ROMANZO QUIRINALE – INFASTIDITO DALLE ILLAZIONI SUL PRESIDENTE ‘PART-TIME’: MA IL PRIMO A DICHIARARE CHE IL MANDATO ERA A TEMPO FU AL MOMENTO DELLA SECONDA INCORONAZIONE LO STESSO RE GIORGIO - RICHIAMO AL PARLAMENTO SUL TEMA DELL’EUTANASIA

Lina Palmerini per ‘Il Sole 24 Ore'

Una nota ufficiale che punta a gelare l'ormai quasi quotidiano esercizio sulla data delle dimissioni di Giorgio Napolitano. E che prova a fermare anche il dibattito - ugualmente frequente - sulla grazia che il capo dello Stato potrebbe dare a Silvio Berlusconi o di quali siano le condizioni "segrete" poste dal Quirinale che tra l'altro in questi giorni viene di nuovo messo sotto pressione con la raccolta firme organizzata da una parte di Forza Italia.

Un "fumo" che si solleva periodicamente mescolando date sul presunto abbandono di Napolitano: c'è chi segna sul calendario l'approvazione delle riforme; chi addirittura prevede accada prima ipotizzando una distanza siderale con il Governo Renzi. Un fumo, appunto, che di tanto in tanto il capo dello Stato provvede a disperdere facendo chiarezza su supposizioni che vengono intestate solo a chi le fa, anche se provengono da persone magari vicine al Colle. E dunque quelle parole diffuse ieri dall'ufficio stampa segnalano un fastidio - forse - ma più probabilmente un intervento di "pulizia" per declassare dichiarazioni e analisi solo a rumors.

«Vengono in questi giorni liberamente sollevate nel dibattito pubblico varie questioni sulle quali peraltro ogni decisione spetta costituzionalmente, com'è noto, al presidente della Repubblica. Il quale perciò non interviene né ad avvalorare né a smentire apprezzamenti, sollecitazioni o previsioni che impegnano semplicemente coloro che le esprimono, in qualsiasi forma, pubblicamente». Insomma, il capo dello Stato non si riconosce in alcuna ricostruzione o previsione, né sulla grazia né sulle dimissioni. Due fronti che non sono stati solo oggetto di illazioni ma anche di pressioni.

In entrambi i casi - e al netto delle parole uscite ieri dal Quirinale - ci sono i momenti in cui lo stesso Napolitano ha dato indicazioni chiare su quali sarebbero state le sue scelte. Sulla grazia, nella nota del 13 agosto, quando spiegava innanzitutto che dovesse essere Berlusconi a farne richiesta dopo aver accettato la sentenza, ma le condizioni non sono state fin qui rispettate. E anche sulle sue dimissioni, nel discorso del 20 aprile alla Camera, legò l'eccezionalità del suo mandato al compimento di un percorso di riforme che garantisse la normalità democratica a un Parlamento che non riusciva a formare né un Governo né a eleggere un presidente. Dunque, non ha mai ipotizzato la fine del secondo mandato dando per scontate le sue dimissioni prima del settennato.

Ma ieri al Parlamento è arrivata anche un'altra "chiamata" dopo il messaggio sull'emergenza-carceri. Anche questa volta è un tema caro ai Radicali e a una loro battaglia storica, quella del fine vita. «Richiamerò l'attenzione del Parlamento sull'esigenza di non ignorare il problema delle scelte di fine vita e non eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia», scrive Napolitano a Carlo Troilo, Associazione Luca Coscioni e comitato promotore Eutanasia Legale, che gli ha risposto dicendosi «commosso».

E in effetti - anche se non in Aula - il dibattito ieri si è riacceso con Maurizio Gasparri che ha imputato a Napolitano il rischio di riaccendere uno scontro, Eugenia Roccella di Ncd che ha parlato di visione «parziale» mentre Gennaro Migliore (Sel) ringrazia il Colle per le parole di «straordinaria importanza».

 

 

RENZI E NAPOLITANO AL GIURAMENTO napolitano renzi Eugenia Roccella LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI GASPARRI ves27 berlusconi gasparri valeria licastrogasp43 i gasparri berlusconi

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