fausto bertinotti

"I GIOCHI PER IL QUIRINALE SI FANNO FUORI DALL'AULA, DOVE COMANDA IL CAPITALISMO FINANZIARIO GLOBALE, IL 'SISTEMA'" - BERTINOTTI: "IL VALORE GUIDA DEL 'SISTEMA' È LA STABILITÀ. POTESSE DECIDERE,  RICONFERMEREBBE MATTARELLA AL QUIRINALE E DRAGHI A PALAZZO CHIGI - IL SISTEMA SE NE FREGA SE AUMENTANO POVERTÀ E DISUGUAGLIANZE, PUNTA SOLO ALLA CRESCITA - I PARTITI SONO STATI SOSTITUITI DAGLI SCHIERAMENTI, CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA, MA QUESTI SONO CARTELLI ELETTORALI, CHE NON SI GIUSTIFICANO SUI CONTENUTI MA PER VINCERE LE ELEZIONI. GIÀ ULIVO E PDL ERANO COSÌ. IL CONTENITORE VINCE MA NON TIENE E IL "SISTEMA" DECIDE LE POLITICHE DI GOVERNO"

lella e fausto bertinotti foto di bacco

Pietro Senaldi per "Libero quotidiano"

 

«Vista sul Colle disturbata da nebbia fitta. Un po' è fisiologico, perché l'elezione del presidente spesso riserva sorprese, molto è patologico, perché non c'è più nessuno che possa condurre le fila dell'operazione, causa desertificazione dei soggetti proponenti».

 

Assenza dei partiti o dei leader?

«I partiti segnavano le discriminanti programmatiche e imponevano le preclusioni, quindi i leader si sfidavano nel recinto prestabilito. Oggi non esistono i partiti e di riflesso neppure i leader, sostituiti dal leaderismo».

 

berlusconi salvini meloni

La preclusione però c'è anche oggi, il no della sinistra a Berlusconi...

«È un'opposizione a una candidatura considerata nel novero delle cose possibili. Ai tempi, a un comunista o a un missino era impedita candidatura. Oggi si fanno correre cavalli ruffiani, candidati che tutti pensano non possano vincere, mentre sotto traccia si muovono le pedine vere. Perfino Silvio, lo dico con rispetto, è stato usato così».

 

Chi, meglio di Fausto Bertinotti, per ragionare della crisi della politica, che secondo l'ex presidente della Camera «è figlia dell'alienazione dei partiti, diventati soggetti viventi unicamente nel gioco delle istituzioni, sganciati dalla realtà del Paese, con il risultato che il 50% degli elettori non va a votare?».

enrico letta matteo renzi

 

Ma per il fondatore di Rifondazione Comunista «in fondo alle forze politiche va bene così, perché la divaricazione verticale tra l'Italia delle istituzioni e quella vera consente loro di sopravvivere senza mutare, ma solo accettando il restringimento della partecipazione democratica che hanno determinato».

 

Qualcuno è ancora comunista...

«Non penso che la gente non vada più a votare perché ha nostalgia della destra, della Dc o del comunismo, bensì perché è il solo modo che le è rimasto per esprimersi. Cosa importa ai cittadini se vince Renzi, Letta, Salvini o Meloni? Sentono di essere stati abbandonati e per loro cambia poco chi vince».

mario draghi sergio mattarella

 

È da questo che deriva la difficoltà di eleggere il presidente della Repubblica?

«È difficile eleggerlo perché non siamo più una repubblica a centralità parlamentare. Le Camere sono diventate la cassa di risonanza del governo; i giochi si fanno fuori dall'Aula, dove comanda il capitalismo finanziario globale, il "Sistema", come lo chiamo io».

 

È da lì che arriva Draghi premier?

«Draghi arriva dalla crisi della politica».

 

Ed è il Sistema che deciderà anche il prossimo presidente della Repubblica?

«Il valore guida del Sistema è la stabilità. Se potesse decidere, riconfermerebbe Mattarella al Quirinale e Draghi a Palazzo Chigi. E non è detto che non ce la faccia».

fausto bertinotti foto di bacco

 

Ma Mattarella continua a dire di no...

