giovanni toti silvio berlusconi

DA “BIANCO GABIBBO” A DELFINO (ANZI, ORCA) DI BERLUSCONI, ASCESA E CADUTA (CON BOTTO) DI GIOVANNI TOTI, IL "RE SOLA" DELLA LIGURIA - IL RITRATTONE AL CURARO DI PINO CORRIAS - EREDE DI EMILIO FEDE AL TG4, ENTRÒ NEL CERCHIO MAGICO DI ARCORE (ERA ACCANTO AL CAV MA STRIZZAVA L'OCCHIO A SALVINI, INSIEME A RONZULLI E CONFALONIERI) – LE FOTO IN TUTA BIANCA CON SILVIO ALLA BEAUTY FARM E CON SALVINI AL PAPEETE – “TRA BARCHE E GRANDI AFFARI, TOTI SI È MONTATO LA TESTA, COME CAPITA AI RE, CHE QUALCHE VOLTA ALL’IMPROVVISO LA PERDONO”

Pino Corrias per il "Fatto quotidiano" - Estratti

 

giovanni toti in tuta con berlusconi

Anche da Re Sole della Liguria, Giovanni Toti, detto l’Ammorbidente, non ha mai perso la faccia da scolaro con il grembiule bianco e il fiocco blu, seduto al primo banco nella classe che fu di Silvio Berlusconi, il mentore della sua vita, che tra una barzelletta e l’altra, tra una pupa in tacchi a spillo e uno scandalo ad personam,

 

insegnava la grammatica del potere, l’apoteosi pubblicitaria del consenso, gli oscuri traffici di denari e altre utilità, che i teorici d’alta politica contemporanea chiamano “sangue e merda”, indispensabili ingredienti a confezionare pasti caldi per il pregiato pubblico degli elettori. I liguri, in questo caso, che dal 2015 si sono stesi al sole del Re Sole. Anche se non tutti, a onor del vero.

 

Non è mai elegante dire “io l’avevo detto”, ma l’ostinato Ferruccio Sansa, ex giornalista del Fatto, nonché consigliere regionale di opposizione in Liguria, oggi ha tutto il diritto di alzare il dito, schiacciare il tasto Rewind e mettere in fila i cinque anni di dichiarazioni quotidiane, settimanali, mensili, sue contro il regno decennale di Giovanni Toti. I favori ai supermercati Esselunga.

arianna polgatti matteo salvini giovanni toti al papeete 1

 

Gli abbracci conturbanti con l’Autorità portuale di Genova. La predilezione per la Sanità privata. L’idiosincrasia per quella pubblica. La permanente sponsorizzazione politica, anzi sentimentale, di Primocanale, la tv locale che regna incontrastata sulla intera fetta d’anguria della Liguria e che parlava del governatore con tutti i violini della devozione.

 

E pure noialtri liberi dispensatori di ritratti concludevamo – cinque anni fa – le nostre tre cartelle dedicate a Toti, segnalando che i troppi guai della Regione “rischiavano di lasciarlo senza rete”, circondato da nemici seduti intorno al suo seggiolone, “ad aspettare il botto”.

silvio berlusconi borsalino giovanni toti 3

 

IL BOTTO È ARRIVATO l’altro giorno un po’ prima delle 7 del mattino, la stessa ora in cui le agenzie – una trentina d’anni fa – battevano i nomi degli arresti di giornata, durante il lungo bradisismo di Tangentopoli che pure Toti Giovanni, all’epoca redattore semplice del Tg4, annotava con l’inchiostro televisivo del cronista. 

 

 

(...)

In quanto al malcapitato governatore, riassumiamo la sua vicenda umana. Toti non è un refuso e non ha mai giocato al calcio. Nasce a Viareggio nell’anno formidabile del 1968, padre albergatore, madre casalinga. Infanzia e adolescenza attutite dalla sabbia del litorale. Studia poco, ma sempre il giusto.

 

BERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARM

Si iscrive a Scienze Politiche alla Statale di Milano dove fa tutti gli esami meno uno. Gli piace viaggiare, bere, mangiare. Cresce contento degli anni 80. Dice: “Io credo che il riflusso, l’individualismo e il disimpegno siano stati fattori positivi”. Per questo diventa craxiano, “anche se moderatamente”, oltre che “paninaro” nel tempo libero. E siccome gli piacciono “la competitività aziendale e il merito”, nei primi anni 90 entra in Mediaset raccomandato dal padre della fidanzata per arruolarsi nella battaglia anti-giudici.

 

Che Toti pratica fino all’apoteosi de La guerra dei vent’anni, anno 2013, uno speciale tv in difesa di Silvio B e delle sue cene eleganti che andrebbe studiato in ogni scuola di giornalismo, come modello esemplare di disinformazione pop.

 

giovanni toti marco bucci edoardo rixi matteo salvini

La prestazione gli vale i galloni di caporedattore, poi vicedirettore, infine doppio direttore. Prima di Studio Aperto, poi di Rete 4, dove sgombera l’anziano Emilio Fede con la sua zavorra di Meteorine e meteoriti come Lele Mora e Valter Lavitola. Da “Bianco Gabibbo” (Striscia la notizia, dixit) diventa il Delfino.

 

INCORONATO su un balcone di Villa Paradiso, una di quelle cliniche dove si fabbricano lattughe per la dieta, direttamente con un abbraccio del Capo che gli conferisce lo scettro di plastica di Forza Italia, immortalando quella investitura in una fotografia che ancora oggi fa molto ridere. Era il 2014 e a tutti sembrava una buona idea sostituire le fiamme peccaminose che Ruby ancora emanava, con le guance illibate dello scolaro. Non funzionò. Volato in Europa con 150 milapreferenze, l’angioletto Toti cominciò a studiare da satanasso.

 

matteo salvini giovanni toti

Ricevute in dono da Berlusconi le mappe della intera Liguria –che dai tempi del Boom economico mastica cemento, devasta le sue coste, i suoi borghi, nel cupio dissolvi del progresso esentasse – Toti s’avvale dell’alleato migliore, la solita sinistra divisa in tre liste, e nell ’anno 2015 diventa governatore. Fabbrica il suo regno a suon di appalti, amicizie, propaganda. Si mette nella scia di Matteo Salvini, ma solo fino al disastro del Papeete, salendo sul salvagente che gli offre l’ex democristiano Maurizio Lupi, quello del Rolex. Dichiara: “La Liguria diventa il laboratorio nazionale dei moderati”.

 

matteo salvini giovanni toti al papeete di milano marittima 3

Ma il laboratorio si inceppa. L’economia della Regione rallenta, i giovani non fanno figli, e quando possono, emigrano. Le panchine davanti al mare si riempiono di concittadini “non indispensabili allo sforzo produttivo”. A ogni cambio di stagione arriva la frana, l’incendio, l’alluvione a rallentare il bed & breakfast collettivo. A rinsaldare quel che la politica divide, arriva la tragedia nazionale del Ponte Morandi che distribuisce le carte della rinascita. Il cantiere è un successo.

 

L’orgoglio della inaugurazione diventa la nuova fanfara del governatore che ormai frequenta solo le grandi barche e i grandi affari. Si è montato la testa, come capita ai re, che qualche volta all’improvviso la perdono.

matteo salvini giovanni toti al papeete di milano marittima 2giovanni toti matteo salvini giorgia melonigiovanni toti matteo salvini giorgia meloni quagliarielloPaolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse BERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARM

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