AF-FITTE DI DOLORE - MAZZATA SUI PROPRIETARI DI CASA: I COMUNI HANNO AUMENTATO AL MASSIMO L’IMU SUGLI IMMOBILI AFFITTTATI - IL RISULTATO? “CHI PUÒ VENDE. O ALZA L'AFFITTO, COSÌ DA LIBERARSI DELL'INQUILINO E AVERE LA CASA VUOTA DA METTERE SUL MERCATO. PREPARIAMOCI A UN AUMENTO DEGLI SFRATTI” - PARADOSSO: I COMUNI DOVRANNO SPENDERE PER ALLOGGIARE CHI RESTA SENZA CASA PIÙ DI QUANTO AVRANNO INCASSATO DALL'IMU...

Laura Verlicchi per "il Giornale"

Aumenti fino al 207%, rispetto alla vecchia Ici, per i contratti liberi e addirittura fino al 2000% per quelli calmierati secondo Confedilizia: è la mazzata che sta per colpire i proprietari di case in affitto, alle prese con la seconda rata dell'Imu.

Come si spiegano queste cifre iperboliche, presidente Sforza Fogliani?
«Semplice: i Comuni avevano la facoltà di aumentare l'aliquota fino al 31 ottobre, rispetto a quella base del 7,6 per mille, e molti l'hanno fatto. Così, 13 su 20 hanno applicato l'aliquota massima, cioè il 10,6 per mille. Ma se questi aumenti si possano considerare legittimi, è tutto da vedere».

In che senso?
«La legge in realtà prevede la possibilità di ridurre l'aliquota per determinate tipologie di immobili, come quelli affittati, ma non di aumentarla. E lo affermo basandomi su una pubblicazione dell'Ifel, l'Istituto per la finanza e l'economia locale, che è diretta espressione dell'Anci, ovvero l'associazione dei Comuni, i tassatori, tanto per capirci. Cito testualmente: "Deve considerarsi incoerente qualsiasi ipotesi di penalizzazione degli immobili di cui la legge prevede espressamente soltanto facoltà di riduzione: è il caso degli immobili dati in affitto che dovrebbero mantenersi su un livello almeno non superiore all'aliquota ordinaria dettata dal Comune"».

Impugnerete gli aumenti?
«I ricorsi potranno essere fatti a livello locale. Tanto più che c'è un altra incongruenza: secondo il principio base dell'Ici, che dovrebbe valere anche per l'Imu, le aliquote devono essere giustificate dal bilancio del Comune. Ma se a giugno il bilancio consentiva le aliquote più basse, non possono essere modificate ora, o almeno bisogna spiegare i motivi».

I Comuni hanno sempre bisogno di soldi, si sa: ma perché questa stangata su chi affitta a canoni concordati, cioè quelli dedicati ai meno abbienti, stabiliti in accordo con le associazioni degli inquilini?
«Infatti, molti Comuni in passato avevano stabilito aliquote Ici minime, o addirittura azzerate, proprio per favorire questo tipo di contratti. Oggi invece siamo davanti ad aumenti stellari: a Venezia siamo passati dallo 0,5 al 7,6 per mille. Già cambiare la fiscalità in corso d'opera è un delitto, in più questi proprietari si sono impegnati a non aumentare l'affitto per 5 anni: come possono reggere?».

D'altra parte, molti inquilini non potrebbero pagare di più.
«Verissimo, tanto che molti proprietari preferiranno tenersi un inquilino che paga, anche poco, piuttosto che non incassare niente. La verità è che ormai le case sono considerate un cappio al collo: e chi può vende, anche perché magari s'è già mangiato i risparmi per pagare le tasse. E magari deciderà di alzare l'affitto, così si libererà dell'inquilino e avrà la casa vuota da mettere sul mercato. Prepariamoci a un aumento degli sfratti, quindi».

Uno scenario preoccupante dal punto di vista sociale.
«E un boomerang per i Comuni, che si troveranno a spendere per alloggiare chi resta senza casa più di quanto avranno incassato dall'Imu. E attenzione che pende ancora una spada di Damocle: lo Stato si è riservato la possibilità di modificare le aliquote fino al 10 dicembre, cioè una settimana prima della scadenza dei pagamenti. Altro che principi di Adam Smith sull'equa tassazione, qui si trattano i cittadini come sudditi. Chiediamo che almeno lo Stato rinunci ufficialmente alla possibilità di aumento, visto che non c'è da sperare in una riduzione. Meglio ancora, che si ritorni alla versione originale dell'Imu, quella federalista, che favoriva l'affitto con l'aliquota al 3,8 per mille».

 

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