«Sono convinto che la pensi come me e voglia dare una chance alla politica. La sua resistenza è seria, ma potrebbe cedere».

 

Perché dovrebbe?

«Da uomo delle istituzioni potrebbe cedere alla ragion di Stato, quella invocata da chi pensa di interpretare l'aria dei tempi e avoca a sé ogni decisione perché i protagonisti non sono all'altezza e diventa quindi necessaria una sospensione della democrazia».

 

Draghi però non vuole restare dov' è...

«Anche lui può dover cedere alla ragion di Stato. Se il Sistema pretende continuità...».

 

mario draghi e sergio mattarella all altare della patria

Dall'estero lo spingono al Quirinale...

«Non è detto che all'estero conoscano così bene i nostri processi decisionali e neppure che possano poi influenzarli così tanto. Per guidare un governo non basta l'autorevolezza, non si può farlo dal Colle. E poi se Draghi molla, addio governo e stabilità».

 

Auspica la conferma dello status quo?

«Tutt' altro, io sono per la politica e il suo ritorno. Il Sistema se ne frega se aumentano povertà e disuguaglianze e se in Italia quaranta miliardari hanno la ricchezza di 18 milioni di persone, punta solo alla crescita».

 

fausto bertinotti presidente della camera

Giochiamo un po'. Se i partiti non esistono più, come valuta ciò che ne è rimasto?

«I partiti sono stati sostituiti dagli schieramenti, centrodestra e centrosinistra, ma questi sono solo cartelli elettorali, che non si giustificano sulla base dei contenuti ma in sé, per l'unico obiettivo che si sono dati, vincere le elezioni. Già Ulivo e Pdl erano così».

 

Per poi non governare...

«Il contenitore vince ma non tiene e il "Sistema" decide le politiche di governo».

 

È così anche nell'elezione del capo dello Stato?

«Con l'aggiunta che qui si assiste anche alla polverizzazione degli schieramenti, sostituiti da piccoli leader, in senso rappresentativo e di potenzialità decisionali, che non riescono a mettersi d'accordo perché è venuto meno il collante ideologico e progettuale».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Ma neppure Salvini ha un partito?

«La Lega è il solo partito rimasto, ma come tale esiste solo al Nord, è una forza territoriale. Quando si è proposto come leader nazionale, per prima cosa Salvini l'ha snaturata, dimostrando che perfino chi ha un partito oggi si comporta come se non ce l'avesse».

 

La Meloni non ha un partito?

«Non è abbastanza strutturato. È cresciuta molto, ma in questo contesto, sola all'opposizione, era anche facile».

 

Berlusconi ce l'aveva e lo sta perdendo?

conte grillo

«Ha trasformato la Lega da forza separatista a protagonista della vita nazionale e ammesso la destra al consesso democratico, ma con il partito azienda è stato il principale attore della distruzione della politica e del sistema costituzionale, e per questo non lo vorrei capo dello Stato. Non so dire cosa ne sarà».

 

Il partito più numeroso in Parlamento è M5S, ossia il Movimento anti-partiti...

«Sarà determinante nella scelta del presidente. Resiste alla perdita di centralità nel governo ma grazie al suo trasformismo, solo per quanto ancora riesce ad apparire agli occhi degli elettori come forza anti-sistema. Si sforza in maniera suicida di uscire dalla cornice dell'anti-politica ma vive solo grazie al ricordo di quel che cerca di cancellare».

fausto bertinotti e silvio berlusconi

 

Il Pd è ancora un partito?

«Il Pd è un paradosso, un partito riassunto nel dogma della governabilità».

 

Un partito di Sistema?

«Sovrastato dalla volontà di governo, che lo rende immobile, mentre una forza politica è movimento per definizione».

 

E il famoso grande centro esiste?

«È l'Araba Fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa».

 

Soprattutto nessuno sa chi lo vota...

«Nessuno... Il centro nasce fuori dalle urne quando qualcuno lo fonda dall'esterno. È investito dall'alto, non è figlio di un processo politico. Draghi è il Centro».

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