enrico vanzina

ENRICO VANZINA, SEI TUTTI NOI - ''WEINSTEIN? I MASCHI PREDATORI SONO OVUNQUE. NON SOLO IN AMERICA E NEL CINEMA. MA POI CI SONO ANCHE LE "CAMICETTE TRASPARENTI" CHE SI OFFRONO DI BUON GRADO – IL CINEMA ITALIANO? SI FANNO TROPPI FILM. E POI SEMPRE CON GLI STESSI ATTORI - NELLE SERIE TV L'IMMAGINE DI ROMA E NAPOLI E’ RIDOTTA A QUELLA DI "SUBURRE". SONO SOLO QUESTO?'' –  L’ELOGIO DI CONFALONIERI - VIDEO

 

 

Antonello Piroso per la Verità

 

ENRICO VANZINA

Più o meno, 100. Tanti sono i titoli della filmografia che Wikipedia attribuisce a Enrico Vanzina, classe di ferro 1949 - sceneggiatore, produttore, giornalista, romanziere - fratello del regista Carlo e figlio del mitico Steno, nome d' arte di Stefano Vanzina, nato nel gennaio di 100 anni fa, e venuto a mancare nel 1988.

 

Togliamoci subito il dente. So che c' è una definizione che le dà fastidio, l' ha bollata come «ignobile», cui però spesso il suo nome e quello di suo fratello è associato pigramente, perfino da miei colleghi avveduti e che si dichiarano suoi estimatori: «cinepanettone».

 

federica e enrico vanzina

«Avverbio impeccabile: pigramente. Anche se non hai film in uscita, come si dice, "sotto l' albero". Anche se hai fatto il primo Vacanze di Natale, e non hai alcuna responsabilità per i bis e i ter che poi sono seguiti.

 

Anche se la tua ultima realizzazione per quelle festività è dell' anno scorso, un video autoprodotto con lo smartphone, e diventato, come si dice, subito "virale", in cui mostro la caricatura di una famiglia contemporanea i cui componenti non si parlano più perché hanno la faccia appiccicata allo schermo del telefonino, ecco: nonostante tutto ciò, quell' etichetta si tramanda così».

 

steno con i figli carlo ed enrico vanzina

Avverte un pregiudizio come quello denunciato da Sergio Castellitto: «Facciamo (lui e la moglie Margaret Mazzantini, ndr) un cinema popolare ma di qualità», circostanza che non sarebbe loro perdonata da un certo clan del cinema?

enrico vanzina

«Ho letto. Mi limito a constatare, parlando per me e mio fratello, che noi dalla nostra abbiamo anche i grandi incassi, che hanno accompagnato il racconto di un' Italia che c' era e che noi fotografavamo per quello che era, senza intenti moralistici ma anche senza sconti. Rappresentare non significa condividere o essere complici. La commedia è in fondo una cosa seria perché descrive il carattere degli italiani, e gli italiani come caratteri e maschere. E penso a pellicole quali Eccezzziunale...veramente, Sapore di mare, Via Montenapoleone, Sotto il vestito niente, I miei primi quarant' anni, Yuppies, Le finte bionde. Per cui adesso mi ritrovo a essere citato o intervistato come autore cult».

 

Be', meglio cult che paracult, per dirla alla romana. Qual è lo stato di salute del cinema italiano?

carlo vanzina luca cordero di montezemolo

«Non buono, e per una serie di motivi. Si fanno troppi film, quanti? diciamo 150 all' anno?, di cui quelli buoni sono forse il 20%. Ma che incassano poco. Perché? Perché spesso sono troppo uguali gli uni agli altri, si assomigliano anche perché gli attori sono sempre quelli, e vengono rimescolati come nel gioco delle tre carte. Con tutto il rispetto, Alberto Sordi, pensatelo in Un americano a Roma di papà, interpretava un ruolo ma era sempre lui, gli attori contemporanei sono sempre loro, senza interpretare un ruolo. Risultato? I grandi, Massimo Troisi, Roberto Benigni, Francesco Nuti, Carlo Verdone, si sono messi a farsi i film da soli, e noi ci siamo votati ai film corali per carenza di interpreti incisivi. Con le dovute eccezioni, penso per esempio al Toni Servillo de La grande bellezza».

 

Quindi è un problema di persone?

enrico vanzina il suo cinepanettone casalingo 2

«Ma anche di strutture. Spesso in molte città i cosiddetti cinema in centro sono scomparsi, sostituti dalle multisala posizionate in periferia. Aggiungi la pirateria, che ancora esiste. E mettici le serie televisive, che hanno riempito i palinsesti, con puntate che non vengono viste quando sono trasmesse, ma registrate per essere viste tutte insieme in forma bulimica. Le quali serie tv, parlo di quelle made in Italy, rimandano a un altro tipo di deriva».

 

Quale?

«Ma è possibile che dopo Romanzo criminale e Gomorra - entrambi in origine libri da cui poi è stato tratto un film, che ha "figliato" la serie -, l' immagine di due metropoli come Roma e Napoli sia quasi sempre quella di "suburre", è proprio il caso di dirlo, cioè periferie degradate, malavita, droga, prostituzione, e una gioventù disperata e disperante? Ma queste due città sono solo questo?

 

enrico e carlo vanzina con roberto d agostino

Mi dirai che anche Pier Paolo Pasolini ha scritto di borgate, ha ambientato lì alcuni suoi film, ma vuoi mettere la poesia, il trattamento del linguaggio? Qui invece siamo agli sms e alle frasi sincopate dei social - in cui vedo peraltro rispecchiarsi un rimbambimento generale, non solo generazionale - e all' ideologia delle curve degli stadi, in un viaggio senza ritorno al termine della notte, parafrasando Louis-Ferdinand Cèline".

