HARDCORE BANK (BUSSATE, E VI SARA' DATO) - TRE SETTIMANE DOPO IL “SEQUESTRO” DI SPINELLI GLI ARRESTATI PARLAVANO DI “SVARIATI MILIONI” DA METTERE AL SICURO IN SVIZZERA - QUANTE ANALOGIE CON LA TELEFONATA DI FASSINO A CONSORTE! ANCHE IN QUEL CASO IL PC, AL MOMENTO DELLA “VERIFICA”, SI IMPALLO’ - COSA C’E’ NELLE 7 ORE E 41 MINUTI DI FILMATO CHE AVREBBE DOVUTO CONVINCERE BERLUSCONI A SGANCIARE 35 MILIONI DI EURO? AH SAPERLO…

L. Ferrarella e G. Guastella per il "Corriere della Sera"

Il 13 novembre il capo dei rapitori del contabile di Berlusconi, Francesco Leone, si rivolge al comasco Alessio Maier, che sta per andare a Lugano a parlare con il direttore dell'istituto cooperativo regionale Raiffeisen Bank. Gli deve dire: «Qui stanno svariati milioni di euro che dobbiamo mettere nella cassetta e nelle cassette di sicurezza devono stare protette, che mi puoi consigliare?».

La conversazione, captata in auto, segnala che i 6 arrestati per il sequestro di Giuseppe Spinelli agivano come se disponessero già o contassero su una grossa somma.

«Ti dico nel succo il ragionamento che gli devi fare», spiega il 13 novembre il capo dei rapitori del contabile di Silvio Berlusconi, Francesco Leone, al comasco Alessio Maier che tramite un certo «Luca» sta per andare a Lugano a parlare con il direttore dell'istituto cooperativo regionale Raiffeisen Bank: gli deve dire «Qui stanno svariati milioni di euro che dobbiamo mettere nella cassetta e nelle cassette di sicurezza devono stare protette, che mi puoi consigliare? A operazione avvenuta esce il caffè anche per te».

Questa conversazione captata in auto, alla quale in effetti segue la telefonata al direttore della banca per l'appuntamento il giorno dopo, segnala - proprio come le altre già note intercettazioni sugli «8 milioni di euro», sui «svariati milioni», sulla «valigia di soldi», sulla «botola», sulle «cassette di sicurezza» in due banche di Buguggiate e Varese, e sulla Ferrari spider da 230.000 euro prenotata da uno dei rapitori - che i 3 italiani e i 3 albanesi, arrestati lunedì per il sequestro-lampo di Giuseppe Spinelli tra il 15 e 16 ottobre, almeno dal 9 novembre si comportavano come se davvero disponessero già o contassero sulla imminente disponibilità di una grossa somma.

Che progettavano di difendere prelevando il contenuto delle cassette di sicurezza italiane e sostituendolo con banconote facsimile da affidare a un complice-cavia alla dogana svizzera, diversivo per portare invece di persona nella banca di Lugano il denaro vero (sinora però non trovato, se è esistito). L'appuntamento svizzero "salta" perché i pm bloccano le cassette nelle due banche italiane facendo inventare una rapina agli sportelli. Imprevisto al quale il direttore di Lugano, adontandosi con Maier, giustamente non crede: non siete professionali, lo apostrofa, «sono barzellette».

COINCIDENZE DI FORMAT
Nel sequestro-Spinelli ricompaiono alcune scene che agli abbonati alle inchieste berlusconiane riecheggiano analogie finite agli atti già di un altro scandalo: l'intercettazione segreta del ds Fassino portata il 14 dicembre 2005 ad Arcore come regalo di Natale ai fratelli Silvio e Paolo Berlusconi da un infedele collaboratore dei pm (Roberto Raffaelli) e da un ex socio di Paolo Berlusconi, Fabrizio Favata.

Spinelli, infatti, a proposito della chiavetta informatica sulla quale a dire dei sequestratori c'erano «7 ore e 41 minuti di registrazione che avrebbero danneggiato De Benedetti in relazione al lodo Mondadori» e il filmato in dvd di una cena complottarda di Fini con magistrati di quel processo, racconta che per una impasse tecnica i rapitori non riuscirono a fargli visionare il contenuto: «Il computer era acceso e ho detto "Meno male, siamo in grado di vedere", ma loro mi hanno detto che il sistema del mio computer non era compatibile con il programma su cui era stato registrato il Dvd e la chiavetta».

È la stessa scena accreditata da Raffaelli per l'intercettazione di Fassino davanti ai Berlusconi ad Arcore nel 2005: il pc portatile si sarebbe impallato, senza riuscire a fargliela ascoltare. Curiosa anche l'assonanza di due frasi che compaiono in entrambe le vicende. Secondo Spinelli, uno dei rapitori a proposito del filmato (sinora non trovato come pure la chiavetta) gli raccontò che «in quella cena Fini avrebbe parlato ai magistrati pregandoli di aiutarlo a mettere in difficoltà Berlusconi» e dicendo loro «che per questo gli sarebbe stato grato tutta la vita».

È la stessa frase che Favata asserisce sia stata pronunciata nel 2005 da Silvio Berlusconi, e che Raffaelli attribuisce invece al fratello Paolo, a beneficio di chi gli stava portando l'audio di Fassino: «La mia famiglia vi sarà grata in eterno». C'è una eco persino nel fatto in sé: il tentato sequestro, sventato in extremis nel 2007 dalla GdF con l'arresto dei rapitori palermitani, di un socio (Giovanni Cottone) che con Favata e Paolo Berlusconi era stato nella «Solari.com» per commercializzare decoder del digitale terrestre.

Anni dopo, Favata prospetterà di «poter dare un pizzicotto a Paolo Berlusconi», cioè «un avvertimento per lasciargli intendere che era disposto a pubblicizzare altre situazioni per lui ben più pericolose», minacciando di consegnare ai giornali un memoriale su come a suo dire un maquillage dei conti aveva limitato perdite della società ben superiori a quelle emerse.

ALTRI 3 (PICCOLI) INDAGATI
Se queste sono solo suggestioni, la realtà spicciola registra invece tre nuovi indagati ma per esigenze tecniche di perquisizioni: il prescelto "cavia" per la dogana svizzera, e due uomini incontratisi a Como con Leone, che oggi sarà interrogato dal gip come gli altri 5 arrestati.

 

FRANCESCO LEONE CAPO DELLA BAND CHE HA RAPITO SPINELLI ALESSIO MAIER E FRANCESCO LEONE ALLO STADIO FOTO POLIZIA DI STATO GIUSEPPE SPINELLI SILVIO BERLUSCONI jpegh ing05 piero fassino9 gio consorte1 lapPAOLO BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO