BENVENUTI A MILANOGRAD - NEL FEUDO UN DI’ DI CRAXI ORA COMANDANO I RUSSI: IN CITTÀ FA SHOPPING IL CETO MEDIO POST-SOVIETICO E ORA ANCHE ALLA SCALA I PROGRAMMI SONO IN RUSSO

Alberto Mattioli per "la Stampa"

Benvenuti a Milanogrado. Di questi tempi, la città non è alluvionata solo dalla pioggia, ma anche dai russi. Russi in Duomo (il 13,9 per cento dei visitatori), russi al Castello Sforzesco (il nostro piccolo Cremlino), russi a Brera, russi soprattutto nei negozi nel Quadrilatero. Russi, infine, all'assalto del mercato immobiliare. Le agenzie specializzate si moltiplicano e ormai i cartelli «Vendesi» nelle zone di lusso sono trilingue: italiano, inglese e russo.

I dati dell'Osservatorio del turismo sono inequivocabili. Nella prima metà dell'anno scorso, i russi hanno battuto tutti: 114.188 arrivi, stracciando francesi (87.314) e americani (86.399). I tedeschi sono quarti (84.520), i cinesi, che pure sembrano dappertutto, solo quinti (83.776).

Anche alla Scala si sono adeguati. Dall'ultimo Sant'Ambroeus, nei sontuosi programmi di sala del Tempio la trama dell'opera o del balletto non è più riassunta solo in italiano, francese, inglese, tedesco e giapponese, ma anche in russo. Per forza: sembra di essere al Bolshoi.

Se in loggione si parla ancora in milanese, la platea è piena di russi. Per carità, gli stranieri alla Scala ci sono sempre stati, riconoscibilissimi perché overdressed, impegnati a fotografarsi a vicenda con l'iPhone e, almeno i più facoltosi, a scolare champagne negli intervalli. Ma tanti russi non se ne erano mai visti.

L'immagine che tutti se ne fanno, ovviamente, è quella dell'oligarca che scende al Four Seasons, svuota bottiglie e boutique, lascia 500 euro di mancia al tassista e festeggia in compagnia di modelle bionde nei locali alla moda. C'è ancora (per fortuna di negozianti, ristoratori, tassisti e bionde), ma ormai fa rotta su Milano un nuovo ceto medio-alto di gente benestante ma non miliardaria, anche perché 114 mila e rotti oligarchi in sei mesi sarebbero troppi anche per la Russia neoricca di Putin.

«Gli ultimi clienti che mi hanno chiamato cercavano un trilocale per un budget di 500 mila euro. Non comprano al buio, contrattano e sono molto esigenti, più degli italiani», spiega Natalia Tolstikhina, da 14 anni in Italia e da sei agente immobiliare.

È lei che ha tappezzato corso Garibaldi di cartelli in cirillico. Resta da capire perché ai russi piaccia tanto Milano. «Vorrei capirlo anch'io - sorride lei -. Però la posizione è strategica. Intanto c'è Malpensa, che i russi, a differenza degli italiani, considerano uno scalo importante e comodo. E poi i laghi, quello di Como ma anche il Maggiore, sono vicini, la montagna anche, il mare non lontano e a Milano ci sono i negozi».

Così, nel 2005 i russi erano il due per cento degli acquirenti di beni immobiliari in Italia; nel 2012, il 13 per cento, al terzo posto dopo tedeschi e inglesi (che però forse privilegiano il Gardasee e il Chiantishire). Poi ci sono i turisti. L'estate scorsa, quelli russi sono aumentati del 30 per cento.

Il Quadrilatero della moda fa loro lo stesso effetto del miele sulle mosche. Secondo Guglielmo Miani, presidente dell'Associazione Montenapoleone (più di 100 brand del lusso, che con i loro negozi milanesi «fanno» tre miliardi di euro all'anno, il 12 per cento del Pil della città), se gli stranieri valgono l'80 per cento del fatturato delle grandi griffe, i russi rappresentano da soli il 30 per cento di questo 80, più dei cinesi fermi al 28.

«Li coccoliamo con personal shopper, aperture speciali, commessi bilingue, corsi di cultura russa per gli impiegati - racconta Miani -. E infatti vengono a comprare qui più che a Parigi. La clientela russa cresce, in tutti i sensi. Una volta entravano, chiedevano: "Mi dia il cappotto più caro che ha". E se ne andavano senza neanche provarlo. Adesso confrontano e anche il gusto è più raffinato».

Poi, certo, capita ancora che qualche russo faccia notizia. Come quella coppia di «fashion victims» che un mese fa si è fatta portare nel Quadrilatero lasciando in taxi 5.200 euro in contanti, le carte di credito e rubli «in abbondanza». Udine 52, al secolo Gerardo Capraro, li ha riconsegnati guadagnandosi la loro riconoscenza e molti elogi nelle cronache cittadine.

Le ultime vacanze natalizie hanno confermato il trend. In crescita vertiginosa, dicono a Federalberghi, non sono solo i russi, ma tutti gli ex sovietici. A Natale e Capodanno si è fatto il pieno di kazaki e azerbaigiani. Per non far mancare loro niente, si moltiplicano i ristoranti etnici e a Milano ci sono almeno due bagni russi dove farsi una sauna doc e flagellarsi felici con i rami di betulla.

Comunque non si vive di solo corpo: all'anima provvede la chiesa ortodossa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo martiri del patriarcato di Mosca. La Curia, quella milanese, conta invece sui russi per il restauro del Duomo in vista dell'Expo. Una delegazione della Veneranda Fabbrica è andata a Mosca a presentare l'iniziativa «Adotta una guglia». Da restaurare ce ne sono 135 e con 100 mila euro il donatore potrà iscriverci il suo nome.
La Santa Russia è pregata di aprire il portafogli.

 

 

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