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ARMIAMOCI, MA CON CHE SOLDI? – IL SEGRETARIO DI STATO USA, MARCO RUBIO, VUOLE CHE I PAESI NATO SPENDANO IL 5% DEL PIL PER LA DIFESA – MA ANCHE SOLO PER ARRIVARE AL 2% DALL’1,5% ATTUALE, IL TESORO ITALIANO DEVE TROVARE 8 MILIARDI DI EURO – A PALAZZO CHIGI PENSANO A UN “TRUCCHETTO” PER DIMEZZARE GLI INVESTIMENTI REALI: INSERIRE NEL CONTEGGIO DELLE SPESE PER LA DIFESA LE ATTIVITÀ “CIVILI-MILITARI”, COME I “SERVIZI DI METEOROLOGIA” O DI SUPPORTO ALLA NAVIGAZIONE – PRESSATA DAL “PACIFISTA” SALVINI, PER ARMARSI MELONI NON VUOLE ATTINGERE AI FONDI DI COESIONE MESSI A DISPOSIZIONE DALLA COMMISSIONE UE. MA PER NON DOVER TAGLIARE SU PENSIONI, SCUOLA E SANITÀ POTREBBE ESSERE COSTRETTA A RIPENSARCI…

1. RUBIO, 'VOGLIAMO MARCIA CREDIBILE VERSO IL 5% IN DIFESA'

DONALD TRUMP MARCO RUBIO

(ANSA) - BRUXELLES, 03 APR - "Vogliamo andarcene da qui con la consapevolezza che siamo sulla strada giusta, una strada realistica, affinché ogni singolo membro si impegni e mantenga la promessa di raggiungere fino al 5% della spesa, e questo significa che anche gli Stati Uniti dovranno aumentare la loro percentuale".

 

Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio al quartier generale della Nato. "Nessuno si aspetta che ci riusciate in un anno o due ma il percorso deve essere reale. Questa è la dura verità, ma è fondamentale che venga detta", ha aggiunto. (ANSA).

 

2. SPESE MILITARI, PER ARRIVARE AL 2% L’ITALIA CALCOLERÀ ANCHE IL METEO

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

alfredo mantovano giorgia meloni

Dalla guardia costiera al meteo. Tutto finirà - questa almeno è la richiesta italiana - nel conteggio delle spese «per la difesa», per avvicinarsi il più possibile al 2% del Pil chiesto dagli Usa ai partner europei della Nato. L’obiettivo del governo Meloni è evitare di dover tirare fuori 8 miliardi entro giugno, quando i soci dell’alleanza atlantica si riuniranno all’Aja. Inserendo nel computo altre spese oggi escluse, la cifra si potrebbe ridurre a 4 miliardi.

 

La strategia è stata delineata l’altro ieri in un vertice a Palazzo Chigi, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con i tecnici dei ministeri interessati, dalla Difesa al Mef, agli Affari esteri.

 

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP - IMMAGINE CREATA CON GROK

Il governo lavora da settimane sottotraccia per agganciare la soglia Nato, considerata già non più sufficiente da Trump, tanto che proprio a l’Aja l’asticella dovrebbe essere alzata al 3,6%. Secondo i tecnici, per salire dall’ 1,53% del 2024 al 2% servirebbe un investimento di oltre 8 miliardi.

 

[…]  a Palazzo Chigi si cercano strade per ammorbidire la portata dell’esborso. Un’opzione approfondita è appunto questa: inserire tra le spese per la difesa altre voci oggi non conteggiate. Non solo le risorse impiegate per altre forze come i carabinieri, la guardia di finanza e la guardia costiera. Mantovano ha attivato un gruppo di lavoro che sta concludendo un complesso «esame interministeriale».

 

SPESE PER LA DIFESA - DIFFERENZE TRA STATI UNITI E EUROPA - FEBBRAIO 2025

In base alle ricognizioni provvisorie, nell’elenco delle spese di cui la Nato dovrebbe tenere conto per Roma sono state incluse anche quelle per la componente militare di attività «civili-militari», come i «servizi di meteorologia» o di supporto alla navigazione. O ancora l’attività di distruzione di armi e munizioni (come può essere il disinnesco, frequente, di reperti bellici) e le successive attività di controllo.

 

O ancora le spese per la cybersicurezza, per le operazioni umanitarie, per la ricerca a scopo militare, i contributi nazionali alla European Peace Facility. Così si arriverebbe circa all’1,8%.

