IL PARTITO DEI CACHI - SULLA DECADENZA LE COLOMBE “SCARICANO” SILVIO E SI PREPARANO (ARIDAJE) ALLA SCISSIONE

Amedeo La Mattina per "La Stampa"

Caro presidente, al Senato non ci sono i numeri per far cadere il governo e i nostri ministri non si dimetterebbero in caso di tua decadenza». Alfano ha parlato chiaro ieri sera con Berlusconi. I senatori che continuerebbero a sostenere Letta sarebbero passati da 23 a 30. Dunque, chi pensava in un ritorno all'ovile di Angelino dovrà ricredersi. Almeno così raccontano e giurano le colombe. Riconoscere, come ha fatto Angelino nei giorni scorsi, la leadership del capo storico non significa avere piegato la testa e abbandonato la sua cordata.

Il vicepremier sta facendo di tutto per convincere il suo padre politico a evitare strappi e rotture nel Pdl e rispetto all'esecutivo. Sta cercando di migliorare quanto più possibile la legge di stabilità. A Palazzo Madama Schifani sta lottando pancia a terra contro la decadenza. Ma di staccare la spina a Letta non se ne parla, di mettersi nelle mani dei falchi, ma e poi mai. E Alfano è convinto che riuscirà a convincere il Cavaliere. Lo stesso Maroni è convinto che alla fine Berlusconi non aprirà la crisi di governo, nemmeno in caso di decadenza da senatore.

Il governatore lombardo e leader leghista racconta di aver parlato sia con il Cavaliere sia con Alfano e di averne tratto questa convinzione. Eppure l'ex premier ieri è sembrato voler tirare la corda fino a spezzarla. Ha chiesto a Letta una norma interpretativa sulla legge Severino per dire che non è retroattiva, sapendo che Palazzo Chigi non farebbe mai una cosa del genere. Poi ha posto al Pd un ultimatum, parlando di «due punti non aggirabili» ovvero la legge di stabilità che va cambiata e il voto sulla sua decadenza che sarebbe «una macchia sulla democrazia».

Un ultimatum rivolto soprattutto ai ministri del Pdl, un avviso a quei naviganti del suo partito che non vogliono scrivere la parola fine alla grande coalizione. Berlusconi vuole mettere con le spalle al muro Alfano, Lupi, Quagliariello, De Girolamo e Lorenzin che incontrerà oggi a Palazzo Grazioli.

Il vicepremier lo ha visto ieri sera a cena e già l'antipasto è stato amaro. Il leader del Pdl pensa di anticipare i tempi del Consiglio nazionale rispetto a quanto era stato deciso dall'ufficio di presidenza (8 dicembre), e non tanto per accelerare il passaggio a Forza Italia: il suo vero obiettivo è sapere come reagirà il partito un minuto dopo il voto la sua probabile espulsione dal Parlamento.

Berlusconi potrebbe mettere in votazione un documento per inchiodare le colombe alla lealtà, per imporre ai ministri le dimissioni in caso di decadenza. «Angelino e gli altri ministri devono scegliere cosa vogliono fare, se rimare accanto al capo o rimanere inchiodati alle loro poltrone», attaccano lealisti e falchi. «Sosterrà il documento scissionista annunciato da Formigoni o il manifesto della nuova Forza Italia votato nell'ufficio di presidenza?» si chiede Raffaele Fitto.


Ecco la risposta sembra essere arrivata ieri sera. Gli amici di Alfano raccontano di una tenuta dell'ex delfino su tutta la linea. Di un ragionamento di questo tipo: non hai i voti per far cadere il governo, la possibilità di ottenere le elezioni e di vincerle per poi magari cambiare la legge Severino. Per il vicepremier bisogna sì tenere unito il partito, ma il passaggio dal Pdl a Forza Italia non può avvenire nel segno di Verdini e Fitto, senza quella parte che non è meno berlusconiana dei falchi e lealisti perchè ha un giudizio diverso del governo e su come affrontare i problemi.

In altre parole, la rinascita di Forza Italia non può passare per l'azzeramento di Alfano e della sua successione come futuro candidato premier. Se non ci sono le condizioni per stare insieme nello stesso partito, è il ragionamento di Alfano, allora si faranno due partiti: i moderati si tengono il Pdl, il resto riapre le insigne di Forza Italia. Alfano ieri sera è uscito da Palazzo Grazioli e si è riunito con Lupi, Quagliariello, Formigoni e con coloro che stanno raccogliendo le firme sotto un documento che prevede Berlusconi leader, ma primarie per scegliere il candidato premier e durata del governo fino al 2015.

 

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