AHO’, MA QUANTO MAGNANO ‘STI PARTITI? OGNI ANNO COSTANO AI CITTADINI 271 MLN € E I TAGLI DEL 30% PROMESSI SONO SCESI AL 3% - SENZA CONTARE RIMBORSI, BENEFIT E SCONTI COL FISCO - TANTO GLI ITALIANI HANNO MEMORIA CORTA: NEL REFERENDUM DEL 1993 AVEVANO VOTATO CON IL 90,3% CONTRO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO. MA È BASTATO CAMBIARE IL NOME (“RIMBORSI ELETTORALI”) E I SOLDI SONO RIMASTI ANZI, SONO AUMENTATI - DAL 1976 AL 2006 GLI ITALIANI HANNO SBORSATO AI PARTITI OLTRE 3 MILIARDI....

Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"

E=mc al quadrato. Per una formuletta di tre lettere Einstein ha guadagnato il Nobel. Chissà che premio conquisterebbe uno scienziato capace di calcolare i rimborsi elettorali dei partiti italiani. Alla faccia della trasparenza. Ma quanto paghiamo ogni anno ai partiti? Nel 2011 circa 180 milioni (172 milioni per Camera, Senato, Europee e regionali cui vanno aggiunti amministrazioni a statuto speciale e referendum). Contando le voci accessorie si tocca quota 217,5 milioni (senza contare esenzioni fiscali e sanatorie che vedremo).

Un calcolo improbo. Primo, i finanziamenti sono divisi in cinque fondi, uno per ogni elezione (Camera, Senato, Europee, Regionali e referendum). Secondo, la somma va divisa per anni e per consultazioni elettorali. Per dire, nel 2010 i partiti hanno preso i rimborsi per le politiche del 2006. Ma nel frattempo si erano svolte anche quelle del 2008. Gli uffici della Camera spiegano: "In alcuni anni i rimborsi si sommano".

PER NON PARLAR DI MAZZETTE
E la riduzione promessa del 30%? Quasi nulla: nel 2008 i rimborsi, sommando Camera e Senato (+10% rispetto al 2011), Europee (+2%) e regionali (-15%) arrivano a 177 milioni. I tagli sarebbero del 3%. Ma in quell'anno si sovrapposero i rimborsi di due elezioni politiche, aggiungendo altri 37 milioni, per un totale di oltre 250. La politica è vorace. Qualche maligno, vedendo quanto entra nelle casse dei partiti dalle mazzette, sostiene che potrebbe bastare (ogni anno la corruzione ci costa 60 miliardi, quanto gli interessi sul debito). Ma oltre ai finanziamenti illeciti ci sono quelli legali.

Qui forse i partiti contano sulla memoria corta degli italiani che nel referendum del 1993 avevano votato con il 90,3% contro il finanziamento pubblico. Ma è bastato cambiare il nome e i soldi sono rimasti. Anzi, sono aumentati a dismisura. Oggi si chiamano "rimborsi elettorali". I risultati sono paradossali, anche senza contare casi come quello ricordato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella del partito che alle Europee del 2004 spese 16.435 euro e ne ricavò un rimborso di 3 milioni. Dal 1998 al 2008 i "rimborsi" ai partiti sono aumentati del 1110%.

Dal 1976 al 2006 gli italiani hanno sborsato ai partiti oltre 3 miliardi. Meglio non fare confronti: ogni francese paga 1,25 euro l'anno, gli spagnoli arrivano a 2,58, mentre noi italiani sfioriamo quota 3,62 (contando i contributi ai giornali). Per carità di patria bisognerebbe tacere degli Stati Uniti, dove i cittadini pagano mezzo euro e una volta ogni 4 anni (per le Presidenziali). Non basta: in sedici anni lo Stato ha pagato 600 milioni di euro (37 milioni l'anno) per i cosiddetti giornali organi di partito.

Decine di testate, alcune storiche come l'Unità, altre figlie di partiti nemici di Roma Ladrona, come la Padania o il Foglio della famiglia Berlusconi e di Denis Verdini. Ma si ricorda anche dei contributi al Campanile nuovo dell'Udeur di Clemente Mastella. Giornali con una buona diffusione, ma anche testate mai viste in edicola. Fin qui le voci (faticosamente) quantificabili.

Ci sono state altre entrate sparse in mille leggi e leggine. Prima c'era stata la storia del 4 per mille infilato nella dichiarazione dei redditi. Ma è stata eliminata. Anche perché aveva portato una miseria. Poi ecco una norma mimetizzata nel testo unico sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche: prevede un'esenzione fiscale del 19% sulle donazioni. In pratica su 100 euro di donazione 19 li mette lo Stato.

QUESTIONI DI FAMIGLIA
Con esiti sconcertanti, come ricordato da Rizzo e Stella: "Le aziende di Francesco Gaetano Caltagirone e della sua cerchia familiare hanno donato tra il 2008 e il 2010 all'Udc di Pier Ferdinando Casini, marito di Azzurra Caltagirone, 2 milioni e 700.000 euro in 27 assegni da 100.000 euro". Perché tante complicazioni? "Le donazioni ai partiti, fino a un tetto di 103.000 euro, hanno appunto uno sconto fiscale del 19 per cento. Avessero fatto un assegno unico, con quel tetto, le aziende Caltagirone avrebbero potuto risparmiare 19.000 euro. Facendone 27 ne hanno risparmiati 19.000 per ciascuno.

Risultato finale: uno sconto di 513.000". Niente di illegale, la colpa non è di Caltagirone. Ma se invece che al partito del genero avesse regalato la somma, per dire, a un'associazione per bambini malati avrebbe avuto sgravi fiscali 51 volte inferiori. Così ai 220 milioni di euro ne vanno aggiunti altri. Impossibile dire quanti. Dovrebbero bastare. E invece no, perché poi a questo bisogna aggiungere stipendi e benefit di tanti esponenti di partito che sono parlamentari o consiglieri regionali.

Un elenco che per gli inquilini di Montecitorio è lungo come un rosario: l'indennità mensile, dopo le ultime riduzioni, è pari a 5.246,97 euro netti (5.007,36 per chi svolge altri lavori). La diaria, riconosciuta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma è di 3.503,11 euro. Il rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori vale 3.690 euro.

PURE I GETTONI
Per i trasporti ogni deputato usufruisce di tessere per la libera circolazione (in Italia) autostradale, ferroviaria, marittima e aerea. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso trimestrale (da 3.323,70 a 3.995,10 euro). Il Parlamento non fornisce cellulari, ma ogni deputato dispone di 3.098,74 euro l'anno per le spese telefoniche.

Ecco poi l'assegno di fine mandato e il vitalizio che a ogni legislatura si promette di eliminare. Infine parrucchieri (uno ogni 52 parlamentari), bar e ristoranti che costano come il dopolavoro ferroviario. Per non dire delle auto blu. Infine le sanatorie per l'affissione abusiva di manifesti elettorali. Un classico. Così un writer che scarabocchia un muro di Roma si becca 500 euro di multa. Mentre un partito che imbratta mezza Italia si vota la sanatoria che liquida le multe con mille euro.

 

montecitorioLogo PDLLodo pd FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GIAN ANTONIO STELLA E SERGIO RIZZO PIERFERDINANDO CASINI Denis Verdini

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