ALDO MORO FU PORTATO SUL LITORALE LAZIALE PRIMA DI ESSERE UCCISO? DA CHI E PERCHÉ?

Emilio Fabio Torsello per "l'Espresso"

"Moro era abbronzato". Secondo quanto riporta il frontespizio della relazione, il corpo dell'allora presidente della Democrazia Cristiana venne esaminato dai periti lo stesso giorno del ritrovamento, il 9 maggio 1978, alle ore 19.

Il linguaggio è tecnico, freddo, medico. Viene descritta la posizione dell'onorevole Moro al momento del ritrovamento, catalogati i vestiti che indossava, descritti i fori di proiettile e le evidenze relative all'orario della morte: a tarda sera - in quel tragico 9 maggio - il corpo dell'onorevole Moro non è ancora rigido ed era "possibile una lieve mobilità delle articolazioni".

E una testimonianza, come si vedrà, racconta che quando venne ritrovato, i periti che esaminarono il cadavere videro che era "abbronzato", tanto da restarne sorpresi. Una notazione che, però, nel verbale è assente. Così come i muscoli: apparivano in buono stato, ben lontani da quelli che ci si aspetterebbe in un uomo rinchiuso in una stanzetta per 55 giorni. Per non parlare poi delle tracce di acqua di mare rinvenute sul colletto della camicia di Moro.

Prigioniero sul litorale laziale. E se il dato dell'abbronzatura è particolare, a colpire è anche la relazione geologica sui sedimenti, sui frammenti e sui resti erbacei trovati sui vestiti e sulla macchina che trasportò il corpo dell'allora presidente della Democrazia Cristiana. La storia che raccontano, infatti, porta lontano da via Montalcini. La perizia spiega come il prigioniero venne sicuramente tenuto - per tutta o per un periodo della prigionia - nella zona del litorale laziale tra Focene Nord e Marina di Palidoro.

La testimonianza. E la circostanza in effetti spuntò fuori. I brigatisti dissero che per depistare le indagini venne presa della sabbia dal litorale di Ostia, una dichiarazione smentita categoricamente dalle carte e da una fonte del gruppo dei periti che effettuò l'autopsia.

Ed è il perito stesso, a chiarire la prima anomalia: perché l'autopsia non venne mai esaminata in modo approfondito? "A quei tempi - spiega - la parte scientifica non veniva considerata. Non era un difetto ma era una questione di epoche. Oggi vediamo fiction come Ris, Cold Case, CSI, all'epoca era la parola di un professore universitario contro quella di un brigatista".

Le tracce raccontano.Eppure i sedimenti e le tracce vegetali, a rileggerle oggi, svelano tutta la loro importanza. "Nel risvolto sinistro del pantalone dell'On.Moro - si legge nella perizia - è stato ritrovato un elemento vegetale spinoso del diametro di circa 15 mm. e di lunghezza di 13-14 mm. comprese le spine. E' classificabile come capolino immaturo di Centaurea Aspera, che nello stato in cui è stato repertato si presentava ancora non sbocciato".

"La formazione del capolino - proseguono - doveva essere avvenuta non più di 10-15 giorni prima che venisse raccolta dal pantalone dell'On. Moro". Ma c'è di più: "Sembrerebbe - dicono i periti - che il capolino di Centaurea sia stato raccolto nella stessa area e, presumibilmente, nello stesso periodo in cui la sabbia è stata raccolta nel risvolto dei pantaloni dell'On. Moro". E la sabbia, è stato detto e si vedrà ancora più avanti, non è quella di Ostia, per tacer delle dichiarazioni "ufficiali".

Sul parafango e sulle scarpe dell'onorevole Aldo Moro, inoltre, venne ritrovato del bitume, tipico delle zone costiere. Viste le indicazioni date dalla sabbia, i periti andarono a repertare sul posto campioni di bitume per confrontarlo con quello ritrovato sulla macchina e sotto le scarpe di Moro.

E i risultati furono sorprendenti: "Lo stato di freschezza osservato nei primi giorni di esame, indicherebbe che il bitume ha aderito alla suola della scarpa nei giorni immedietamente precedenti al ritrovamento del cadavere. Inoltre (...) colui che indossava la scarpa in oggetto, non ha camminato a lungo dopo che il bitume ha aderito alla suola delle scarpe".

Tra Focene e Marina di Palidoro. C'è poi il "lenzuolo incerato" sul quale poggiava il corpo dell'onorevole Moro: i sedimenti rinvenuti nel risvolto del pantalone e quelli sul pianale sono identici. La Polizia scientifica li aveva repertati "in una bustina di plastica cui era legato un cartoncino con la scritta 'Terriccio asportato dal pianale della Renault". "La sabbia - scrivono i periti - è riferibile come provenienza da un'area di spiaggia del litorale tirrenico compresa tra il settore di Focene e Marina di Palidoro (Provincia di Roma)".

Le contraddizioni dei brigatisti. La versione dei brigatisti, invece, è ben diversa: confusa, impacciata, poco precisa. Per rendersene conto basta rileggere quanto Adriana Faranda dichiarò in proposito nel 1998 alla Commissione Parlamentare:

PRESIDENTE. Vero che lei e la Balzerani andaste a prendere la sabbia?

