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NORDIO E MELONI, “SCOMUNICATI”! ANCHE DIO È CONTRO LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA! – LA CHIESA SI È ATTIVATA IN MANIERA EVIDENTE PER LA CAMPAGNA DEL “NO” AL REFERENDUM, CON EVENTI IN DIOCESI E ORATORI IN TUTTO IL PAESE – IL VICEPRESIDENTE DELLA CEI, MONSIGNORE FRANCESCO SAVINO, IL 13 MARZO A ROMA PARTECIPERÀ A UN INCONTRO DAL TITOLO "L'INSOFFERENZA PER LO STATO DI DIRITTO E IL NUOVO VOLTO DEL CAPO" – I PONTIFICI ORATORI ROMANI IL 19 FEBBRAIO OSPITERANNO UN INTERVENTO DI GHERARDO COLOMBO SULLE RAGIONI DEL “NO” – A FINE GENNAIO IL NUMERO UNO DELLA CEI, IL CARDINALE MATTEO ZUPPI, È STATO CHIARO: “C’È UN EQUILIBRIO TRA POTERI DELLO STATO CHE I PADRI COSTITUENTI CI HANNO LASCIATO COME PREZIOSA EREDITÀ E CHE È DOVERE PRESERVARE…”

Estratto dell’articolo di Matteo Matzuzzi per “Il Foglio”

    

Matteo Maria Zuppi Foto Mezzelani GMT - 3

Al referendum sulla giustizia del prossimo 22 e 23 marzo bisogna votare No perché così avrebbero voluto sia Leone XIII sia, soprattutto, san Giovanni XXIII. L’organizzatissima campagna per respingere la riforma varata dal governo lascia da parte le questioni tecniche, il sorteggione per il Csm e altri cavilli annoianti e punta sul timor di Dio, scomodando Papi santi e Papi tornati di moda.

 

Giuseppe Mastropasqua, socio della sezione di Trani dell’Unione dei giuristi cattolici italiani – che è una specie di Comintern del No – e presidente del tribunale di Sorveglianza di Lecce, da un mese va per chiese e saloni parrocchiali delle diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, Molfetta e Andria, a spiegare perché nell’urna si debba infilare la scheda con ben sbarrato il niet.

 

Giuseppe Mastropasqua

Le motivazioni date all’uditorio – numeroso e motivato assai, con tanto di foglietti per prendere appunti, come si vede da gallerie fotografiche e video appositamente diffusi su social e siti internet – è che “già nella Rerum novarum si sanciva come giusta la divisione dei poteri dello stato.

 

[...]

 

Il calendario degli eventi delle tre diocesi pugliesi è solo l’esempio più eclatante di un impegno, neppure troppo timido, di sostegno della Chiesa di base alle ragioni del No. Se non altro, di un impegno ben più organizzato di chi vorrebbe che vincesse il Sì.

 

Il Polesine veneto è in prima linea: l’Anpi organizzerà l’11 marzo, nell’Aula magna dell’ex Collegio vescovile di Este, un pomeriggio per “analizzare la riforma costituzionale e i possibili riflessi sui processi ambientali”. Relatori: il procuratore di Rovigo, Manuela Fasolato, l’avvocato Matteo Ceruti e Giampaolo Zanni della Cgil Veneto. Ceruti e Fasolato, assieme alla giudice Silvia Ferrari, a metà gennaio hanno partecipato alla prima uscita del Comitato “Giusto dire no!” a Rovigo. Location: la sala tel teatro parrocchiale di San Bortolo.

 

don luigi ciotti

“Alla fine ne è uscito un quadro evidente di giudizio negativo sulla riforma costituzionale”, si legge nelle cronache. Strano, dato i partecipanti. A coordinare il tutto, il presidente della sezione locale di Libera, l’associazione di don Ciotti.

 

Copione identico al sud. In Sicilia, la chiesa dell’Immacolata a San Gregorio di Catania ha ospitato un incontro dal titolo neutro che più neutro non si può, da tribuna politica degli anni Sessanta in bianco e nero: “Dialoghi sulla riforma costituzionale Nordio”. Peccato che i due relatori fossero entrambi per il No.

 

[...]

 

monsignor Francesco Savino

Impegnati nella battaglia campale sono anche i Pontifici oratori romani. Tra qualche giorno, il 19 febbraio, a Roma si terrà “un momento di confronto per un voto consapevole”. Confronto che però prevede la presenza di un solo relatore: Gherardo Colombo. In pratica, un sit-in per il No. Dall’oratorio assicurano che non sarà un monologo perché “la platea potrà intervenire” e che comunque è previsto anche un secondo appuntamento, stavolta per il Sì. Si è alla ricerca di un interlocutore all’altezza di Colombo.

