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GUFI E POLLI - BELPIETRO: “IL NOSTRO PIL FRENA ANCORA. TRA LE GRANDI ECONOMIE EUROPEE RESTIAMO IL FANALINO DI CODA E NON LA LOCOMOTIVA CHE PRETENDEREBBE DI ESSERE RENZI. CIÒ NONOSTANTE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO HA MAGNIFICATO I RISULTATI RAGGIUNTI. VISTI I PRECEDENTI, PREPARIAMOCI AL PEGGIO”

Maurizio Belpietro per “Libero quotidiano”

 

Qualche tempo fa, in risposta alla solita filippica del presidente del Consiglio, ci eravamo chiesti se il gufo non fosse proprio lui e non i suoi critici. Spesso, quando qualcuno obietta davanti al suo ottimismo, Matteo Renzi lo taccia di essere un brontolone o peggio di portare iella.

BELPIETROBELPIETRO

 

In realtà, guardando a quanto accaduto negli ultimi tempi verrebbe da dire che è lo stesso capo del governo che si attira la sfortuna e ahinoi la attira anche sull' Italia. Qualche esempio? Il primo lo abbiamo citato ieri. Il premier non aveva ancora finito di dire che le nostre banche sono più solide di altre, che sui nostri istituti di credito si è abbattuta una tempesta da far paura, con titoli che in Borsa hanno perduto un quarto del loro valore.

 

padoan renzipadoan renzi

Altro episodio? In una delle sue molteplici esternazioni in giro per il mondo (ormai sembra un rappresentante della Francorosso per quanto viaggia intorno al globo), il presidente del Consiglio si è lasciato andare a magnificare il ripristinato ruolo internazionale del nostro Paese, spingendosi a dire che presto saremmo stati noi la locomotiva d' Europa. Neanche il tempo di finire la frase, ed ecco capitare l' incidente, con Bruxelles schierata come un sol uomo contro l' Italia, accusata di non rispettare i patti stabiliti dalla Ue.

 

Mica male per chi ambisce a guidare la Commissione. Non diversamente è andata con la faccenda degli immigrati. Appena celebrato l' accordo che, secondo Renzi, avrebbe dato ragione al nostro Paese e consentito di smistare nel Nord del continente i profughi, Svezia, Danimarca, Austria e perfino la Germania hanno chiuso le frontiere. Risultato: dei 40 mila stranieri che avremmo dovuto dirottare verso altri lidi ne sono partiti meno di duecento.

matteo renzi padoanmatteo renzi padoan

 

Di successo in successo siamo arrivati a qualche giorno fa, quando il capo del governo ha voluto autocelebrare i suoi primi due anni a Palazzo Chigi. Facendosi aiutare dalle solite slide, il primo ministro di Rignano si è costruito un piccolo monumento, attribuendosi il merito di aver condotto l' Italia fuori dal pantano, facendola uscire dalla crisi e dal cono d' ombra in cui era stata confinata dai governi precedenti.

 

renzi junckerrenzi juncker

Anche in questo caso non è servito attendere molto per avere la controprova di quanto dichiarato. Ieri infatti l'Istat ha diffuso i dati economici consuntivi riferiti al 2015. Così si è scoperto che la celebrata ripresa del Paese è molto più lenta di quanto ci si potesse aspettare dalle parole trionfalistiche del presidente del Consiglio.

 

La Repubblica, quotidiano che di fronte al leader mantiene sempre il ciglio umido, commentando i dati si è fatta sfuggire sul suo sito online un incipit significativo: «Delude la ripresa italiana nella parte finale del 2015». Anche il quotidiano più genuflesso a Renzi, il Corriere della Sera, non ha potuto nascondere la notizia, non senza precisare però che il segno più non si registrava dal 2011.

 

renzi juncker  renzi juncker

Peccato che la crescita di uno 0,7 per cento del Prodotto interno lordo sia al di sotto delle stime prudenziali del governo, il quale aveva fissato l' obiettivo allo 0,8 per cento. Anzi: le previsioni parlavano di uno 0,9, ma Matteo Renzi in una delle sue molteplici partecipazioni televisive si era sbottonato dicendo che alla fine la crescita sarebbe stata dell' uno per cento. A settembre il premier era ancora fiducioso di riuscire a centrare la cifra tonda, ma si scopre ora che invece le cose non sono andate così e che addirittura, invece di accelerare, l'economia nella seconda metà dell' anno ha cominciato a frenare.

 

Qualcuno potrebbe obiettare che 0,7 è sempre meglio di 0 e che in fondo un timido, anzi timidissimo, segnale positivo alla fine c'è. Vero. Ma si dà il caso che i risultati dipendano più da fattori esterni che da ragioni interne. Il prezzo del petrolio nel 2015 si è praticamente dimezzato, scendendo a 30 dollari al barile, i tassi d'interesse sono diventati quasi negativi, il cannone finanziario di Mario Draghi ha sparato senza sosta immettendo una liquidità che ha gonfiato l' economia.

renzi parlamento europeorenzi parlamento europeo

 

Con tutto sto ben di Dio a favore, altri Paesi hanno fatto faville, crescendo molto di più di quanto non sia cresciuta l' Italia. Nella classifica dei 28 che fanno parte della Ue, noi stiamo al 25° posto. Peggio di noi fanno solo la Grecia, la Finlandia, che ha visto sparire la sua industria telefonica, e l' Estonia. Tra le grandi economie europee restiamo insomma il fanalino di coda e non la locomotiva che pretenderebbe di essere Matteo Renzi. Ciò nonostante il presidente del Consiglio dei gufi esulta e ieri, durante una trasmissione radiofonica, ha magnificato i risultati raggiunti. Visti i precedenti, siamo pronti al peggio.

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