 

A proposito di crimini e misfatti: commenti sul caso Harvey Weinstein?

enrico vanzina

«Comportamenti ossessivo-compulsivi inqualificabili e ingiustificabili, patologie gravi come quelle di Dominique Strauss-Kahn. Ma niente ipocrisie: i Weinstein stanno ovunque, non solo in America, e non solo nel cinema, ma anche in tv e nei giornali. Ci sono i maschi predatori, e ci sono le "camicette trasparenti" che si offrono volontariamente e di buon grado».

 

Parliamo di amore puro: il suo per la Roma.

steno con i figli carlo ed enrico vanzina

«Da tifoso, è ovvio, la speranza recondita è che a fine campionato in testa alla classifica ci sia la squadra del cuore, che non è solo un modo di dire ma passione autentica, io la Roma la seguo in trasferta anche all' estero. Però voglio anche confessare che, da cultore del calcio, non disconosco il bel gioco quando lo vedo praticato. Quindi arrivo a dire che se a gennaio Aurelio De Laurentiis, come presidente della squadra partenopea, acquistasse un centravanti, il Napoli avrebbe una configurazione ancora più convincente, e potrebbe vincere il titolo. Cosa che a me farebbe piacere».

 

Vogliamo infilarci nella disamina della stretta attualità politica?

«Dobbiamo?».

 

verdone, cecchi gori, carlo e enrico vanzina foto andrea arriga

Ricordo di aver letto una volta un ritratto di suo fratello Carlo, fatto da Barbara Palombelli per il libro Registi d' Italia, in cui lui su Silvio Berlusconi diceva: «L' ho votato nel 1994, ho votato proprio lui non la sua coalizione, ma oggi non lo rifarei più. Il primo a essere sfiduciato è proprio lui. Come uomo e imprenditore continuo ad ammirarlo, è geniale. Ma la politica non è il suo mestiere». Sono parole del 2006, e il centrodestra stava arrivando alle elezioni poi vinte da Romano Prodi dopo 5 anni di governo travagliato. Sono passati 11 anni, e il Cavaliere è sempre lì.

«Lo scadimento generale della politica fa sì che negli ultimi mesi, ogni volta che parla Berlusconi, un signore di più di 80 anni che nella vita ha fatto quello che ha fatto, nel bene e nel male, mi sembra quasi di stare a sentire uno statista.

 

Se vuoi è anche una riflessione malinconica, la mia, perché significa che il "nuovismo" non ha prodotto quel ricambio generazionale che era anche auspicabile, ma che alla prova dei fatti non si è mostrato all' altezza dei problemi e delle aspettative. Un po' tutti dei dilettanti allo sbaraglio».

interviste per i vanzina foto andrea arriga

 

Quindi meglio l' usato, o l' abusato, sicuro?

«Be', si è posizionato sullo scacchiere in modo che quello che dice ti suona sensato, solido, rassicurante. Berlusconi ha sempre mostrato la capacità di entrare in sintonia con gli umori più profondi di un certo elettorato, che magari una volta votava pure dall' altra parte, e che la sinistra storica, quella della cappa conformista del cattocomunismo, ha smesso di rappresentare persa com' è tra personalismi e movimentismi di ritorno. Lui invece si è presentato e ha detto: sono laico, mi piace guadagnare e ho una passione per la...».

Non mi userà la sineddoche che sta a indicare la parte femminile per il tutto...

«No. Infatti stavo per dire: per la donna come categoria dello spirito. Insomma, di certo non il ritratto di un democristiano».

HARVEY WEINSTEIN

Anche perché quel versante è stato sempre coperto egregiamente da Gianni Letta.

«Senza dimenticare Fedele Confalonieri, che è un genere di uomo che mi piace moltissimo, perché usa l' arma della ragionevolezza e della moderazione non melliflua, ha una solida cultura e non solo manageriale, suona il pianoforte diplomandosi al Conservatorio a 70 anni. Insomma, una persona seria: ci fosse un giovane Confalonieri lo voterei subito».

 

Chiudiamo parlando di suo padre, nato cent' anni fa e celebrato alla Galleria Nazionale di Roma con una bella mostra, «Steno, l' arte di far ridere». Nel suo libro Una famiglia italiana lei ha scritto: «La sua presenza, affettiva e umana, era il centro della nostra esistenza».

SUBURRA IL CAST

«Papà faceva il regista senza tirarsela, frequentava la gente di cinema, ma perché erano amici, non per il compiacimento di appartenere a un' élite privilegiata. Era un antifascista liberale, quindi osteggiato dai cattolici integralisti e dai massimalisti di sinistra.

 

Quando morì il suo grande amico Leo Longanesi, quell' omino piccolo, immensamente colto che si era autoribattezzato "un carciofino sott' odio", si chiuse in camera da solo, al buio. A piangere tutto il pomeriggio. Papà aveva anche dato il primo lavoro a Federico Fellini nella rivista satirica Marc' Aurelio, e come Totò, che con mio padre aveva girato 14 film, è stato rivalutato dopo morto. Il tempo è galantuomo, amava ripetere. E in fondo per entrambi è stato così».

carlo verdone con enrico vanzina foto andrea arrigaenrico vanzinaenrico vanzinaVANZINA DE SICA PROIETTIsuburra la serie 9suburra la serie 7

 

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