FARANDA. Sì, a Ostia.

PRESIDENTE. E non era particolarmente pericoloso?

FARANDA. Siamo andate in metropolitana e con il treno. Non abbiamo incontrato alcun ostacolo.

PRESIDENTE. Ieri, nel programma di Zavoli la Braghetti parlava dell'acqua di mare sparsa sui vestiti di Moro. Mi è venuta una curiosità: come l'avete portata a Roma l'acqua di mare?

FARANDA. Non ricordo, sarà stata una bottiglietta o qualcosa del genere.

PRESIDENTE. Questo stesso depistaggio fu fatto sulla R4 rossa, sulle gomme e sulla scocca inferiore della quale venne trovata sabbia.

FARANDA. Non ricordo questo particolare. Non so se sia stata portata appositamente sulla sabbia nella zona del litorale romano. Ne dubito perché sarebbe stato troppo pericoloso.

PRESIDENTE. Comunque non è un'operazione facile spargere sabbia sulla parte inferiore di una macchina.

FARANDA. Forse si è trattato di una casualità come tante che avvengono nella vita. Non credo sia stata portata sulla sabbia perché sarebbe stato troppo pericoloso: un conto è andare a piedi e con il trenino sino ad Ostia, un conto è percorrere le strade che portano ad Ostia su una macchina rubata, sia pure con la targa contraffatta.

Moro camminò sulla spiaggia. Eppure, a quanto pare, una minima parte di verità nel racconto dei brigatisti sembra esserci. Se non fosse che quei sedimenti non provengono da Ostia e tralasciando il pasticcio di risposte sulla R4, lo studio autoptico svela addirittura a quanta distanza quelle scarpe e quella macchina arrivarono dal mare. "Materiale del tipo di quello esaminato - si legge nel documento - si rinviene per i luoghi sopra menzionati, ad una distanza dal bagnoasciuga molto ridotta, variabile da pochi metri ad un massimo, solo per limitatissimi settori del litorale indicato, di più di un centinaio di metri".

Gli elementi - aggiungono i periti - "lasciano presumere che entro due-tre settimane, prima del ritrovamento dell'auto la vittima abbia camminato in una zona molto prossima al bagnoasciuga ove massima è la frequenza di bitume (...) anche gli elementi vegetali rinvenuti sugli indumenti sono specifici dell'ambiente del litorale e indicano che essi sono stati raccolti in un'epoca compresa tra la fine di aprile e il maggio 1978".

La tesi del perito. La tesi del sequestro in via Montalcini, per 55 giorni al buio, dunque, sembra non reggere più. Così come confermerebbe anche l'impressione che i medici legali ebbero quando videro il corpo di Aldo Moro. "La prima impressione del perito Marracino - spiega la nostra fonte - fu che Aldo Moro era abbronzato. Ricordo che esclamò 'come fa ad essere stato 55 giorni al buio'?".

E questa circostanza - aggiunge - è plausibile dato che la macchina è arrivata molto vicina al bagnoasciuga, altrimenti non avrebbe raccolto il bitume né quel tipo di sabbia". E questo dev'essere avvenuto poco prima dell'omicidio e del ritrovamento del cadavere: "Il bitume - spiega ancora - sul pneumatico non resta a lungo. Quello delle gomme delle automobili è un sistema che trattiene e rilascia: se è stato trovato sulla macchina, di certo questa non aveva percorso un alto numero di chilometri. In generale, nelle analisi delle automobili, i pneumatici trattengono i materiali più recenti".

Frammenti di vernice di barca. L'obiezione, a questo punto, potrebbe essere che i sedimenti trovati nel risvolto dei pantaloni di Moro fossero diversi da quanto repertato sull'automobile. Ma così non è: la sabbia - scrivono i periti - è "analoga a quella rinvenuta nei risvolti del pantalone del de cuius (Aldo Moro, ndr)".

"Gli occupanti della vettura - si legge ancora nel documento che sembra raccontare tutta un'altra storia rispetto alla versione ufficiale - sono transitati, entro due/tre settimane dal momento del ritrovamento della vettura, in una zona ove vi era abbondante bitume analogo a quello presente in alcuni nostri litorali inquinati". E vengono citati ancora i pneumatici e la suola della scarpa di Moro.
E se non bastasse, al momento del ritrovamento della Renault 4, i periti repertano anche frammenti di materiali utilizzati nei cantieri dove si fabbricano barche.

L'acqua di mare, l'abbronzatura, i muscoli in buono stato, l'evidente contraddizione tra il racconto dei brigatisti e le risultanze scientifiche, per non parlare della provenienza geologica delle sabbie repertate: l'autopsia dell'onorevole Moro racconta un'altra storia.

L'autopsia? "Ci fu l'ordine di non consegnare". C'è infine la questione non secondaria della data della consegna: il verbale è datato 24 settembre 1978 ma, spiega il perito, "l'autopsia venne consegnata a febbraio del 1979 perché ci fu l'ordine di non consegnare. I risultati gli inquirenti li sapevano già a giugno". Forse, fa capire a mezzabocca, venne chiesto di tenerla nel cassetto "per motivi politici".
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