NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DEI LIGRESTI - È STRANO CHE GIANCARLO GIANNINI (CHE DOVREBBE LASCIARE LA PRESIDENZA DELL’ISVAP) NON SAPESSE NULLA DELL’ENORME BUCO LASCIATO DA FONDIARIA, VISTO CHE ERA IL SUO ENTE A CONTROLLARLA - IL FIGLIO DI GIANNINI, INOLTRE, È STATO ASSUNTO DAI LIGRESTI COME ISPETTORE COMMERCIALE - NON SOLO ISVAP: IL FIGLIO DELL’EX PRESIDENTE DELLA CONSOB LAMBERTO CARDIA ERA CONSULENTE LEGALE DEI LIGRESTI...

Vittorio Malagutti per il "Fatto quotidiano"

Anche se a Roma qualcuno parla di una possibile clamorosa riconferma, il presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini si sta preparando a fare le valigie. A maggio scade il suo mandato, il secondo consecutivo, alla guida dell'Authority che vigila sulle assicurazioni. Una poltrona a cui l'ex manager dei gruppi Ina e Assitalia è approdato, su designazione di Silvio Berlusconi, addirittura dieci anni fa, nel 2002.

Da qui a maggio però il lungo addio di Giannini all'Isvap rischia di essere accompagnato da polemiche pesantissime. In questi giorni, infatti, lo scottante fascicolo su Fondiaria-Sai e la controversa gestione della famiglia Ligresti è arrivato anche sul tavolo dei pm di Milano. E sul mercato circolano i primi circostanziati resoconti sui vorticosi affari in conflitto d'interessi che hanno portato decine di milioni di euro di profitti nelle tasche di Salvatore Ligresti e dei suoi tre figli, Jonella, Giulia e Paolo.

Tutto denaro prelevato dalle casse di Fondiaria Sai nell'arco di un anno, proprio mentre il gruppo assicurativo andava a picco con circa due miliardi di perdite messi a bilancio tra 2010 e 2011. Le indagini della procura, se davvero andranno avanti, mirano a stabilire eventuali responsabilità di carattere penale per questo disastro.

Fin d'ora però è lecito porsi una domanda. Com'è stato possibile che tutto questo avvenisse senza che nessuna delle autorità preposte alla sorveglianza intervenisse per tempo e con decisione? Due giorni fa, Fondiaria ha comunicato che nelle sue riserve sinistri manca qualcosa come 800 milioni di euro. Una somma enorme. Il sospetto è che per anni la compagnia, allo scopo di puntellare i suoi bilanci traballanti, abbia evitato di accantonare quanto dovuto per far fronte ai rischi.

Possibile che nessuno se ne sia accorto? E qui viene chiamata in causa in primo luogo proprio l'Isvap, che ha il mandato di vigilare sulla gestione delle compagnie. L'Authority si difende segnalando che nella seconda metà del 2010, non appena i segnali di difficoltà si sono fatti evidenti, l'ente presieduto da Giannini è intervenuto disponendo un'ispezione che poi ha portato a galla molti dei problemi resi pubblici in questi giorni. Fin troppo facile ribattere che nel 2010 ormai i buoi erano scappati. E chiudere la stalla ormai serviva solo a limitare i danni.

Ad aumentare l'imbarazzo di Giannini c'è anche un'altra notizia che Il Fatto quotidiano ha potuto verificare. Tra il 2005 e il 2006, all'incirca per 12 mesi, Andrea Giannini, uno dei tre figli del presidente dell'Isvap, ha lavorato alla sede di Roma del gruppo Fondiaria come ispettore commerciale con i gradi di funzionario di primo livello. Insomma, Ligresti aveva assunto il figlio del capo dell'Authority chiamata a vigilare su di lui.

E' vero, nessuna norma di legge vietava quell'assunzione. Di certo chi si trova in una posizione delicata e importante come quella di Giannini dovrebbe evitare qualunque tipo di rapporto, anche indiretto, con un sorvegliato. E per di più un sorvegliato con il peso specifico di Ligresti.

La vicenda di Giannini junior ha un precedente, ancora più clamoroso. Nel 2008 infatti si scoprì che il figlio dell'allora presidente della Consob, Lamberto Cardia, era diventato consulente legale del gruppo Ligresti.

L'avvocato Marco Cardia, questo il suo nome, aveva seguito parecchie pratiche importanti e, per di più, aveva preso casa e ufficio (a Milano) in immobili targati Ligresti. Solo dopo che questi rapporti divennero di dominio pubblico, Cardia padre fece sapere che si sarebbe astenuto dal voto in Commissione quando questo avesse riguardato società legate al figlio avvocato.

Tirando le somme, si scopre che i Ligresti avevano rapporti indiretti con i vertici dell'authority di Borsa e di quella assicurativa. E questo proprio nel periodo in cui hanno messo in piedi la giostra di affari in conflitto d'interessi venuti a galla adesso.

Isvap e Consob si difendono. Difficile intervenire se anche all'interno della compagnia gli organi preposti a verificare e controlli non hanno mai segnalato nulla. In effetti, anche il collegio sindacale di Fondiaria, autore di un ampio rapporto sulle operazioni che hanno coinvolto la famiglia, si è mosso solo in queste settimane dopo la denuncia di un socio, il fondo internazionale Amber. E i dirigenti della compagnia incaricati di audit e controllo interno? Dispersi. O quantomeno le loro segnalazioni, se mai ci sono state, non sono bastate per cambiare le cose.

Il pressing delle authority di controllo è cominciato solo quando i bilanci hanno cominciato a traballare. Forse , però, già prima era visibile qualche indizio sulla gestione non proprio trasparente del gruppo. Esempio: Stefano Carlino, direttore generale della holding dei Ligresti, la Premafin, è stato a lungo anche responsabile della finanza in Fondiaria. Un doppio ruolo che di per sè evidenzia un colossale conflitto d'interessi. Ma prima del 2011 nessuno se n'era accorto. Pare.

 

GIANCARLO GIANNINIGiulia, Salvatore e Jonella LigrestiJONELLA LIGRESTI GIULIA LIGRESTI E MARITO PAOLO LIGRESTI LAMBERTO CARDIA

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