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“ALLA DESTRA È BASTATO MENO DI UN ANNO PER DISTRUGGERE LA FENICE A BOTTE DI AMICHETTISMO” – MATTIOLI: “LA COPPIA GIANMARCO MAZZI-LUIGI BRUGNARO, RISPETTIVAMENTE SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA E SINDACO DI VENEZIA, HA DECISO LA NOMINA A DIRETTRICE MUSICALE DI BEATRICE VENEZI. CERTO, ALLA FENICE CI SAREBBE ANCHE UN SOVRINTENDENTE, NICOLA COLABIANCHI, CHE PERÒ È LÌ, PARE, SOLO PER FORNIRE ALL'ENNESIMO DISASTRO ITALIANO L'INDISPENSABILE COTÉ GROTTESCO – ULTIMA PUNTATA DELLA SAGA, LE DIMISSIONI DALL'INCARICO DI "PROCACCIAMENTO D'AFFARI" DELLA FENICE DI MUTI JUNIOR, CUI VA DATO ATTO DI UN GESTO DI DIGNITÀ PERSONALE CHE ALTRI NON SENTONO, OPPURE NON HANNO”

Alberto Mattioli per “la Stampa” – Estratti

 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

È una destra double face, come certi tessuti (no, non l'orbace). Lo si è visto a Venezia, nuova capitale del melonismo culturale, con due notizie uguali e contrarie: Alessandro Barbera confermato dalla Biennale alla guida della Mostra del Cinema e Domenico Muti dimissionario dall'incarico di "procacciamento d'affari" della Fenice (definizione, peraltro, inedita nella storia dei teatri d'opera italiani e forse del mondo). 

 

Iniziamo dalla notizia buona. Il presidente della Biennale, Pierangelo Buttafuoco, è un fascista intelligente che ha capito che per far funzionare l'istituzione servono più le competenze che le appartenenze.

 

E così ha confermato alla Mostra il direttore Barbera, che di certo non è di destra ma ha una caratteristica più importante: è bravo. Allo stesso modo, per il resto delle sezioni della Biennale ha fatto nomine magari discutibili, com'è discutibile tutto e in campo artistico anche di più, ma basate sul merito e non sull'amichettismo. Anche andando contro al nazionalsovranismo culturale già teorizzato dai suoi amici, e subito naufragato per l'evidente carenza di una classe dirigente all'altezza e per le difficoltà di improvvisarne una. 

brugnaro colabianchi

 

(...)

Ma, notizia cattiva, a Venezia c'è anche la Fenice, teatro che usciva dalle buonissime gestioni Chiarot-Ortombina.

 

Alla destra, in questo caso in versione maldestra, è bastato meno di un anno per distruggerlo a botte di amichettismo. Ultima puntata della saga, appunto le dimissioni di Muti junior, cui va dato atto di un gesto di dignità personale che altri evidentemente non sentono, oppure non hanno.

 

Tutto, com'è noto, è iniziato quando la coppia Gianmarco Mazzi-Luigi Brugnaro, rispettivamente sottosegretario alla Cultura e sindaco di Venezia, ha deciso la nomina a direttrice musicale di Beatrice Venezi, stritolando con la levità di un panzer prassi, modi e valutazioni che d'altronde non conosce o non è in grado di fare.

gianmarco mazzi

 

Certo, alla Fenice ci sarebbe anche un sovrintendente, diciamo il Buttafuoco della situazione, Nicola Colabianchi, che però è lì, pare, solo per fornire all'ennesimo disastro italiano l'indispensabile coté grottesco.

 

La sua direttrice musicale abbraccia un tale che ha appena insultato l'Orchestra o dichiara che alla Fenice comandano i sindacati e non lui, e Colabianchi zitto, nemmeno un plissé. In compenso, appena parla sbaglia.

 

Annuncia che Gianandrea Noseda dirigerà a Capodanno perché Venezi ha altri impegni (molto elegante nei confronti di Noseda, la cui carriera sta a quella della signora come l'oceano Pacifico a lago d'Iseo), spiega che senza il procacciatore non si faranno tournée (ma di contatti non ne ha proprio, nel mondo della musica? ), pigola che non riesce a trovare grandi direttori fino al 2030 (fatti una domanda e datti una risposta, direbbe Marzullo). È stato piazzato lì nel marzo 2025.

beatrice venezi

 

Da allora, il trio meravigliao Mazzi-Brugnaro-Colabianchi si è ficcato in un vicolo cieco dal quale non ha la minima idea di come uscire, pazienza, sono figuracce loro, e soprattutto ci ha messo il teatro, e questo è imperdonabile. 

 

Intanto i lavoratori protestano, i veneziani si mobilitano e fondano comitati, i giornali commentano la stecca planetaria e l'intero mondo musicale italiano indossa spillette, diviso fra rabbia e umana compassione. Un capolavoro al contrario. Del double face, la Fenice è il risvolto nero, e non in senso politico. 

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