INCREDIBILE MA VERO: L’ORSACCHIOTTO TOTI SFIDA BERLUSCONI! - IL BANANA VUOLE CANDIDARSI IN BARBA ALLA CORTE DI STRASBURGO MA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA LO BACCHETTA: “NON LO RICONOSCO PIÙ. DEVE CORREGGERE LA SUA LINEA CON SALVINI: SERVE UNA LISTA UNICA CON LA LEGA”

toti berlusconitoti berlusconi

Ugo Magri per “la Stampa”

 

L'estremo tentativo di scongiurare l'ineluttabile ha visto immolarsi, invano, il governatore ligure Giovanni Toti. Che poche sere fa ha osato ciò che dai tempi di Gianfranco Fini e del suo «che fai, mi cacci?» nessuno si era mai più permesso con Berlusconi: contestargli il grande rientro in scena, un evento che negli States verrebbe strombazzato come «Silvio is back», rièccolo.

 

In una cena rimasta riservata, nonostante fossero seduti a tavola tutti i big di Forza Italia, da Renato Brunetta a Paolo Romani, da Anna Maria Bernini a Mara Carfagna, da Gianni Letta a Niccolò Ghedini, da Valentino Valentini a Sestino Giacomoni, Toti ha preso di punta Berlusconi e la sua decisione di riproporsi alla testa di Forza Italia in vista delle prossime Politiche, laddove per il governatore sarebbe tempo di mettere su «una lista unica con la Lega». Toni educati ma bestialmente duri nella sostanza, da cui tutti i presenti - in particolare Ghedini e Carfagna - hanno preso le distanze.

 

silvio berlusconi borsalino  giovanni toti  3silvio berlusconi borsalino giovanni toti 3

«Io l'ho conosciuta, caro Presidente, ai tempi in cui ebbe la forza di unire il centrodestra», sono le parole di Toti che a Berlusconi rivolge il "lei", «invece oggi ci viene a parlare di sistema proporzionale, di correre per nostro conto... Davvero, non la riconosco più». Velenoso: «Se vorrà venire a Genova per i ballottaggi sarà benvenuto, ma prima corregga la linea su Salvini».

 

L'ULTIMA GALOPPATA

Dopo un simile "strappo", Toti non è certo cresciuto nella considerazione del Cav. Il quale ha risposto secco che lui crede ancora nel centrodestra, però con Salvini non unirebbe le forze nemmeno sotto tortura. E comunque, è già lanciatissimo in quella che si annuncia come l' ultima galoppata elettorale della sua carriera, figurarsi se si tirerà indietro.

Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse

 

A tutti i personaggi che gli fanno visita, Berlusconi poggia idealmente la spada sulla spalla: «Preparati, tu sarai un mio candidato» (senza mai specificare il come e il dove). A ciascuno l' uomo mostra in gran segreto l' arma atomica che, secondo lui, dovrebbe permettergli di puntare nientemeno che al 30 per cento: un disegnino di albero, tutto verde su sfondo azzurro, fronzuto come una quercia ma in realtà un melo o un pero per via dei frutti penzolanti, e con tre enormi radici. È l' albero della libertà, come Berlusconi l' ha battezzato (o degli zoccoli, nella definizione più in voga). Le radici sono la libertà, appunto, la democrazia, i valori dell' Occidente.

 

Il fusto e i rami indicano i problemi da risolvere. I grossi pomi rappresentano le soluzioni.

BERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARMBERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARM

Per ora Silvio ne ha individuate sei: meno tasse, meno Europa, meno Stato, più aiuti a chi è rimasto indietro, più giustizia per tutti e più sicurezza. Mancano ancora risposte su giovani e immigrazione, ma l' ex premier presto aggiungerà qualche altra mela.

 

MOSSA PER CANDIDARSI

Nella cena si è stabilito che Forza Italia avrà il nome di Berlusconi nel simbolo. E non solo: darà battaglia per candidare il leader nonostante la legge Severino lo vieti. Il piano esposto dall' avvocato Ghedini fa leva sulla Corte di Strasburgo, alla quale Berlusconi fece ricorso dopo la decadenza da senatore.

GHEDINI IN CASSAZIONE FOTO LAPRESSE GHEDINI IN CASSAZIONE FOTO LAPRESSE

 

L' udienza è fissata per il 22 novembre, e la sentenza difficilmente arriverà in tempo per le elezioni se queste si svolgeranno a febbraio-marzo. Ma Berlusconi cercherà ugualmente di mettersi in lista, sostenendo che il verdetto potrebbe essere a lui favorevole. Chiederà l' ammissione «con riserva». Se l' ufficio elettorale glielo negasse, scatterebbero i ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al tribunale ordinario. Il cancan che ne deriverà sarà comunque di aiuto alla propaganda.

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