luigi di maio roberto fico

LUIGINO, FUORI LE PALLE - AUMENTA NEL M5S L’INSOFFERENZA VERSO DI MAIO CHE HA ACCENTRATO TUTTO IL POTERE NELLE SUE MANI PER FINIRE A FARE IL SUBALTERNO A SALVINI - ALL’ASSEMBLEA DEI PARLAMENTARI M5S, LUIGINO AZZANNA: “NON VOGLIO I PIAGNISTEI, DOBBIAMO LAVORARE” - I NEO-DISSIDENTI? PARAGONE E CARELLI, ESCLUSO DA OGNI INCARICO

Fico e di maio

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”

 

Monta il malessere nei confronti di una Lega che monopolizza il governo, con parole d' ordine non apprezzate da tutti, e contemporaneamente aumentano le critiche contro la leadership del Movimento 5 Stelle, che sembra subire troppo. L'assemblea congiunta dei pentastellati mette sotto accusa la gestione di Luigi Di Maio, imputato di assommare troppo potere e di non reggere il confronto mediatico e politico con Matteo Salvini, che sta spostando l' asse dell' esecutivo sempre più a destra.

 

elena fattori

Alla riunione dei parlamentari partecipano sia Di Maio sia Alfonso Bonafede, oggetto di malumori per la vicenda di Luca Lanzalone. Di Maio si toglie qualche sassolino dalle scarpe e attacca: «Il Movimento è nato per cambiare il Paese, ora non ci sono più scuse. Voglio ascoltare i consigli, non voglio i piagnistei, ora dobbiamo pensare a lavorare». E ancora: «Adesso dobbiamo fare i fatti e cambiare il Paese, siamo al governo e i fatti li fanno anche i parlamentari che devono lavorare nelle commissioni e approvare le leggi».

 

Il leader, poi, dedica un passaggio del suo intervento al premier: «Conte sta dimostrando tutto il suo valore in questo momento, anche nei confronti di un'Europa che ti porta "lo spartito" già scritto». E chiude rivendicando i successi e risultati nel governo: «I ministri più importanti sono i nostri».

 

ALFONSO BONAFEDE

La prima critica arriva da una veterana, Elena Fattori, che chiede una modifica delle regole: «Sarebbe più saggio e costituzionale cambiare il nostro statuto e il nostro regolamento per condividere alcuni poteri oggi concentrati nelle mani di Di Maio».

 

E ancora: «Bisogna tenere separata la sfera governativa da quella parlamentare». Riferimento al ruolo di Di Maio, che è vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ma che mantiene anche il ruolo di capo dei 5 Stelle, con grandi poteri che gli sono stati assegnati nell'ultima modifica dello Statuto. Tra questi, la nomina dei capogruppo.

 

I nomi dei critici sono sempre gli stessi. Oltre alla Fattori, ci sono Paola Nugnes, Andrea Colletti, Nicola Morra. Ma anche esponenti vicini a Roberto Fico, come Luigi Gallo. Che aveva chiesto di affiancare alla leadership un Comitato di 40.

 

carla ruocco

Una sorta di direttivo, per allargare il processo decisionale. Consapevole delle difficoltà, il gruppo dirigente ha cercato di domare l'accenno di rivolta, distribuendo molte poltrone delle presidenze di commissione a ortodossi, non fedelissimi di Di Maio: tra loro Gallo, ma anche Giuseppe Brescia, Carla Ruocco, Marta Grande e Giulia Sarti.

giulia sarti

 

Ma il Movimento è in evoluzione. Si stanno strutturando gruppi e gruppetti che somigliano molto a correnti. Oltre ai dimaiani di stretta osservanza, ci sono quelli vicini a Fico. E altri «ortodossi», ma più vicini a Elio Lannutti, come Alessio Villarosa, Daniele Pesco e Laura Castelli. Poi c'è il gruppo dei cani sciolti, che conta molti eletti nell'uninominale. Tra loro Gianluigi Paragone, molto critico rispetto alla deriva presa dalla leadership. Ma anche da Emilio Carelli, anche lui escluso da ogni incarico. E da Andrea Roventini, già nel totoministri M5S.

 

luigi di maio elio lannutti

Che ieri ha fatto un attacco durissimo contro la Lega: «Pace fiscale e flat tax sono una follia. Aumentano le disuguaglianze e non favoriscono la crescita». Parole rilanciate da Lannutti. Mentre arriva un messaggio di Alessandro Di Battista. Che appoggia Di Maio, «un leone», ma aggiunge: «È fuorviante incentrare tutto il dibattito sull' immigrazione mentre gongolano delinquenti e banchieri senza scrupoli».

emilio carelligianluigi paragone

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