ANGELINO PIANGE E (NON) FOTTE - ALFANO DISPERATO SI CONFESSA: “MA PERCHE’ LA GENTE NON MI VOTA? PERCHE’ NEI SONDAGGI NON ARRIVO AL 3%?” - LO SBARRAMENTO E’ UN INCUBO PER IL MINISTRO, COSI’ COME LA RISPOSTA DEL SUO AMICO: “LA GENTE TI VEDE COME UN TRADITORE SUCCUBE DI RENZI”

Augusto Minzolini per “il Giornale

 

ALFANO E BOSCHI  - naleALFANO E BOSCHI - nale

La scena che raccontano è di quelle che rimangono impresse nella memoria. È avvenuta qualche giorno fa, quando Angelino Alfano ha varcato la soglia del negozio di cravatte sartoriali «Talarico», al civico 52 di via dei Coronari, a due passi dal Senato. Lì, mentre sceglieva con l' aria di intenditore tra una sette pieghe, una pochette o un foulard, il ministro dell' Interno si è lasciato andare a questa confessione con il proprietario Maurizio: «Ma perché la gente non mi vota? Perché nei sondaggi non arrivo al 3%?».

 

Già, la mitica soglia di sbarramento del 3% prevista nell' Italicum, la nuova legge elettorale, quella che decreta se un partito sopravvive o muore. Il povero Angelino non si dà pace da quando ha capito che l' impresa è improba e, appunto, si sfoga con chiunque gli capiti a tiro, come il pulcino Calimero che, in un carosello di una vita fa, si lamentava perché era «piccolo e nero».

salvini twitta la fine che fa il podio di alfanosalvini twitta la fine che fa il podio di alfano

 

Spesso gli interlocutori del momento lo confortano, ma l' altro giorno Maurizio Talarico, appassionato di politica, ciellino, che lo conosce da una vita, ha preso coraggio e non gli ha nascosto la cruda verità.

 

«Guardi - racconta l' uomo delle cravatte - io ho il difetto di essere sincero, quasi brutale, per cui gli ho detto: Caro Angelino, purtroppo la gente ti vede come il traditore di Berlusconi. Appari troppo succube di Renzi. E proprio per questo, se fossi in te, lo dico per il tuo bene, non andrei in televisione ma ci manderei qualcun altro».

 

Dilemmi, paure, sconforti del mitico «centro», luogo di culto dove si decidono le campagne elettorali. Quell' aria di confine, dove gli schieramenti si contendono l' ultimo voto per avere la meglio l' uno sull' altro. Ora quel centro moderato appare diviso, frastagliato, terra di saccheggio degli altri predoni della politica.

 

angelino alfano pierferdinando casini (2)angelino alfano pierferdinando casini (2)

Ma, soprattutto, è diventato per tutti un rebus: chi là dentro ha il potere, in gergo le «poltrone», non ha il consenso; chi ha il consenso non ha una politica. Il Nuovo centrodestra di Alfano, dopo tre anni di governo, uno con Letta e due con Renzi, nei sondaggi si è assottigliato e sta lambendo lo zero.

 

Casini e i suoi già sono andati sotto lo zero. Renzi in quell' area non sfonda, mentre il centrodestra diviso, sia pure con una diversa redistribuzione dei voti al suo interno, continua a rappresentare un blocco elettorale che supera il 30%. Per alcuni sondaggisti è addirittura sopra il Pd, per altri poco sotto.

 

Sacconi e Cicchitto Sacconi e Cicchitto

Almeno l' ultimo arrivato nella grande giostra «centrista», Verdini, questa contraddizione tra «potere» e «consenso» non se la pone proprio. A lui interessa solo il primo «elemento» e il suo orizzonte politico si ferma al 2018.

 

Fino a lì il suo programma è chiaro, cadenzato. Intanto vuole far pesare al premier il suo appoggio: l' altroieri prima di ordinare ai suoi di partecipare al voto sulla nuova legge sull' omicidio stradale e garantire il numero legale al Senato, Verdini ha preteso, per l' ennesima volta, che Luca Lotti, il plenipotenziario renziano, gli telefonasse per chiedergli soccorso.

 

Le tappe successive sono semplici, quasi banali. «Nelle primarie del Pd - ha spiegato ai suoi - appoggeremo i candidati renziani; poi, alle elezioni, faremo la campagna elettorale nelle città per i candidati renziani; quindi, parteciperemo ai comitati per il sì al referendum per le riforme renziane; e, infine, all' indomani della vittoria al referendum, entreremo nel governo renziano».

 

denis verdini con la moglie denis verdini con la moglie

Insomma, un Renzi minuto per minuto. Addirittura, Verdini, che su questi argomenti è meticoloso, ha già pronta la lista della spesa: un viceministro e due sottosegretari, da dividere tra nord, centro e sud. Tra i verdiniani si è già discusso dei particolari. Il viceministro sarà toscano. Saverio Romano non farà il ministro: «Saverio mettiti in testa - gli ha spiegato lo stesso Verdini - che Renzi non vuole ex esponenti del governo Berlusconi tra i piedi».

