berlusconi salvini grillo

SENZA UN PARTITO E SENZA VOTI, BERLUSCONI ROSICA PER IL VOLTAFACCIA DI SALVINI SU BERTOLASO: “E’ UNO CHE NON HA MAI AVUTO UN MESTIERE. L’UNICA COSA CHE HA FATTO E’ LA COMPARSA A MEDIASET” - SALVINI HA SOLO CAPITO CHE IL POMPETTA HA VENDUTO, PER SALVARE MEDIASET, FORZA ITALIA A RENZI

1 - LA RABBIA DI BERLUSCONI PER SALVINI: IL SUO SOLO MESTIERE È STATO LA COMPARSA

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

salvini (d), con silvio berlusconi e giorgia meloni sul palco allestito in piazza maggiore a bologna 77salvini (d), con silvio berlusconi e giorgia meloni sul palco allestito in piazza maggiore a bologna 77

È difficile per un leader mantenere la leadership di una coalizione se un alleato la reclama dicendo «io ho più voti». E per quanto Berlusconi resti un personaggio carismatico, è sui rapporti di forza — prima regola della politica — che Salvini fa affidamento per imporre il suo primato in quello che un tempo fu il centrodestra e che oggi si va progressivamente trasformando in un blocco lepenista. Roma è il paradigma della nuova sfida, a Roma si ripete un copione vecchio di ventidue anni, perché nel ’94 — alla vigilia del voto che cambiò l’Italia — Bossi applicò la stessa tattica: mandò Maroni a trattare con Segni e poi siglò l’accordo con il Cavaliere.

 salvini (d), con silvio berlusconi  d salvini (d), con silvio berlusconi d

 

Nulla di nuovo insomma, se non fosse che stavolta il capo di Forza Italia non è il beneficiario ma la vittima del gioco leghista, e prova a resistere al «voltafaccia» di Salvini, verso il quale concentra i suoi strali: «Non ha nessuna esperienza di governo, non ha nemmeno avuto mai un mestiere vero. L’unico lavoro che ha fatto è la comparsa a Mediaset».

 

Così prova a resistere su Bertolaso, che poi è sempre stato il baluardo degli azzurri romani, timorosi fin dal principio che una concessione alla candidatura della Meloni potesse provocare l’estinzione del partito nella Capitale. Se ora Berlusconi difende l’ex capo della Protezione civile è per difendere se stesso dall’oltraggio del complotto.

BERLUSCONI E SALVINIBERLUSCONI E SALVINI

 

Il punto è che i protagonisti del braccio di ferro sono consapevoli di non avere più margini per un compromesso: chi cederà avrà perso, senza possibilità di rivincita. A dire il vero Berlusconi vorrebbe ancora trovare una mediazione, se non fosse che a destra nessuno intende fargli sponda.

 

Ecco il motivo di un’altra sua imprecazione: «Mi ero liberato di Fini», ha detto con sprezzo, perché ha capito di essersi ritrovato nel bel mezzo di un conflitto tra «colonnelli», impegnati in una riedizione dei congressi di An. È come se il tempo non fosse mai passato: Gasparri contro Meloni, Rampelli contro Augello, con Storace — nei panni di Terminator — a far da guastatore e con La Russa — epigono di Tatarella — alla ricerca dell’elisir perduto, quello dell’armonia.

 

berlusconi e salvini allo stadio per milan atalanta   9berlusconi e salvini allo stadio per milan atalanta 9

L’eredità che l’ex premier pensava di aver liquidata è diventata un peso che aggrava le sue difficoltà con il capo della Lega, il pretendente, quello che «faceva la comparsa a Mediaset». Tre settimane fa, quando ancora nulla lasciava presagire dello scontro, Verdini teorizzava quanto poi è accaduto, mentre parlava in un ristorante dell’«occasione persa dal Cavaliere con il Nazareno»: «E vedrete come Salvini maltratterà Berlusconi. A quel punto non so cosa ci resterà a fare lì».

 

GIORGIA MELONI GUIDO BERTOLASOGIORGIA MELONI GUIDO BERTOLASO

È una domanda che da giorni si pongono molti autorevoli esponenti di Forza Italia, anche se per ora l’unico ad aver avuto il coraggio di dirlo al capo è stato Matteoli: «A queste condizioni non si può fare la lista unica» con il Carroccio. E il problema non è soltanto legato al numero delle candidature da strappare nel listone.

 

Il nodo è anzitutto politico. Se è vero che Salvini mira a costituire nel Paese un blocco lepenista, sulla scia dei risultati che movimenti populisti hanno ottenuto anche in Germania, resta da capire quale potrebbe essere il positioning di Forza Italia alle future elezioni politiche.