 

Qualche sacerdote, pur chiarendo nella maggioranza dei casi che i dibattiti non avverranno in chiesa ma in oratori o saloni parrocchiali, spiega che dopotutto a favore del No è intervenuta la stessa Cei e quindi non c’è ragione alcuna di scandalo. Come e dove la Cei avrebbe invitato il Popolo fedele a votare No, non si sa. Forse, avrà visto il programma di quanto accadrà il 13 marzo a Roma al cinema Aquila. Titolo dell’evento: “Preferirei di no!”. Alle 11 il panel “L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo” .

 

giorgia meloni carlo nordio

Relatori: Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, la scrittrice Benedetta Tobagi, il costituzionalista Francesco Pallante e l’eccellentissimo monsignore Francesco Savino, rampante e mediaticamente attivissimo vicepresidente della Cei, uno che negli anni ha contrastato tutto ciò che arrivasse da destra (premierato, autonomia differenziata).

 

Di certo, non ha semplificato il quadro quanto detto dal cardinale Matteo Zuppi nella prolusione dell’ultimo Consiglio permanente, alla fine dei gennaio: “La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello stato che i Padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare.

 

Carlo Nordio e Silvia Albano ad Atreju - foto lapresse

Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. In un clima generale di disimpegno, che affiora ogni volta che siamo convocati alle urne, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione.

 

Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali”.

 

Immediati i titoli: la Cei è per il No. Il giorno dopo, la Cei smentisce e chiarisce che in quel passaggio del cardinale presidente c’era solo un invito a informarsi e a votare consapevolmente. Quello che fa ogni volta che si va a votare e che fece anche nel 2016.

 

Matteo Maria Zuppi Foto Mezzelani GMT - 1

Caso chiuso? Neanche per idea. Un sacerdote, don Alberto Carrara, ha scritto sul sito La Barca e il Mare: “Dunque, mi domando. Se io buon cattolico (i preti, di solito, sono buoni cattolici) volessi obbedire ciecamente a quello che i miei vescovi mi dicono di fare, dovrei preferire il no al sì perché tutti mi dicono (oddio, quasi tutti) che il no è meglio del sì per difendere l’autonomia del giudici. Perché torna un problema che annoia perché torna, ma torna perché è importante. Questo.

 

I vescovi mi danno le indicazioni di massima. Tocca a me elettore trarre le mie personali indicazioni di minima. E cioè decidere cosa votare. Solo che le indicazioni di minima sono strettamente legate alle indicazioni di massima. Anzi: le indicazioni di massima non servono a nulla se non intercettano le indicazioni di minima. Ed è talmente vero, questo, che nel caso del referendum sulla giustizia anche il cardinal Zuppi sembra sbilanciarsi e suggerirmi che è meglio votare no.

 

monsignor Francesco Savino

Il cardinal Zuppi non me lo dice, ma me lo suggerisce, che è un altro modo di dire. Che dice delicatamente, ma dice”. I vescovi, per lo più, tacciono. E’ finita l’èra della Cei impegnatissima sul campo di battaglia: allo stesso Consiglio permanente nessuno è intervenuto sul tema, eccezion fatta per le perplessità – espresse da un arcivescovo – sul Sì di Camillo Ruini annunciato in un’intervista al Giornale. Viene data mano libera alle diocesi e alle parrocchie, che – loro sì – appaiono assai attive.

 

Tra le grandi associazioni laicali, a esprimersi nettamente a favore della riforma Nordio è stata la Compagnia delle opere (Cdo): “Cdo – si legge in un manifesto – è consapevole che la riforma Nordio non esaurisce né risolve tutte le problematiche del sistema giudiziario italiano e che molto dipenderà dalle leggi di attuazione che il Parlamento sarà chiamato ad approvare.

 

Carlo Nordio e Silvia Albano e antonio di pietro ad Atreju - foto lapresse

Tuttavia, di fronte all’alternativa tra il mantenimento dello status quo e l’avvio di un percorso di riforma, la scelta del Sì appare la più ragionevole e responsabile. Nella convinzione che la ricerca di un modello ideale non debba diventare un alibi per l’immobilismo, Compagnia delle opere invita a cogliere l’occasione del referendum come un primo passo verso una giustizia più equilibrata e più rispettosa dei diritti”.

giorgia meloni carlo nordio.

 

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