La foto dei nostri giorni — un gregge di intabarrate anonime, senza volto e senza identità — pare antecedente di qualche secolo.

 

È a colori, ma il bianco e nero che la precede di più di mezzo secolo pare, al confronto, modernissimo. La storia non va sempre avanti, come abbiamo sperato quando eravamo giovani, va anche indietro. Dunque ci tocca spingerla, e per spingerla, tra le tante altre cose, dobbiamo pensare, e dire, e scrivere, “giù le mani dalle ragazze”, e non solo le cosiddette “nostre”.


2. FANATICI BUONISTI AVETE SULLA COSCIENZA GRETA E VANESSA

Selvaggia Lucarelli per “Libero Quotidiano

 

SELVAGGIA LUCARELLI SELVAGGIA LUCARELLI

D’accordo. Ha ragione Severgnini. Greta e Vanessa sono figlie dell’Italia buona. Di quell’Italia meno raccontata e più silenziosa, popolata da anime buone e ragazze di vent’anni che anziché trascorrere le vacanze a Mykonos e riempire la loro bacheca facebook di selfie in bikini, decidono di partire per l’Africa. L’India. La Palestina. O la Siria. E per aiutare chi soffre per la guerra o per la povertà, mica chi ha bevuto due bicchieri di troppo fuori da una discoteca di Ibiza.

 

SELVAGGIA LUCARELLI SELVAGGIA LUCARELLI

Ha ragione Severgnini quando dice che chi sui social liquida il rapimento delle due ragazze con argomenti da bar («Se la sono cercata!», «A Cesenatico non le rapivano!») è figlio dell’Italia crudele e pavida. Greta e Vanessa non erano in Siria per stupire gli amici con il loro viaggio non convenzionale.

 

I cretini sono altri. Sono quelli che vanno in Yemen e per portare a casa il ritratto con la grande moschea sullo sfondo o per giocare a fare gli impavidi de noantri, si fanno rapire e costringono il governo a trattare con bande di malavitosi. Sono quelli che sì, in Egitto c’è la guerra civile, ma anche l’offerta volo più hotel cinque stelle più pensione completa più gioco aperitivo a 900 euro, pazienza se poi ci deve venire a riprendere l’esercito.

 

Sono quelli che prenotano una settimana in Ucraina, poi finiscono sotto le bombe, devono tornare a casa e reclamano il rimborso perchè la Farnesina aveva sconsigliato di andare in Ucraina, sì, ma non è che avesse messo uno con la scimitarra al check in per Kiev. Greta e Valentina non erano turiste sceme. Erano in Siria per aiutare le vittime di un conflitto. Per portare cibo e medicine, per insegnare le tecniche di pronto soccorso.

Sandro Veronesi e Michele Serra Sandro Veronesi e Michele Serra

 

Sono figlie dell’Italia buona, certo. Ma anche dell’Italia approssimativa e superficiale. Il volontariato è cosa nobile. E lo è anche e soprattutto quando riguarda associazioni minori, lontane da riflettori, testimonial patinati e lanci di uffici stampa. Oltre ad essere cosa nobile però, il volontariato è spesso cosa rischiosa e se il volontariato fai da te va bene per certe zone del mondo, per altre, come la Siria, diventa una roulette russa che non serve a nessuno.

 

Due ragazze di vent’anni che entrano in una zona di guerra preda di disordini e violenze e in mano a jihadisti con numerosi precedenti di rapimenti di occidentali, passando il confine dalla Turchia attraverso i campi profughi, non sono più volontariato. Non sono coraggio. Sono follia.

 

Sandro Veronesi e Michele Serra Sandro Veronesi e Michele Serra

Un’associazione nata da poco tempo con progetti umanitari indipendenti e i cui fondatori sono due ragazze di vent’anni, non ha mezzi, strumenti, supporto ed esperienza per assumersi un rischio del genere. Rischiano anche i volontari supportati da associazioni umanitarie ben strutturate, che operano in condizioni di sicurezza massima, passando attraverso i confini siriani con un regolare visto, figuriamoci due ragazze giovanissime supportate, probabilmente, solo dallo slancio dei vent’anni e dall’amore per il prossimo, che a quell’età non conosce ancora prudenza e disincanto.

 

E allora, se a vent’anni, come dice Severgnini il limite tra l’incoscienza e il coraggio è labile, mi chiedo se il terzo socio fondatore di Horryaty, Roberto Andervill che di anni ne ha parecchi di più, non dovesse, a quelle ragazze, un po’ di quella prudenza che l’età dovrebbe regalare. Leggo le sue dichiarazioni e rimango perplessa. «Non saranno rilasciate dichiarazioni. Tutte le informazioni sul progetto potete leggerle sulla pagina facebook. Il progetto Horryaty proseguirà non appena le ragazze torneranno».

 

Sandro Veronesi e Michele Serra Sandro Veronesi e Michele Serra

Come se Greta e Vanessa fossero cadute dagli sci e si trattasse solo di far guarire un ginocchio per rimettercele sopra. Come se non fosse lecito fare delle domande e voler sapere qualcosa di più, visto che un Paese si è mobilitato per riportarle a casa. Poi c’è Silvia Moroni, il presidente della onlus «Rose di Damasco» che sostiene il progetto e sentiva spesso le ragazze via skype. Dice che le ragazze volevano prolungare la loro missione. Mi domando se dopo il rapimento di Quirico e di altri occidentali in quelle zone non abbia pensato di esporre quelle ragazze a un rischio troppo grosso per la loro età, per la loro esperienza e per quel luogo.

 

Selvaggia Lucarelli Selvaggia Lucarelli

Ci sono altre regioni del mondo in cui lo slancio e la generosità dei vent’anni può essere utile, senza che quei vent’anni corrano rischi troppo grossi e troppo annunciati. E allora mi spiace dire qualcosa di scomodo, ma non posso farne a meno. C’è, talvolta, una punta di esaltazione anche in chi fa del bene. C’è, talvolta, nei figli dell’Italia buona, quel fanatismo dal sapore vagamente boldriniano che fa dire «basta con gli alberghi a cinque stelle finché ci saranno i migranti» o «vado in Siria passando per la Turchia là dove le bande armate fanno quel che vogliono di locali e occidentali».

 

C’è un confine, è vero, tra il coraggio e l’incoscienza, come dice Severgnini. Ma c’è un confine anche tra il coraggio e il senso di onnipotenza. Ed è quello che spesso si oltrepassa quando si è troppo giovani o troppo candidamente idealisti per conoscere i propri limiti, figuriamoci quelli del mondo. Figuriamoci quelli di un Paese nel caos, come la Siria, in cui in molti hanno dimenticato anche l’altro confine, quello che la guerra, qualsiasi guerra, calpesta e cancella: il confine tra il bene e il male.

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