BALENA BIANCA? BALENA BANCA! - IL GOVERNO DELLA CHIESA E DEI BANCHIERI SI PREPARA PER IL DOPO-MONTI: L’IPOTESI DI ANDREA RICCARDI CANDIDATO PER IL TERZO POLO A SINDACO DI ROMA FA SBROCCARE CICCHITTO (E ANCHE IL POVERO ABETE, CHE IN QUANTO BANCHIERE, SI ERA GIÀ PRENOTATO) - MA ALLA “LOBBY DI TODI” CHE SI È RIUNITA A PORTE CHIUSE SOTTO LO SGUARDO DI BAGNASCO E ORNAGHI, NON È PIACIUTA L’INIZIATIVA DI RICCARDI, BONANNI E CASINI CHE VOGLIONO LANCIARE A NAPOLI LA NUOVA “COSA BIANCA”. LORO HANNO GIÀ PASSERA…

1 - E RICCARDI PUNTA AL CAMPIDOGLIO CON IL TERZO POLO
EFo per "il Giornale"

Lui smentisce, o meglio, confonde le acque: «Non credo che una mia candidatura a sindaco di Roma sia percorribile. L'avrei accettata forse in età più giovane». Ma, si sa, l'uso del condizionale è sempre pericoloso, soprattutto quando a parlare, e di politica, è un ministro tecnico del governo di professori di Mario Monti. Il protagonista dell'ultimo mistero che riguarda un componente dell'esecutivo è Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione.

Verità o pettegolezzo, la voce rimbalza in tutti i palazzi: Riccardi candidato sindaco a Roma nel 2013 contro Alemanno e Zingaretti. E ieri l'ha commentata ufficialmente il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Sappiamo bene che sui giornali compaiono notizie vere, semivere e false - ha precisato l'esponente del Popolo della libertà - . Non sappiamo a quale di queste categorie appartenga l'indiscrezione secondo la quale candidato a sindaco di Roma in alternativa al nostro sindaco Gianni Alemanno sarebbe il dottor Riccardi», ministro di un governo «che sosteniamo».

Comunque sia, avverte Cicchitto, in questa storia vera o presunta c'è una gigantesca «contraddizione», perché «il ministro di un governo amico non può diventare poi nemico alla prima occasione elettorale, per di più caratterizzata dal grande rilievo che ha la capitale d'Italia». Sarebbe nemico, Riccardi, perché lo schieramento che dovrebbe candidarlo è il Terzo polo di Fini, Casini e Rutelli.

C'è la Chiesa dietro questa ipotesi. Riccardi è fondatore della comunità di Sant'Egidio, già biografo di Giovanni Paolo II, e il suo avvicinamento al governo sarebbe dipeso molto dal suo profilo di vicinanza al Vaticano, oltre che dal suo prestigio di professore di Storia contemporanea.Casini farebbe buon viso a cattivo gioco, Riccardi ci starebbe perlomeno pensando, anche se ripete che quello che gli sta a cuore è il lavoro del governo di cui fa parte, e che si sente troppo anziano per fare il sindaco.

Dalla Comunità di Sant'Egidio, come si può immaginare, non trapela nulla. Per il suo futuro, Riccardi non vede ruoli strettamente politici. Ha più il physique du role della carica istituzional-professorale. Ma è vero anche che il Campidoglio non è Montecitorio,c'è una società civile alla base di molte scelte di amministrazione cittadina. Quel che è certo è che i rumors su questa possibile candidatura stanno facendo innervosire sia il Pd che il Pdl.

Il Pd forse ancora di più, dato che in ambienti democratici si insiste col dire che il presidente della Provincia e candidato in pectore Nicola Zingaretti sarebbe avanti di 13 punti sullo sfidante Alemanno. Ufficialmente il partito di Bersani, però, non si mostra preoccupato, e anzi polemizza con il Pdl: «Sono del tutto ingiustificati gli attacchi provenienti da esponenti del centrodestra nei confronti del ministro Riccardi - critica il capogruppo Pd in consiglio comunale Umberto Marroni - . Attacchi irresponsabili dettati dal nervosismo per la paura di perdere le elezioni a Roma. Peraltro tali affermazioni risultano pretestuose in quanto basate su semplici illazioni riportate da alcuni quotidiani».

Se dovesse «risultare vera» l'ipotesi di una candidatura al Campidoglio di Riccardi, commenta l'ex sottosegretario Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, «finirebbe il bluff del governo tecnico. Questo esecutivo invece di pensare agli interessi degli italiani, al salva e cresci Italia, sta solo organizzando il proprio partito e pensa alla campagna elettorale».


2 - E IL MINISTRO RICCARDI NEGA: «NON VOGLIO FARE LA NUOVA DC»
Da "il Giornale"

Una nuova Dc? «Per i cattolici è importante la ripresa di responsabilità nella vita politica dell'Italia». Parole del ministro Andrea Riccardi. Non si è mai spento il dibattito sugli spezzoni del mondo cattolico che, magari a braccetto chissà, con Monti e Casini, pensano di realizzare un nuovo centro.Ieri il responsabile della Cooperazione e l'Integrazione ha escluso la nascita di una Democrazia cristiana bis, pur lasciando spiragli.

«Macché balena bianca - risponde a Sky Tg24 - cosa farà il mondo cattolico non lo sappiamo... È iniziato un processo che è segno di ripresa di interesse dei cattolici per la politica. Ma non è detto che questo sia un discorso strettamente legato a Casini che è lì storica¬mente dall'inizio della Seconda repubblica con una sua proposta politica».

