renzi pisapia

ASSEDIO AL DUCETTO – MEZZO PD E’ D’ACCORDO CON IL CAV SUL PREMIO DI COALIZIONE. RENZI RESISTE: SA CHE SE DOVESSE PASSARE, LE POSSIBILITA’ DI TORNARE A PALAZZO CHIGI SI RIDURREBBERO AL LUMICINO. PISAPIA PRONTO A CHIEDERE LE PRIMARIE – LE MOSSE DI FRANCESCHINI E DI ORLANDO

 

Andrea Carugati per la Stampa

 

franceschini mattarellafranceschini mattarella

Nel Pd sono ripartite le grandi manovre per accerchiare Renzi sulla legge elettorale. E costringerlo ad accettare il premio alla coalizione. «Avete sentito Mattarella? Come può il Pd fare finta di niente?». Daniele Marantelli, uomo macchina della corrente di Andrea Orlando, non si dà pace: «Solo con una coalizione di centrosinistra possiamo tentare di recuperare i tantissimi che ci hanno abbandonato».

 

andrea orlando matteo orfiniandrea orlando matteo orfini

Tra i dem alla Camera si parla ormai solo di questo: conciliaboli, riunioni. In prima fila la sinistra interna e l' area che fa capo a Dario Franceschini, cattolici sparsi, ma sotto traccia il pensiero comincia a lambire anche settori renziani, compresi alcuni Giovani Turchi (non il leader Matteo Orfini): il premio alla coalizione viene visto come unica chance «per uscire dall' isolamento». Ma non c' è solo questo: con il proporzionale il Pd al 25% rischia di portare alla Camera 150/160 deputati: 100 capilista bloccati scelti dal leader, gli altri eletti tra i tanti che si scanneranno per le preferenze.

FRANCESCHINI PINOTTIFRANCESCHINI PINOTTI

 

Ma fuori da Emilia e Toscana rischiano di passare solo i capilista. Uno scenario da incubo dal Piemonte alla Sicilia. Sono queste le micce che potrebbero far scattare la rivolta a settembre, quando la riforma della legge elettorale tornerà nell' agenda delle Camere. Un movimento che va di pari passo a quello di Giuliano Pisapia che punta a costringere Renzi a rifare il centrosinistra e alle primarie di coalizione. L' ex sindaco di Milano viene visto come uno dei possibili leader alternativi. «Renzi non è in grado di costruire una coalizione attorno a sè», spiega Andrea Martella, coordinatore dell' area Orlando.

il virile andrea orlando  1il virile andrea orlando 1

 

David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo, tra gli uomini di Franceschini è il più vicino a Pisapia: «Serve generosità, non prove muscolari», ripete da giorni. «Con le attuali regole non è assurdo pensare che fra pochissimi mesi ci saranno degli strappi radicali». Sulla carta ci sono almeno 120 deputati dem a favore di una legge con le coalizioni. Un fronte che intende lavorare con il centrodestra (Forza Italia, Lega e Fratelli d' Italia) che negli ultimi giorni ha trovato l' intesa sul premio alla coalizione.

 

Barbara PollastriniBarbara Pollastrini

«Stiamo lavorando a una proposta di legge trasversale che veda insieme Forza Italia e pezzi di Pd», spiega un deputato vicino a Orlando. Non è un mistero che Berlusconi abbia sempre tenuto aperto un canale di comunicazione con Franceschini. Chi lavora all' operazione esclude per ora che il Pd si spacchi platealmente in Aula. «Lavoriamo ai fianchi», spiegano. «Sarebbe da irresponsabili non provarci», dice l' orlandiano Martella. «Se lasciamo vincere le destre senza neppure provarci una intera classe dirigente sarà travolta», avverte Barbara Pollastrini. «Dobbiamo unire le persone di buona volontà dentro e fuori il Pd».

 

Al Nazareno questi movimenti sono ben noti. Non a caso due giorni fa Luca Lotti ha invitato a pranzo Andrea Orlando nel centro di Roma: sul tavolo i congressi provinciali dell' autunno, occasione per tenere dentro una sinistra sempre più inquieta. Ma anche la legge elettorale. «Non si può andare a votare così», il messaggio del Guardasigilli, che ieri ha visto Cuperlo e gli altri big della minoranza.

 

RENZI FRANCESCHINIRENZI FRANCESCHINI

Renzi non intende muoversi dall' idea di correre da solo. E ribadisce la volontà di mettere in lista volti nuovi, alimentando inquietudini anche tra i renziani che temono di restare a casa. Pisapia per ora resta a guardare. Se in autunno maturerà una legge con le coalizioni è pronto a lanciare a Renzi la sfida delle primarie. «Divisi si perde», il suo appello al Pd. E in molti lo stanno ascoltando.

 

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