BERSANI E BERLUSCONI MARCIANO DIVISI PER COLPIRE INSIEME LA NUOVA ANOMALIA ITALIANA, RIGOR MONTIS – IN ATTESA DI CONOSCERE LA DECISIONE DI MONTI, BERSANI BALBETTA: ‘’NON CREDO CHE FACCIANO BENE ALL'ITALIA FORMAZIONI POLITICHE CREATE INTORNO ALLE PERSONE’’ -– SILVIO INVECE GIÙ DURO: “SE SI CANDIDA DIVENTA UN PICCOLO PROTAGONISTA - I MODERATI DIVISI RISPECCHIANO SOLO GLI INTERESSI DEI LORO PICCOLISSIMI LEADER E FANNO VINCERE LA SINISTRA”…

Massimo Franco per il "Corriere della Sera"

Lentamente, col passare delle ore, i partiti maggiori che hanno sostenuto Mario Monti cominciano a trattarlo da potenziale avversario. Il presidente del Consiglio non ha ancora pronunciato la parola definitiva su una propria candidatura di fatto a palazzo Chigi: segno non tanto di tatticismo, ma di un'incertezza vera nel valutare i pro e i contro di una mossa destinata a cambiare il suo profilo istituzionale e la sua traiettoria personale; e anche della difficoltà di presentare la sua opzione senza essere accusato di non garantire tutti stando a palazzo Chigi durante la campagna elettorale.

La cerchia dei collaboratori più stretti assicura che non ha ancora deciso; e non esclude neppure che alla fine possa riservare qualche sorpresa. Il Pd mostra di sperarci. Il segretario Pier Luigi Bersani per ora si limita a dire: aspetto di sapere. Ma nell'attesa comincia a mettere in fila perplessità e sorpresa, tipiche di chi sospetta un epilogo diverso da quello desiderato: anche perché Monti sarebbe il concorrente di Monti alla guida del governo postelettorale. «Sono curioso», ammette, guardingo, «di sapere quale sarà la conclusione della sua riflessione».

La critica rimane contenuta, quasi repressa. Eppure appare pronta a decollare se nascerà una federazione centrista nel nome di Monti. «Noi siamo stati lealissimi con il governo. Sinceramente non avremmo immaginato che fosse una contesa». Bersani anticipa obiezioni che non sono solo di metodo ma di principio. Non gli piace l'idea di una lista tutta giocata su di lui.

«Non credo che facciano bene all'Italia formazioni politiche create intorno alle persone», avverte. È la bocciatura dei partiti personali, che il segretario del Pd ha sempre guardato come il prodotto più genuino e deteriore della Seconda Repubblica: quello di Silvio Berlusconi, imitato dall'Idv di Antonio Di Pietro; per arrivare forse anche ad alcune varianti di sinistra e all'Udc: anche se Bersani si guarda bene dal fare nomi. L'attacco preventivo è all'inquilino di palazzo Chigi: l'ultima deterrenza verso un progetto del quale Bersani aspetta solo l'annuncio formale.

Il fatto che si dica pronto ad affrontare in tv sia Monti che Berlusconi suona come una conferma. Per il premier si preparerebbe dunque una doppia pressione: da sinistra, di un Pd che ieri gli ha rimproverato di essere andato con l'amministratore della Fiat, Sergio Marchionne, ad «un evento costruito sulla divisione invece che sulla coesione dei lavoratori», nello stabilimento di Melfi. E un centrodestra che, se si salda di nuovo l'alleanza Pdl-Lega, lo martellerà contro il rigore in salsa europea.

2. SFIDA A DUELLO BERSANI CHE ACCETTA: "PRONTO AI FACCIA A FACCIA, ANCHE PIU' DI UNO"
Lorenzo Fuccaro per il "Corriere della Sera"

«Rimarrei sorpreso se ci fosse una partecipazione alla campagna elettorale di Mario Monti. Sarei questa volta d'accordo con D'Alema. Non sarebbe nell'interesse di Monti diventare un piccolo protagonista, da deus ex machina quale si era presentato». Silvio Berlusconi alza il livello della polemica parlando a Radioanch'io su Radio Uno. E il bersaglio diventa il Professore e il suo tentativo di costruire uno schieramento centrista, probabilmente perché in quello stesso bacino elettorale cerca di recuperare i consensi perduti. E così il Cavaliere, nella sua quinta esternazione consecutiva, attacca proprio quel progetto.