Eppur si muove, verrebbe da dire. «Il mondo cattolico - ha insistito- potrà scegliere posizioni centriste o forse altre, ma non credo che rinascerà una Dc, questo non lo penso». Un ragionamento che non può non richiamare alla memoria i giorni di Todi.C'era il Forum cattolico: in prima fila il leader Cei cardinal Bagnasco, alla fine un messaggio bello chiaro: «Più forti in politica, superare i due poli».

Poi sono stati i fatti a parlare: SuperMario nella sua coalizione ha messo tre ministri ben visti da quel mondo a cui non spiacerebbe veder nascere un grande soggetto moderato: il ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi e il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, stimato a destra e a sinistra; capace di mediare e unire e di fare confluire le forze verso il centro. E proprio Riccardi, anche fondatore della comunità di Sant'Egidio, che a Todi aveva detto che non si sarebbe candidato a niente: «Il "partito" di Todi è un processo iniziato in un'altra fase».

Il fatto che Casini stia dando una mano decisiva a questo governo non è un caso, evidentemente: è intorno al Terzo Polo che Casini sta cercando di tessere la sua tela per il dopo Berlusconi ammesso che sia già iniziato- partendo peraltro proprio da Roma come laboratorio politico. Non è un caso che nei giorni scorsi le voci di una possibile candidatura di Riccardi al Campidoglio siano circolate vorticosamente, costringendo il ministro all'ennesima smentita.


3- PROVE DI UNITÀ DEI CATTOLICI LA "COSA BIANCA" SI PREPARA
Andrea Tornielli per "la Stampa"

Prove di unità dei cattolici in politica, anche se per ora a porte chiuse. Si è svolta lunedì, nella sede della Cei, una riunione riservata per discutere i contenuti del «manifesto di Todi», il programma che servirà da base per un'eventuale nuova «cosa bianca». Vi hanno partecipato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, insieme al segretario della Cei Mariano Crociata; i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni religiose - Azione Cattolica, Cl, Comunità di Sant'Egidio, Focolarini, Rinnovamento nello Spirito e Neocatecumenali; il portavoce del Forum delle associazioni cristiane del mondo del lavoro Natale Forlani, il coordinatore di Retinopera Franco Pasquali.

Erano presenti anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, l'unico membro del governo ad aver partecipato alla riunione.

Per tre ore, dalle 15 alle 18, il dialogo sui contenuti è stato serrato: le gerarchie ecclesiastiche sono preoccupate «per rischio che aumenti l'astensionismo», per «il prevalere dell'antipolitica», e sottolineano la necessità di risvegliare nei giovani, e in particolare nei giovani cattolici, la passione per la cosa pubblica e la voglia di impegnarsi in prima persona.

Bagnasco ha insistito più volte sulla necessità dell'essere uniti e ha ricordato l'importanza dei «principi non negoziabili» come base di partenza comune per i cattolici in politica. Ma si è parlato anche di disoccupazione, di economia sociale di mercato, dell'importanza della concertazione e della valorizzazione dei corpi intermedi della società.

Da novembre a oggi - l'ultima riunione si è svolta la scorsa settimana - quattordici professori di area cattolica (da Stefano Zamagni a Mauro Bagatti, da Carlo dell'Aringa a Cesare Mirabelli) hanno lavorato alla stesura del manifesto di Todi, riunendosi nella sede della Fondazione Sturzo di Roma: i contributi decisivi per il documento riguarderanno i «valori, la cultura e l'educazione» nella società aperta e pluralista;

i rapporti tra Stato, economia privata e società; lo sviluppo nelle economie aperte, il contrasto al rischio di impoverimento, la cooperazione internazionale, le nuove regole per gli assetti istituzionali, lo sviluppo del Mezzogiorno e le politiche per la famiglia. Un programma vasto e dettagliato, che cerca di tradurre in prospettive concrete il patrimonio della dottrina sociale della Chiesa.

Nella prima decade di febbraio, il Forum delle associazioni di Todi analizzerà il testo finale e preparerà il preambolo più propriamente politico al documento. Sia i vertici della Cei, come pure i promotori del Forum, non intendono mettere in discussione il bipolarismo italiano. La «cosa bianca», un nuovo contenitore partitico oppure una trasformazione e fusione di partiti già esistenti, dovrebbe far riferimento al Partito popolare europeo e dunque essere alternativo alla sinistra.

È significativo che l'unico ministro presente fosse Ornaghi, che era stato incaricato, prima della nomina nell'esecutivo guidato da Monti, di coordinare il lavoro dei professori sul manifesto. Non c'era invece Andrea Riccardi, da più di qualcuno indicato nei mesi scorsi come il possibile «federatore» dell'area cattolica in politica.

Ai promotori del Forum non è piaciuta l'annunciata - e poi rinviata - iniziativa che avrebbe dovuto vedere insieme in questi giorni a Napoli Riccardi, Bonanni e Casini come padri nobili di un nuovo progetto politico. «Non è opportuno - riferisce uno dei presenti alla riunione di lunedì - cercare di abbattere il bipolarismo con ipotesi da terzo polo. Il punto è, piuttosto, mettere in discussione i partiti così come sono oggi».

Questa prospettiva, che colloca la nuova «cosa bianca» nell'ambito moderato e alternativo alla sinistra, sembra riscuotere consensi sia nel cardinale Bagnasco che nel Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Quale sarà lo sbocco di questo percorso è ancora presto per dirlo. I promotori del manifesto di Todi non vogliono precorrere i tempi, anche a motivo del delicato equilibrio politico che caratterizza oggi il Paese: «Dipenderà da che cosa accade nei partiti da qui al 2013». Quanto ai nomi dei leader, Ornaghi appare destinato ad avere un ruolo. Ma si guarda anche a Corrado Passera, che è stato tra i relatori al «conclave» di Todi.

 

 

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