ARRIVA LA “POSTA DEL CUORE” DEL GRANDE BERGOGLIO: TU GLI SCRIVI, LUI TI CHIAMA A CASA (E VUOLE CHE GLI DAI DEL ‘TU’)

Andrea Pasqualetto per il "Corriere della Sera"

Squilla il telefono fisso di casa Cabizza, Angela alza la cornetta e dal filo esce una voce maschile, matura e allegra: «Buongiorno, c'è Stefano Cabizza per favore?». Papa Francesco non si era presentato e se l'avesse fatto forse Angela l'avrebbe liquidato con un «sì, e io sono la regina Elisabetta».

Domenica scorsa Stefano comunque non era in casa a quell'ora, intorno alle 12.30. «Quando lo trovo?», ha chiesto il Pontefice. «Dopo le 17». E alle 17, puntuale come agli appuntamenti che contano, risuona il telefono di questa casetta di Camin, fra i capannoni industriali della prima periferia di Padova. «Sei Stefano Cabizza?... Ciao, sono papa Francesco, ho letto la tua lettera...».

Così, come un vecchio amico, semplice, normale, diretto. Ne sono seguiti otto minuti di conversazione fra il Santo Padre e questo diciannovenne studente di Ingegneria che divide il suo tempo fra i manuali universitari, l'impegno sociale e il campo di calcio, tutte cose che al Papa non dispiacciono.

«Gli otto minuti più emozionanti della mia vita, una cosa grandissima, non volevo crederci, volevo dargli del lei e lui mi ha detto che era meglio il tu, mi ha ricordato che anche gli Apostoli e Gesù si davano del tu... », racconta il giovane padovano che è riuscito a chiacchierare con papa Bergoglio grazie a una lettera da lui stesso consegnata nelle mani di un porporato il giorno di Ferragosto, alla fine della messa di Castel Gandolfo.

«Ero lì con la mia famiglia, siamo partiti in macchina il giorno prima da Padova perché volevamo vederlo da vicino. Era la prima volta, ci siamo seduti in prima fila... La lettera l'avevo scritta prima di partire, ma senza crederci molto. Alla fine della celebrazione l'abbiamo consegnata a mano a uno dei cardinali che avevano distribuito la comunione. A questo punto vorrei sapere chi era per poterlo ringraziare infinitamente».

Cosa aveva scritto Stefano da indurre Bergoglio a chiamarlo dopo appena tre giorni? «I contenuti preferisco tenerli per me». In ogni caso pare che dietro non ci sia alcuna tragedia. Stefano è persona riservata e non avrebbe mai voluto che la notizia fosse diffusa. «Posso dire che all'inizio abbiamo anche scherzato sulla prima telefonata, quando ha risposto mia sorella e io avevo pensato che fosse un dirigente della squadra di calcio.

Mi ha chiesto se studio, se vado a messa, mi ha chiesto di pregare molto Santo Stefano e per lui stesso e mi ha dato la benedizione». Il giovane non vuole aggiungere altro: «Dico solo che mi è successa una cosa straordinaria». A ricordare cos'è andata dopo l'emozionante telefonata è la nonna, la devota signora Leda: «Ha chiamato subito me urlando "nonnaaa! Ho parlato col Papa, ho parlato col Papa, non ci credi vero?...».

E la sera stessa è andato alla messa nella chiesa del Santissimo Salvatore, dove a celebrare c'era don Everaldo, un sacerdote brasiliano che sostituiva il parroco: «È venuto in canonica con un sorriso largo così: devo dirti una cosa incredibile...». Il sacerdote ha chiamato immediatamente il parroco, don Ezio, che conosce Stefano da quando faceva il chierichetto: «Ho una notizia strabiliante da darti...».

Insomma, da Camin non era mai passato un Papa, neppure via cavo e dunque l'evento è stato eccezionale da tutti i punti di vista. Ma non per il Papa venuto dalla fine del mondo che con i suoi semplici gesti sta infrangendo protocolli secolari. Dopo l'elezione al soglio pontificio, senza passare da alcuna segreteria vaticana, aveva per esempio telefonato al suo edicolante di Buenos Aires dal quale prima riceveva la copia quotidiana del Clarin: «Hola Daniel, soy el cardenal Jorge, yo no necesito los periódicos, gracias por todo».

Non aveva più bisogno della copia del giornale e lo ringraziava di tutto. Stessa graditissima sorpresa per Mery Alfonso, la libraia colombiana che conosceva bene e che si era trasferita in Italia dopo la laurea: «Signora Mery, come sta?». «Santità!». «Come hai fatto a riconoscermi?».

Nemmeno Carlos Samaria credeva alle sue orecchie, quando Bergoglio, in nome della Chiesa di «prossimità» che cerca ovunque, trovò il tempo di informarlo che purtroppo non poteva più ordinargli le scarpe rosse.
Fino a Stefano, studente universitario di Camin, figlio di un tipografo e di un infermiera, che non smette di sorridere: «È stata l'emozione più grande della mia vita».

2 - CRUCIANI: IO AVREI PENSATO A UNO SCHERZO
An. Ri.per il "Corriere della Sera"

«Se qualcuno si presentasse al telefono come il Papa penserei subito a uno scherzo». Giuseppe Cruciani, conduttore della trasmissione La Zanzara, su Radio 24, e autore di celebri burle, ammette di poter restare spiazzato da un'eventuale chiamata del Pontefice. «Ma mi faccia dire pure che questa abitudine del Papa di contattare persone comuni potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio».

In che senso, scusi?
«Adesso saranno in tanti a scrivere lettere come ha fatto lo studente di Padova. Ma il Pontefice non potrà certo richiamare tutti».

Non starà mica pensando di tentare di provare a fare uno dei suoi scherzi a papa Francesco?
«Non credo sia una cosa fattibile. La Chiesa ha una struttura impermeabile».

Ma se il Pontefice dovesse davvero chiamarla, cosa gli direbbe?
«Non saprei. E, tra le altre cose, non vedo il motivo per cui dovrebbe cercarmi».

 

 

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