«Se i centristi di Montezemolo e Casini entreranno insieme a noi nel centrodestra saranno i benvenuti», immagina l'ex premier sapendo che si tratta di un'ipotesi irrealizzabile visto le accuse lanciate dal leader dell'Udc. E subito dopo si corregge «osservando che altrimenti la loro unica finalità nascosta sarà quella di fare vincere la sinistra. È chiaro che in campagna elettorale dovremo distinguerci da loro».

Come? «La politica dell'austerità - argomenta - porta alla recessione e alla depressione. Bisogna cambiare completamente la politica economica. Se si va avanti di questo passo l'Italia e altri Paesi saranno costretti a uscire dall'euro perché altrimenti si voterebbero al fallimento e al default». E qui inserisce un dubbio: «Forse, sbagliando, abbiamo ritenuto che, per la situazione dell'Italia, fosse grave provocare una caduta del governo dei tecnici».

Berlusconi invita di nuovo al voto utile. «Il grande centro - osserva - è un alleato occulto della sinistra, non potrà mai avere i voti per governare, tanto vale per un elettore votare la sinistra». Ne consegue, rimarca, che «con i moderati divisi, questi partitini si offriranno alla sinistra per potere partecipare al pranzo». Insiste ancora: «Questi partiti del centro, corteggiando Monti, dimostrano sempre di più come si assottiglia la loro consistenza. Quindi invito gli elettori a non disperdere il loro voto su di loro che rispecchiano solo gli interessi dei loro piccolissimi leader e fanno vincere la sinistra».

Il senso del suo attivismo lo spiega con la necessità «non di conquistare nuovi consensi, ma di riuscire a parlare con gli elettori che ci diedero il 40% nel 2008. Se mi sentiranno, penso non abbiano difficoltà a darmi fiducia». E in serata rinnova l'appello a molti dei suoi ex ministri riuniti a cena a casa di Gianfranco Rotondi.

Durante la trasmissione di Radioanch'io, l'ex premier si rivolge anche alle gerarchie cattoliche invocandone il sostegno: «Auspico si ricordino che cosa abbiamo fatto per la Chiesa negli anni del mio governo e tengano presente che cosa farebbe la sinistra se andasse al governo».

Gli viene chiesto poi se non si ritenga in conflitto di interessi, invadendo le tv private e pubbliche, tema sul quale giungerà poi, sollecitata dal centrosinistra, una nota dell'Agcom che fissa i criteri di «imparzialità, pluralità ed equilibrio» delle trasmissioni benché non sia ancora in vigore il regime della par condicio. Il succo del suo ragionamento è il seguente: sono stato assente dalla tv per tanto tempo e la sinistra ne ha approfittato con la scusa delle primarie occupando i media. Insomma, sottolinea, «se la sinistra strilla vuole dire che hanno paura. Negli ultimi giorni abbiamo guadagnato tre punti nei sondaggi».

E poi attacca Pier Luigi Bersani, dicendosi però «pronto a un faccia a faccia con lui o con Monti, anche più d'uno, se fatto con le regole giuste». Bersani, a sua volta, raccoglie la sfida di un «confronto con entrambi». Ma per Berlusconi le critiche del leader pd «sono un disco rotto».

Nessuna delle mie televisioni, obietta al riguardo, «va contro la sinistra, mentre alla Rai c'è un canale a favore della sinistra e La7, dalla mattina alla sera, fa trasmissioni contro di noi». Immediata la replica di Mentana: «Se possedessi tre reti e fossi socio di altre tre, non me la prenderei con la settima». Anche Michele Santoro reagisce al Cavaliere: «Non mi sono piaciute le critiche a La7, ma venga da noi. Non sarà la fine del mondo». L'anchorman di Servizio pubblico è in trattativa con lo staff di Berlusconi per ospitarlo in trasmissione ai primi di gennaio.

 

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