 

E siccome il partito di Berlusconi — nonostante le divergenze con la Merkel — fa parte a pieno titolo del Ppe, è a quell’area di riferimento che un pezzo importante della dirigenza azzurra inizia a guardare. Tempo addietro Berlusconi aveva respinto ogni prospettiva in tal senso. Anche a chi gli proponeva di agganciare l’Udc per un accordo politico, aveva risposto di no: «Non valgono più dell’uno per cento. Tutt’al più me li prendo uno a uno».

BERLUSCONI SALVINI MELONI BY BENNYBERLUSCONI SALVINI MELONI BY BENNY

 

Oggi le condizioni potrebbero mutare: se il centrodestra dovesse saltare, se dovessero dividersi le strade con la Lega e Fratelli d’Italia, Forza Italia potrebbe mai correre da sola? L’interrogativo è stato posto a Berlusconi come una pratica che — nel caso — lui e solo lui potrà evadere. Con una avvertenza, che un ex ministro azzurro invita a tenere a mente: «Silvio è un pragmatico, ne sono stato testimone...».

 

E così dicendo, ecco la rivelazione: nel 2011, a pochi giorni dalla crisi del governo di centrodestra, il «pragmatico Silvio» spedì un suo fidato messaggero dall’«odiato Fini» per tentare di ricomporre lo strappo ed evitare le dimissioni da presidente del Consiglio.

 

MAURIZIO GASPARRI IGNAZIO LA RUSSA MAURIZIO GASPARRI IGNAZIO LA RUSSA

Il futuro riposa sulle gambe di Giove, il presente vede l’ex premier arroccato dietro Bertolaso, quasi fosse l’ultimo cavallo di frisia posto ad argine dell’avanzata leghista. Ora si capisce che l’interpretazione della foto di Bologna — quella che ritrae insieme Berlusconi, Salvini e la Meloni — era il frutto di un fraintendimento: tra chi pensava di affermare la propria leadership e chi invece lavorava per sottrargliela.

 

2 - UNO STRAPPO CHE PUÒ ARRIVARE ANCHE AL NORD

Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

RENZI VERDINIRENZI VERDINI

I contrasti stanno diventando qualcosa in apparenza irreparabile. La Lega evoca un «muro contro muro» tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Dunque, FI contro Carroccio. Le elezioni comunali di giugno rappresentano un catalizzatore non solo di tensioni ma di strategie che non riescono più a riconciliarsi. Dieci mesi fa, alle Regionali, si celebrava il ritorno all’unità del fu Pdl: un miracolo che permise vittorie a sorpresa come in Liguria. Ma il miracolo alla lunga non ha retto, perché la competizione per la leadership si è acuita.

 

matteoli moretti berlusconi matteoli moretti berlusconi

Forse ha ragione chi sostiene che il centrodestra è dominato dal binomio Salvini-Giorgia Meloni. E cioè dai leader di due partiti estremisti, che nel 1994 Berlusconi riuscì a fare alleare solo grazie all’artificio di una doppia alleanza: col Carroccio a Nord; con An nel Centro-sud. Adesso, pezzi di quelle due componenti si coalizzano a Roma per liquidare un fondatore logorato come linea e come voti. E probabilmente ci riusciranno; ma col risultato di rendere più difficile la vittoria.

 

Si indovina la diffidenza verso Salvini e la Meloni di ampi settori di elettorato centrista. La tentazione dell’astensionismo è forte. Ma se il «muro contro muro» si avvera bisogna aspettarsi un’esplosione polemica. Se ne ha già sentore quando la Lega insinua che Berlusconi «si incaponisce su un candidato a detta dei sondaggi perdente»: quel Guido Bertolaso additato ieri per una frase infelice sulla Meloni che aspetta un bambino: «Faccia la mamma». Il problema non è quello, però, quanto una domanda del Carroccio gonfia di veleno.

renzi grasso mattarellarenzi grasso mattarella

 

«Ma chi stiamo favorendo? Forse Renzi?». L’accusa sempre meno larvata al vertice di FI è di far sopravvivere nelle urne il patto del Nazareno di due anni fa, rotto ufficialmente con l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2015. Berlusconi sceglierebbe candidati deboli per consentire a quelli di un Pd diviso di arrivare ai ballottaggi. L’accusa è fatta per alimentare sospetti e diffidenze. Ma rinvia alla subalternità parallela di Salvini, che si è detto pronto a votare per il M5S al secondo turno. L’impressione è che FI ormai preferisca perdere con propri esponenti, invece di risultare perdente e aggregata alla Lega.

 

bertolaso meloni rombertolaso meloni rom

Dinamiche simili riflettono uno schieramento rassegnato a combattere non per il governo, ma per plasmare la propria opposizione. Si tratta di un mondo frantumato, orfano della leadership berlusconiana e incapace di ritrovarla sotto l’ala di Salvini. Se la Meloni fosse candidata tutto il centrodestra, Bertolaso giura che si ritirerebbe. Ma ormai il problema sono i rapporti sul filo della rottura tra Berlusconi e Salvini. E in Lombardia cresce il timore che uno strappo possa incrinare l’unità residua del centrodestra.

 

 

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