 

[…]  C’è poi un altro fattore: la mossa non deve essere percepita (soprattutto a Washington) come un’operazione di maquillage finanziario. Ma le ultime specifiche arrivate dalla Nato, secondo fonti dell’esecutivo, consentirebbero in effetti l’allargamento di alcune voci. Il problema comunque va affrontato. L’Italia è nel gruppo sempre più ristretto di chi non ha raggiunto quota 2%. […]

 

3. SENZA FONDI UE MANCANO 30 MILIARDI LA STRADA OBBLIGATA PER LA DIFESA

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per "La Stampa"

 

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse

 A scanso di equivoci il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ribadisce il concetto: «I soldi della politica di coesione vengono riprogrammati e ogni Stato membro deciderà liberamente se farlo o non farlo». Se dunque Giorgia Meloni terrà fede all'impegno preso in Parlamento, i soldi necessari ad aumentare la spesa militare italiana non arriveranno dalle risorse dedicate al Mezzogiorno, circa 42 miliardi di euro messi a disposizione ogni sette anni attraverso il bilancio europeo.

 

Ma la prima domanda alla quale rispondere è: come faremo allora a tenere fede all'impegno fissato dall'Unione di far salire la spesa per la Difesa al tre per cento della ricchezza prodotta?

 

UNIONE EUROPEA – ARMI E DIFESA

Facciamo due conti. Oggi l'Italia spende in armamenti poco più dell'1,5 per cento del Pil, pari a 33,5 miliardi di euro l'anno. Per arrivare al 2 per cento ne occorrono circa 44, dieci in più. Per arrivare al tre per cento il costo raddoppia a 66 miliardi, oltre trenta miliardi in più.

 

Una cifra enorme, per finanziare la quale il governo ha davanti a sé due strade: aumentare il debito pubblico, o tagliare alcune delle grandi voci della spesa pubblica. La deroga al patto di Stabilità decisa da Bruxelles lo scorso 6 marzo lascia la possibilità di scegliere la prima soluzione, che però - pur avendola a lungo proposta e sostenuta - ora l'Italia teme di percorrere. La causa è anzitutto nei dazi di Donald Trump, che hanno fatto crollare le prospettive di crescita, e delle scelte tedesche, che con la revisione della regola del debito hanno fatto aumentare il costo del debito pubblico di tutti i Paesi dell'area euro.

[…]

 

FINANZIAMENTI EUROPEI

Dunque non restano che i tagli. Ma quali? La lista delle macro-voci del bilancio pubblico non lasciano spazio alla fantasia: 318 miliardi di euro l'anno per le pensioni, 125 miliardi per la Sanità, 75 per onorare gli interessi sul debito pubblico, 60 per politiche sociali e famiglia, 52 per istruzione, 40 per le imprese, 20 per il lavoro. Si dirà: nell'enorme calderone della spesa (oltre 800 miliardi) ci sarà qualche spreco.

 

[…]

 

Per averne conferma basta aprire la home page di OpenCoesione, il sito della presidenza del Consiglio che con una qualche trasparenza fa la contabilità di quel che l'Italia ha speso e spende di quei 42 miliardi a disposizione ogni sette anni. Ebbene, se si guarda all'insieme delle spese effettuate a partire dal primo ciclo di programmazione - era il 2000 - l'Italia ha utilizzato solo il 31 per cento delle risorse.

 

UNIONE EUROPEA – ARMI E DIFESA

Il resto è rimasto nelle casse comunitarie, con buona pace di quei sindaci e governatori che quei fondi li difendono ma non sono mai in grado di attingere fino in fondo. Dice la presidente sarda Alessandra Todde: «Sono preoccupata per la revisione della politica di coesione perché quei fondi sono uno strumento fondamentale per lo sviluppo dei contesti più periferici dell'Europa. Nella mia regione vorremmo vederli sempre più decentralizzati».

 

In realtà, proprio per ovviare alla scarsa efficienza degli enti locali, il governo Meloni nel frattempo ha fatto l'opposto, ovvero centralizzato quel capitolo di spesa e costretto i governatori regionali a firmare singoli accordi con Palazzo Chigi. Il processo è durato mesi, e per questo la contabilità di OpenCoesione ammette che nell'attuale settennato (2021-2027) sono stati impiegati fin qui appena il 2 per cento delle risorse.[…]

 

INDUSTRIA DELLE ARMI

Resta poi da capire quanta parte di queste risorse andrà agli armamenti in senso stretto e quanto a investimenti in senso più largo al settore. Diceva ieri Fitto: «Nella riforma dei fondi di coesione abbiamo dato cinque priorità, una di queste è la difesa, ma non ha nulla a che fare con l'acquisto di armi o di attrezzature da guerra, ma di investimenti sul fronte dell'innovazione». [...]

PNRR

 

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