gaetano pesce

IL PESCE SPUGNA! GAETANO PESCE,“IL PIU’ SCHIUMOSO DEI DESIGNER ITALIANI" - "IL SUO PROFESSORE CARLO SCARPA LO CHIAMAVA 'L’UOMO DI SCHIUMA' PERCHÉ FU IL PRIMO A USARE QUESTO MATERIALE MUTEVOLE. PARE CHE L’ISPIRAZIONE GLI FOSSE ARRIVATA SOTTO LA DOCCIA, LAVANDOSI CON UNA SPUGNA – DAL POLIURETANO NASCE IL SUO PRODOTTO PIÙ CELEBRE, LA POLTRONA “UP” CREATA NEL ’69 – LA LEGGENDARIA MOSTRA DEL MOMA DI NEW YORK DEL 1972 E LA DEFINIZIONE DEL COMPIANTO GERMANO CELANT...

Michele Masneri per il Foglio - Estratti

 

GAETANO PESCE 55

Era il più schiumoso dei designer italiani. Gaetano Pesce, mancato ieri, era nato sul Tirreno a La Spezia nel 1939, e si era formato sull’Adriatico a Venezia, dove aveva frequentato il glorioso Iuav. A Padova, città d’acqua dolce, aveva poi aderito al Gruppo N, neoavanguardia astrattista dei primi anni ’60.

 

Nel 1965 manifestava già quell’interesse pratico-poetico per materiali poco ortodossi che l’avrebbe poi distinto: pubblica il Manifesto per un’architettura elastica , indice del suo poi proverbiale sguardo amoroso verso plastica, gomma, resine, soprattutto poliuretano.

 

Il suo professore Carlo Scarpa lo chiamava appunto “l’uomo di schiuma” perché fu il primo a usare questo materiale mutevole, prima morbido e poi duro. Pare che l’ispirazione gli fosse arrivata sotto la doccia, lavandosi appunto con una spugna. Di lì a passare alla produzione il passo fu breve: il poliuretano lo affascinava per la sua duttilità, e forse per la poesia, fatto com’è all’80 per cento di aria. Da lì nasce il suo prodotto più celebre, la poltrona “Up” creata nel ’69, quella con la “palla al piede”, il pouf cioè collegato al corpo centrale, con un filo, forse manifesto politico innovativo a denuncia d’una donna ancora asservita nonostante gli anni Sessanta quasi conclusi.

 

GAETANO PESCE

(...)

 

La sperimentazione su materiali e forme lo accomunava ai radicali fiorentini Archizoom, Superstudio, Gruppo 9999 ecc., che dall’interesse verso l’arte avevano deviato presto verso il design, in un detour hippie più californiano che lombardo (foto e happening in mezzo alle campagne, studi e prototipi per vestiti unisex, uomini in gonna che avrebbero fatto inorridire il general Vannacci).

 

Un dirazzare dal maschio funzionalismo milanese – oggi diremmo patriarcato – dei vari Magistretti, Castiglioni, Zanuso, quasi tutti maschi, a parte la Cini e la Gae, tutti compatti coi loro metalli e cementi. No, Pesce invece si dedica a materiali soft (o duri ma traslucidi e, orrore, colorati), e forse per questo a Milano rimarrà sempre una specie di prestigioso alieno. Sguazza, s’è detto, tra quei ribelli fricchettoni basati a Firenze, dove del resto era nato il made in Italy, e c’era appunto la Dolce vita dei radical designer, anche per le classiche contaminazioni jamesiane tra gentildonne Wasp e gli indigeni artistici (tradizione rinnovata con gli architetti che frequentavano simpatiche americane disinibite, in cima alle colline causa alluvione).

 

GAETANO PESCE MOMA 1972

Coi “radicali” partecipa alla leggendaria mostra del MoMA di New York del 1972, Italy. The New Domestic Landscape , che è l’equivalente per il design della copertina di Time con Armani di dieci anni dopo per la moda. Comincia a fare la spola con gli Usa, e non se ne va più. Collabora con Cesare Cassina e Alessandro Mendini, fa sedie e poltrone soprattutto, spesso ispirate alla vita metropolitana come il divano “Tramonto a New York” (1980), ma anche “I Feltri” (1987), seduta che avvolge come un cappotto. “Nelle grandi città si vive sempre tutti insieme, confusi nella folla, e quindi si ha bisogno di isolarsi”, ebbe a dire.

 

Altro che borghi: nel 1983 si trasferisce definitivamente, nella Grande Mela. Dove diventa poi “Italian design legend”, quel genere di italiano globale alla Francesco Clemente.

 

GAETANO PESCE 44

In Italia i suoi pezzi sono più facili da trovare a Roma in case estroverse ed eclettiche come il “Muggheneim” del suo amico Giampiero Mughini, che non a Milano tra la cementite e le luci fredde. Il compianto Germano Celant lo aveva ritratto così: “I suoi materiali morbidi, colorati e flessibili arrivano a coagularsi per creare una storia infinita”. Milano lo doveva omaggiare al Salone imminente, ma non c’è stato tempo; l’anno scorso comunque Pesce già aveva troneggiato, alla Design Week, realizzando installazioni per un brand però di moda, Bottega Veneta. Ancora una volta, forse per nemesi o solo per caso, quella consorella del design industriale lo aveva pescato per prima.

 

GAETANO PESCE SERIE UPgaetano pescegaetano pescegaetano pesceVASO GAETANO PESCEGAETANO PESCE 2 up5 poltrona di gaetano pescecabinet bon to love you gaetano pescel'uomo rinato di gaetano pescecrosby child chair di gaetano pesceGAETANO PESCE 1GAETANO PESCE MOSTRA ALTRA BELLEZZA MILANOGAETANO PESCE 4GAETANO PESCE 3GAETANO PESCE 2le opere di gaetano pesce (4)gaetano pesce roberto d agostinole opere di gaetano pesce (3)gaetano pescele opere di gaetano pesce (11)michele masnerigaetano pesce

 

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”