mario draghi bill emmott the economist

“LA MIGLIORE IPOTESI PER DRAGHI, E PER L’ITALIA, SAREBBE CHE VENISSE ELETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA” - L’EX DIRETTORE DELL’ECONOMIST BILL EMMOTT COMMENTA LA SCELTA DEL SETTIMANALE DI NOMINARE L’ITALIA “PAESE DELL’ANNO”,  E DÀ LA SUA LETTURA DELLA PARTITA PER IL COLLE: “DRAGHI POTREBBE DIVENTARE UNA SORTA DI PADRE DELLA NAZIONE. IL PROBLEMA È…” - “LE COPERTINE CONTRO L’ITALIA? CI RIFERIVAMO ALLA POLITICA, NON AGLI ITALIANI IN QUANTO TALI” (PIÙ CHE ALTRO, VI RIFERIVATE A BERLUSCONI…)

ITALIA PAESE DELL'ANNO PER L'ECONOMIST

1 - DRAGHI SE NE FACCIA UNA RAGIONE: I "POTERI FORTI" LO VOGLIONO A PALAZZO CHIGI. DOPO IL "FINANCIAL TIMES", È IL TURNO DELL'ECONOMIST  - COME CAMBIANO I TEMPI: UNA VOLTA PER IL SETTIMANALE INGLESE L’ITALIA ERA IL GRANDE MALATO D’EUROPA, ORA È IL “PAESE DELL’ANNO” - IL GIORNALE DI PROPRIETÀ DEGLI AGNELLI INCORONA MARIO DRAGHI, MA AVVERTE: “LUI VUOLE FARE IL PRESIDENTE, MA SE VA AL QUIRINALE C’È IL PERICOLO DI UN’INVERSIONE”. E LA PORTAVOCE PAOLA ANSUINI RETWITTA (È FORSE IL SEGNO CHE ORMAI IL PREMIER HA DECISO DI RINUNCIARE AL COLLE?)

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/draghi-se-ne-faccia-ragione-quot-poteri-forti-quot-vogliono-293161.htm

 

bill emmott

2 - È MERAVIGLIOSO CHE I MIEI AMICI DELL'ECONOMIST ABBIANO NOMINATO L'ITALIA "PAESE DELL'ANNO".

Bill Emmott per “La Stampa”

 

È meraviglioso che i miei amici dell'Economist abbiano nominato l'Italia "Paese dell'anno". Negli anni da direttore (1993-2006) e anche dopo, avevamo spesso usato nei confronti dell'Italia un linguaggio forte. Incapace", "fottuto", "malato d'Europa", riferendoci però sempre alla politica italiana e non agli italiani in quanto tali.

 

La politica, purtroppo, resta molto importante, e questo pone una domanda: cosa penseranno dell'Italia i media e gli imprenditori stranieri che leggono l'Economist? Che idea se ne faranno già tra un mese, per non parlare del prossimo anno. Un interrogativo importante, perché dal 20 gennaio prossimo il Parlamento italiano inizierà il processo di elezione del nuovo presidente della Repubblica.

mario draghi al consiglio europeo

 

E non possiamo non chiederci se questa visione improvvisamente positiva dell'Italia dipenda dalla permanenza di Mario Draghi nella carica di presidente del Consiglio, oppure se rischia di evaporare altrettanto rapidamente se lui si trasferisse al Quirinale, aprendo una crisi di governo? Per trovare le risposte, dobbiamo fare un piccolo passo indietro.

 

le copertine di the economist contro berlusconi

Troppo spesso le notizie sull'Italia, incluse quelle dei media stranieri, si focalizzano su argomenti e personaggi troppo legati all'attualità, di corto respiro. Leggendo articoli della stampa internazionale sulla questione di Draghi e del Quirinale, incontro spesso la frase che definisce questa ipotesi come qualcosa che rischierebbe di riportare l'Italia alla "instabilità politica".

 

Io credo che sia un modo sbagliato di affrontare la probabilità che un uomo con la reputazione, le capacità e la credibilità di Draghi diventi capo dello Stato per i prossimi sette anni. Una probabilità che a me sembra semmai promettere stabilità.

