DA QUI ALL’ETERNIT - PER GLI AVVOCATI DELLA DIFESA, LA SENTENZA SULL’AMIANTO SCORAGGERÀ GLI INVESTIMENTI IN ITALIA - È LA SCUSA USATA ANCHE DOPO LA CONDANNA PER IL ROGO THYSSEN - TANTO I DUE MILIARDARI CONDANNATI A 16 ANNI (MAI VISTI IN TRIBUNALE) COL CAVOLO CHE ANDRANNO IN GALERA: MANCANO 2 GRADI DI GIUDIZIO, E SE IL BARONE BELGA DE CARTIER HA 91 ANNI, LO SVIZZERO SCHMIDHEINY È UN CONSULENTE DI CLINTON CONVERTITO ALL’AMBIENTALISMO: QUALE STATO CONCEDEREBBE L’ESTRADIZIONE?…

Pierangelo Sapegno per "la Stampa"

Dentro a quell'aula, mancano tutti i morti di questa storia e due fantasmi, da oggi accomunati insieme - poveri e ricchi, anime e spiriti, vittime e padroni - non solo da una tragedia, ma anche da una sentenza. C'è Rosangela Tamiso, figlia di Guerrino Tamiso, che non s'è persa nemmeno un'udienza dal 6 aprile 2009, per 65 volte seduta sulla stessa sedia in prima fila, - l'undicesima contando da sinistra -, e non ci sono Stefan Schmidheiny e Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne. Guerrino Tamiso non ha potuto venire perché è stato ucciso il 29 maggio 1988 dall'asbestosi.

A sua figlia diceva sempre: «Ho vinto la mia guerra. Sono riuscito ad arrivare dalla Polonia e a tornare in Italia. Ma ho perso la guerra con l'amianto». Stefan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier non hanno mai detto niente, perché è come se non fossero mai esistiti per tutti gli 8 anni in cui è durato questo processo, mai visti e mai ascoltati da nessuno dei magistrati, nessuno dei parenti, degli amici e dei loro compagni di lavoro, figure astratte sparite anche dalla realtà della vita e del dolore, come padroni lontani, uomini eterei e indefiniti. Pure la condanna a 16 anni sembra così aleatoria, così irreale.

Più un principio che una pena. Cesare Zaccone, l'avvocato di Jean Louis de Cartier, dice che lui «sarà venuto in Italia 3 volte al massimo nel periodo in cui è stato nel cda. Come fa a esserci la prova di una sua responsabilità». E Astolfo Di Amato, il legale di Schmidheiny, sottolinea che «se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade in tutti gli Stati del mondo, allora investire in Italia da adesso sarà molto difficile».

I difensori presenteranno ricorso contro una sentenza che giudicano un'onta, non solo per i loro assistiti ma anche per un mondo che non ha mai avuto davvero gerarchie in carne e ossa. Gianfranco Colace e Sarah Panelli, i due magistrati che li hanno inseguiti ininterrottamente per tutti questi 8 anni, cercando di dar loro un corpo e un'immagine e un senso a questo disastro senza fine, ammettono che «uno, Scmidheiny, possono giudicarlo indirettamente da qualche scritto. L'altro, neanche da quello. Niente».

In aula, non ci sono loro, ma avvocati e stuoli di uffici stampa, e di ragazzi in impeccabili completi blu e grigi come Lorenzo Bruno della «Carlobruno&associati s.r.l.» e un altro ancora che si presentano con i biglietti da visita e la promessa di non venire citati. Il barone Jean Louis de Cartier, 91 anni, da Hainaut, Belgio, o Charleroi, o da chissà dove, è un nobile etereo, uno spirito che aleggia anche nel suo casato, rappresentato da uno stemma di ghirigori e da altre biografie e da altre foto come quella dello zio Emile de Chartier de Marchienne, ambasciatore in Cina, negli Stati Uniti, immortalato in alta uniforme dopo la nomina di Sua Maestà le Roi des Belges a Londra.

Jean Louis invece sposa Viviane Emsens appartenente alla famiglia di imprenditori che per prima nel 1905 iniziò la produzione di Eternit. Guardacaso,un anno dopo, raccontano Colace e Panelli, «la prima sentenza emessa da un tribunale di Torino, in seguito a una querela ricevuta da un giornale del Canavese, sancisce la pericolosità dell'amianto».

E' da allora che si sa che l'amianto può uccidere. E lo doveva sapere bene anche Stephan se già negli Anni 60 diceva che «questa è un'industria senza futuro perché progressivamente ci impediranno di lavorare». Dopo, a sua difesa, scriverà: «Quando mi guardo indietro e mi rendo conto delle vittime causate dall'amianto, mi consola il fatto di essermi mantenuto saldo nella decisione di interrompere la produzione di questo materiale. Né i governi né l'industria si erano resi conto dei problemi che avrebbe provocato».

Come i fantasmi, lascia parole senza apparire. Oggi è un filantropo che ha preso due lauree ad honorem negli States e che è stato persino consulente del presidente Clinton. E' il fondatore e il presidente del Business Council for Sustainable Growth, che riunisce ogni anno a casa sua nel verde della penisola di Hurden, sul lago di Zurigo, 48 dei principali industriali del mondo.

Da più di 20 anni finanzia associazioni e fondazioni ambientaliste, come l'Avina, in Sud America, e dai pannelli dell'Eternit è passato alle proprietà di Cayo Culebra in Honduras, affittate per l'isola dei famosi, o ai vigneti in America e in Australia. Racconta di essere innamorato da piccolo della natura, perché «sono cresciuto in una fattoria con le vigne e la mia famiglia era solita compiere escursioni in montagna. Mio padre amava navigare e ci portava nel Mediterraneo, dove ho imparato a fare le immersioni. E' così che ho cominciato a occuparmi di difesa dell'ambiente».

Per questo aveva pure istituito un premio per la pace e lo ha intitolato al babbo, Max Schmidheiny, che era solito spiegare che lui era cresciuto investendo il denaro, e che era stata questa la sua fortuna. Prima, questo premio si chiamava Eternit. Una volta l'ha vinto Kofi Annan e un'altra Romano Prodi. Suo padre, in fondo, era quello che aveva deciso il suo destino di fantasma, assegnando a lui l'amianto e al fratello il cemento nella divisione dell'impero.

Questo destino incrociato l'ha portato a vedere la morte soltanto come una sentenza di tribunale, e cosa importa se i suoi i giudici alla fine lo definiscono «come un diamante con tante facce, molto strategico». I fantasmi bisogna conoscerli per capire se sono diversi. Lui dell'Eternit confessò che quando se ne disfece, cominciò a respirare: «Solo a sentirla nominare mi veniva male». Eppure, nel 1976 fece aggiungere un biglietto in busta paga. C'era scritto: «Attenti, il fumo fa male».

 

STEPHAN SchmidheinySCHMIDHEINYJEAN LOUIS DE CARTIER DE MARCHIENNE AL CENTRO DELLA FOTOemile DE_CARTIER_DE_MARCHIENNEfabbrica eternit casale monferratoETERNIT CASALE MONFERRATOGian Carlo Caselli

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