giorgia meloni salvini berlusconi

BERLUSCONEIDE, ATTO FINALE - IL CAV PENSA A UNA FEDERAZIONE CON LA LEGA PER ARGINARE LA MELONI – PRIMA DI NATALE IL BANANA HA RIUNITO I SUOI AD ARCORE E HA INIZIATO A PENSARE ALLA SUCCESSIONE: “ALLE PROSSIME ELEZIONI NEL 2027 AVRÒ 91 ANNI. È IL MOMENTO DI PENSARE A COSA DIVENTERÀ FORZA ITALIA” – IL PROGETTO, AI GOVERNATORI LEGHISTI DEL NORD (PREOCCUPATI DA SALVINI), NON DISPIACE - UNICO INTRALCIO I RAPPORTI ESTERI DEL CAPITONE CON LE PEN E LA SIMPATIA PER PUTIN..

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

SILVIO BERLUSCONI E IL PRANZO DI NATALE 2022 AD ARCORE CON I VERTICI DI FORZA ITALIA

Lo ha anche scritto su un foglietto. Perché non gli sfuggissero le parole, perché fa sempre così, come tutti gli videro fare in Senato nei primi giorni della legislatura. Silvio Berlusconi appunta quello che sta per dire. E in questo caso sono righe pesanti, perché fissano un orizzonte, dove lui non pensava sarebbe mai tramontato il sole. 

 

«Alle prossime elezioni nel 2027 avrò 91 anni. È il momento di pensare a cosa diventerà Forza Italia». Berlusconi pronuncia questa frase per ben due volte, prima di Natale, ad Arcore e a un pranzo a Villa Grande, a Roma, alla presenza di ministri, sottosegretari e capigruppo. Chi lo ascolta, per una volta sente che c’è qualcosa di diverso nella sua voce, non è un vezzo retorico per sentirsi rispondere che no, lui è un giovincello, baciato dall’eternità. È una presa di consapevolezza, l’ammissione degli anni che passano, con lo sguardo fisso sul nemico, che è il nemico di tutti, il tempo. 

 

BERLUSCONI DUDU E IL VERTICE AD ARCORE

Berlusconi è costretto a un confronto impari, e lui che non ama i dati di fatto spiega che «è un dato di fatto» che Giorgia Meloni e Matteo Salvini siano molto più giovani di lui. Per questo, dice, Forza Italia va messa al riparo. L’ex premier vuole tentare l’ultimo azzardo, come sua eredità politica. Il partito repubblicano unico – con tutti dentro, Lega e Fratelli d’Italia compresi – è la carta che ne copre un’altra. 

 

E non è il polo di centro, moderato e liberale, che nascerebbe da un’operazione in comune con Matteo Renzi, ma che tra gli azzurri è solo Gianni Letta, il fidatissimo consigliere, a sponsorizzare. Berlusconi in realtà lavora al progetto di una federazione con la Lega. Un listone da presentare prima delle Europee del 2024, nella speranza di contenere l’avanzata di FdI. Due teste: una forte al Nord e una ancora competitiva al Sud.

SALVINI BERLUSCONI MELONI MEME NATALIZIO

 

È la nuova geografia politica che impone di pensare a uno schema a due, perché il consenso della Lega si sta nuovamente localizzando nelle regioni del dominio storico, e FI regge bene l’urto della crisi solo nel Meridione. Anche per questo, fanno notare dalla cerchia del fondatore, Berlusconi non ha azzannato il leader del M5S Giuseppe Conte in una delle varie interviste che ha rilasciato negli ultimi giorni, e non attacca il reddito di cittadinanza come fa Meloni.

 

berlusconi meloni salvini alle consultazioni

Il piano, ha riferito sempre Berlusconi, non dispiacerebbe ai governatori leghisti di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia-Giulia, preoccupati dal declino di Salvini e del partito. Va calibrato però con attenzione, perché la federazione non sembri solo una somma di due debolezze. L’insistenza con la quale Berlusconi vuole presidiare lo spazio di FI all’interno del Partito popolare europeo è l’estremo atto di resistenza interna contro il dilagare di Meloni, interessata a saldare l’asse tra il gruppo dei Conservatori, guidati da lei, e il Ppe. 

 

Ma serve anche a preparare il terreno per normalizzare i rapporti della Lega a Bruxelles. L’appartenenza alla famiglia populista e xenofoba di Identità e democrazia, di cui fa parte l’ultradestra di Marine Le Pen e Alternative für Deutschland, è un ostacolo evidente al progetto. Un legame di cui i governatori e i leghisti più ortodossi del Nord ormai farebbero tranquillamente a meno.

BERLUSCONI DUDU E IL VERTICE AD ARCORE meloni berlusconi salvini al quirinale

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)