 

bill emmott silvio berlusconi

Soprattutto se confrontata con l'alternativa più realistica: se dovesse restare a Palazzo Chigi, a un certo punto del 2022 la tregua politica tra Lega, Partito democratico e Cinque Stelle, che ha permesso alla vasta coalizione di Draghi di funzionare nel 2021, verrebbe rotta, con tutti i partiti che inizierebbero la campagna elettorale. Promulgare nuove leggi diventerebbe praticamente impossibile.

 

La scelta reale è quella tra altri pochi mesi di quel governo Draghi efficiente e determinato, che nel 2021 ha guadagnato all'Italia complimenti mai sentiti, seguito da lunghi mesi di governo inefficace, al punto da danneggiare la stessa reputazione di Draghi. Può apparire una prospettiva pessimista, che però appare molto realistica a chi conosce la realtà della politica e delle elezioni.

 

mario draghi sergio mattarella

Draghi non è l'unico motivo per cui la reputazione dell'Italia è migliorata nel corso del 2021. Gli osservatori internazionali hanno visto la società italiana mostrare una grande resilienza e perfino solidarietà di fronte alla pandemia di Covid, dopo un esordio tragico.

 

Abbiamo visto una società che associavamo allo stereotipo di furbi che non rispettano le regole, e che durante la pandemia si è comportata in realtà molto meglio del Regno Unito o degli Stati Uniti, accettando le regole dei lockdown, delle mascherine e del distanziamento sociale, e raggiungendo un tasso di vaccinazioni più alto di questi Paesi.

 

mario draghi al senato 1

Abbiamo anche osservato governi, guidati sia da Conte sia da Draghi, capaci di promuovere in un momento di grandi sfide politiche sanitarie e sociali consistenti, coerenti e ben comunicate. E poi, sotto la guida di Draghi, abbiamo visto una competenza impressionante nel progettare e realizzare rapidamente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Come la Gran Bretagna, l'Italia nel corso del 2020 ha subito un duro colpo alla sua economia, che sta recuperando rapidamente.

 

why silvio berlusconi is unfit to lead italy la copertina di the economist

A differenza della Gran Bretagna, questa ripresa appare solida nonostante le nuove incertezze portate dalla variante Omicron. Il vero problema è quanto la forza sfoggiata nel corso del 2021 possa venire mantenuta. In termini pratici questo significa che il Pnrr verrebbe gestito nei prossimi quattro anni con la stessa efficienza del primo anno, e che le riforme della giustizia, della pubblica amministrazione e del fisco, lanciate quest' anno, continuerebbero con i governi successivi, diventando permanenti.

 

why silvio berlusconi is unfit to lead italy la copertina di the economist

Il rischio, come accade sempre con le riforme cruciali in un Paese soggetto a frequenti cambi di governo, è che dopo una partenza rapida e brillante le riforme verranno abbandonate. Se succedesse, il grande rischio sarebbe quello di perdere la spinta dopo anni di crescita alimentati da 221 miliardi di euro di investimenti pubblici, facendo inciampare di nuovo l'economia.

 

Questo ci riporta alla domanda che tutti gli italiani, e molti commentatori esteri, si sono fatti su Mario Draghi e la presidenza. Secondo me, per mantenere la grande spinta italiana nel 2022 e negli anni a venire il dibattito pubblico sulle misure sociali ed economiche dovrebbe venire guidato da un personaggio tenuto in grande considerazione, in patria e nel mondo.

 

mattarella draghi

Un'altra certezza è quella che l'inquilino di Palazzo Chigi prima della scadenza del Pnrr nel 2026 cambierà almeno due volte, forse anche tre. Perciò credo che, avendo avuto un'ottima partenza da quando è entrato in carica, nel febbraio scorso, la migliore ipotesi per Mario Draghi, per lui personalmente e per l'Italia, sarebbe quella di venire eletto presidente in gennaio, affidando ai partiti il compito di formare un governo che gli succeda.

ITALIA PAESE DELL'ANNO PER L'ECONOMIST

 

Draghi potrebbe diventare una sorta di padre della nazione, un protagonista che imposta il dibattito pubblico e politico. Il problema è ottenere che l'Italia non rimanga solamente il "Paese dell'anno", ma diventi il "Paese del decennio". Portare Mario Draghi al Quirinale sarebbe il miglior passo in questa direzione.-

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…