 

La stessa cosa ha detto al senatore D' Anna, che gli ha risposto con una lettera di fuoco, minacciando di cambiare gruppo parlamentare. «Il problema - ammette con l' onestà intellettuale che tutti gli riconoscono Riccardo Mazzoni, mente lucida del verdinismo - è che dopo il 2018 c' è buio fondo. Questa linea non ci porterà consenso e Renzi, purtroppo, è un grandissimo tattico ma non ha una strategia».

SAVERIO ROMANO SAVERIO ROMANO

 

Problemi a cui il «pragmatico» Verdini non si appassiona, ma che, invece, per il quarantenne Alfano sono diventati un incubo. Il ministro dell' Interno, infatti, non ha una prospettiva, motivo per cui Ncd si sta sfaldando. Se ne sono andati Quagliariello, Giovanardi, e poi, ancora, Sacconi. E anche chi è rimasto non vede un domani ed è alla ricerca di una via d' uscita.

 

LORENZIN E QUAGLIARIELLOLORENZIN E QUAGLIARIELLO

Che naturalmente guarda a chi ha il «consenso». Non tanto verso Renzi, che è inospitale, quanto verso il Cav. «Il punto è che Angelino - osserva il siciliano Salvatore Torrisi, punto di forza di Ncd in Sicilia - il 3% non lo farà mai. Basterebbe che il centrodestra tornasse a fare politica per rimettere tutto in movimento.

 

A Milano siamo tutti insieme sotto Parisi. Se si riuscisse a fare la stessa operazione a Roma con Marchini, se necessario con le primarie del centrodestra, si potrebbe vincere in entrambe la città con Ncd che appoggia due candidati dell' opposizione. Una contraddizione che potrebbe anche portare alla caduta del governo».

 

Appunto, ci vorrebbe la politica. E di «chance» il centrodestra ne avrebbe non poche. Roma e Milano, ad esempio, potrebbero diventare un laboratorio vincente anche a livello nazionale. Lo schema potrebbe essere quello di un' alleanza tra le tre forze tradizionali del centrodestra - Forza Italia, Lega e Fratelli d' Italia - e un outsider, che potrebbe raccogliere i centristi disorientati e in cerca di autore.

roberto giachetti (2)roberto giachetti (2)

 

Parisi a Milano e, nel caso, Marchini a Roma. Le condizioni ci sarebbero tutte visto che la sinistra è divisa come non mai e molti giocano sulla sconfitta di Renzi. La «rete» veltroniana nella Capitale appoggia nelle primarie Roberto Morassut contro il candidato del premier Giachetti.

 

D' Alema addirittura pensa di mettere in lizza un candidato di sinistra senza passare per le primarie, cioè l' ex ministro Massimo Bray. Non parliamo poi dei rancori dell' ex sindaco Marino. Mentre il presidente della Regione Zingaretti ha confidato a due emissari del centrodestra che se alle primarie del Pd appoggerà Giachetti, alle elezioni è tentato dalla voglia di dare una mano a Marchini. Addirittura nella sinistra estrema c' è chi tifa, sempre nella logica di dare un colpo a Renzi, su una candidatura di Marchini che raccolga l' intero centrodestra.

 

mario adinolfi alla finale juve barca a berlinomario adinolfi alla finale juve barca a berlino

«Lo ripeto ogni giorno - confida Loredana De Pretis di Sel - a tutti quelli del centrodestra che conosco». Solo che per farlo ci vorrebbe quel più di politica che per ora latita. Veti su veti, il centrodestra è diviso su tre candidature. Salvini teorizza le primarie, seguendo uno schema preciso: «Vado in alleanza solo su un candidato potenzialmente vincente, altrimenti meglio da soli». La Meloni non sa che pesci prendere, mentre il Cav è schiavo della parola data a Bertolaso.

 

Ci vorrebbe un passo indietro, un metodo per trasformare il «consenso» in politica. Ma per ora c' è l' impasse e il coordinatore di Forza Italia del Lazio, Fazzone, in una lettera appassionata a Berlusconi è arrivato addirittura «a declinare ogni responsabilità».

E mentre nelle grandi manovre sul «centro» il centrodestra sta fermo, gli altri si muovono.

 

Per riaprire un discorso con i cattolici delusi e incattiviti per le unioni civili, Renzi ha fatto muovere l' amico Mario Adinolfi, che parla di un nuovo partito per la famiglia. Che c' entra Adinolfi con Renzi? C' entra, eccome se c' entra: Adinolfi ha trascorso una vita nel Pd, è renziano da sempre e il premier è stato il grande sponsor della nascita del suo giornale, la Croce.

 

VIRGINIA RAGGIVIRGINIA RAGGI

L' operazione serve ad evitare che il popolo del «Family day» finisca per ingrossare le file del centrodestra. Mentre sull' altro versante anche i Cinque stelle partecipano alle grandi manovre sul «centro»: prima hanno fatto saltare la «stepchild adoption» al Senato; poi, Grillo ha assunto una posizione dura contro «il figlio in provetta»;

 

e, infine, per Roma è venuto fuori un candidato, Virginia Raggi, che o per aver lavorato nello studio Previti, o per le cose che dice sembra fatto apposta per corteggiare l' elettorato moderato. «Il principe Colonna - racconta Franco Carraro gran conoscitore della Capitale - ha già detto in una cena che la voterà». Cosa non si fa, per qualche voto moderato in più...

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...