LA TRIADE CINESE NON PERDONA - IL FINTO SUICIDIO DELL’ASSASSINO DI TOR PIGNATTARA: IL CORPO DEL MAROCCHINO ERA APPESO A QUATTRO METRI D’ALTEZZA, PUNTO IMPOSSIBILE DA RAGGIUNGERE SENZA MEZZI - SARÀ STATO “SUICIDATO” DALLA MAFIA CINESE, INTENZIONATA A MANDARE UN SEGNALE? - “UNA CACCIA ALL´UOMO PARALLELA A QUELLA DELLE FORZE DELL´ORDINE. LA TRIADE SAPEVA CHI CERCARE” - CACCIA APERTA AL SECONDO MAGHREBINO…

1 - QUEL CAPPIO APPESO TROPPO IN ALTO COSÌ SI FA STRADA L´IPOTESI-VENDETTA
Federica Angeli per "La Repubblica"

Due bustine di veleno per topi, il corpo appeso a un gancio a quattro metri di altezza, un abbigliamento estivo, un rifugio impossibile da raggiungere senza mezzi. C´è qualcosa che non torna in quello che gli inquirenti hanno liquidato come «suicidio canonico». Nella morte di Mohammed Nasiri, uno dei due assassini di Zhou Zeng e della piccola Joy, ci sono una serie di punti oscuri.

Dettagli che, quantomeno, fanno sorgere dubbi: forse Mohammed non era solo quando si è stretto una corda intorno al collo, ipotizza qualcuno. Particolari che portano a scenari inquietanti: qualcuno potrebbe aver deciso di uccidere il killer di Torpignattara simulando un suicidio perfetto. O quasi.
Il corpo sospeso a quattro metri da terra del marocchino, ricercato da dieci giorni, era fissato a un gancio, una specie di uncino di ferro di quelli usati per appendere le bestie da dissanguare.

Quando i carabinieri sono arrivati in uno dei cinque capannoni al chilometro 14 di via Boccea, estrema periferia romana, in quella che fino a qualche tempo fa era un´azienda agricola, hanno capito subito che quell´uomo era morto già da diverse ore. Gli investigatori, alle dieci del mattino di domenica scorsa non sapevano ancora che si trattava del ricercato numero uno dell´omicidio di Torpignattara (lo hanno scoperto soltanto alle tre del pomeriggio di ieri grazie al confronto delle impronte digitali). Ma che quello sconosciuto avesse scelto un posto strano in cui togliersi la vita e che qualcosa non quadrava in quel suicidio lo hanno fiutato immediatamente.

«Sotto il cadavere non c´era nulla, né una scala, né cassette della frutta, niente che potesse far raggiungere a quell´uomo quell´altezza», ha raccontato il parroco della piccola chiesa Madonna di Loreto, vicinissima ai capannoni abbandonati. I carabinieri lo hanno fatto andare lì per dare l´ultima benedizione allo straniero.

«Quando sono arrivato il suo corpo, vestito solo di un paio di jeans e una maglietta di cotone nera a maniche corte, era adagiato a terra. La corda che aveva usato per impiccarsi invece era attaccata a un gancio, a tre-quattro metri di altezza. In effetti me lo sono chiesto: ma come ha fatto ad appendersi lassù?».

I carabinieri sostengono che Mohammed avrebbe usato un mobiletto che forse «era stato portato via, quando sono arrivato io», ha ipotizzato il parroco che, malgrado a occhi chiusi si sforzi di ricordare più particolari possibili, quel mobiletto proprio non riesce a focalizzarlo.

In un sacchetto di plastica accanto al cadavere però il parroco ricorda bene altri oggetti. Alimenti. Un litro di latte, una confezione di pane in cassetta, un succo di pompelmo. Quanto basta per non più di un pasto. Mohammed dunque era lì di passaggio? Certo è che, per la quantità di cibo comprata, si sarebbe potuto trattenere al massimo un giorno ancora nel rudere di via Boccea. E la scelta del frugale pasto di sicuro non era legata a problemi di soldi. Nella tasca dei suoi pantaloni sono stati ritrovati trecento euro in contanti.

Accanto al sacchetto con gli alimenti però c´erano anche due bustine di veleno per topi: una vuota, l´altra aperta ma con ancora la polvere dentro. Gli inquirenti ipotizzano che possa averlo ingerito prima di legarsi il cappio al collo. E se qualcuno lo avesse costretto a ingerirlo? «L´autopsia chiarirà ogni cosa», dicono gli investigatori.

Infine altri due elementi - un dettaglio e un´ipotesi - da non sottovalutare. Come è arrivato Mohammed fino a quel casolare? I militari non hanno trovato un mezzo vicino al casale usato da lui per spostarsi, né un motorino né una macchina rubata. Niente. Impossibile raggiungere quella campagna ad almeno tre chilometri dalla via Boccea e dall´altra parte della città rispetto al quadrante dove il marocchino e il suo complice si muovevano con facilità (Torpignattara, Quadraro, Prenestino) a piedi.

Allora lo scenario alternativo al suicidio potrebbe essere questo: chi ha permesso al marocchino di nascondersi e di fuggire per dieci giorni in città, da un rifugio all´altro, ha indicato l´azienda agricola fallita all´uomo come nascondiglio. E quella preziosa informazione potrebbe poi essere stata venduta a chi, oltre alle forze dell´ordine, dal quattro gennaio scorso dà la caccia al magrebino.

La malavita organizzata? La mafia cinese? «Inutile fare congetture, aspettiamo l´autopsia», ripetono come una cantilena gli inquirenti che, almeno fino a tarda sera, continuano a considerare verosimile l´ipotesi dello strano suicidio. «Si sentiva braccato e si è tolto la vita». Già. A cercare Mohammed Nasiri erano in molti.

2 - CARLOTTO: "È UN MESSAGGIO DELLA TRIADE, SAPEVANO CHI CERCARE"
DAI MONEY TRANSFER PASSANO MIGLIAIA E MIGLIAIA DI EURO OGNI GIORNO. NON POSSONO ESSERE TOCCATIE. V. per "
La Repubblica"

Massimo Carlotto, scrittore di noir, un uomo trovato appeso a quattro metri d´altezza ma nessuna scala o strumento per arrampicarsi fin lassù. La convince l´ipotesi del suicidio?
«È ovviamente un messaggio della Triade cinese, ben presente e attiva in Italia».

Un´esecuzione, dunque?
«È un segnale nei confronti dei balordi e degli indipendenti. Le varie mafie sono forti e convivono perché hanno accordi. Se un balordo sbaglia, paga. Ma io credo che in questo caso, il marocchino "suicidato" sia un messaggio».

Che tipo di messaggio?
«Il mondo criminale maneggia quantità enormi di denaro, non si possono permettere il lusso di essere rapinati. Dai money transfer passano migliaia e migliaia di euro ogni giorno. Non possono essere toccati. Non si può consentire. Ne andrebbe della sopravvivenza dell´organizzazione».

I sospettati erano due, secondo lei si troverà anche il secondo cadavere?
«Non mi stupirei. Magari anche il secondo è già morto. Forse è stato lui a fare il nome del "suicidato". Se avessi scritto, lo avrei fatto torturare. Ma questo non è un romanzo. Dopo la tragedia del papà e della bimba cinesi, si è scatenata una caccia all´uomo parallela a quelle delle forze dell´ordine. Qualcuno ha fatto i nomi. La Triade sapeva chi cercare».

Lei si sente di escludere in modo definitivo il rimorso di un uomo?
«Gente di questo tipo prova rimorso? Un criminale capace di uccidere una bambina di pochi mesi, si toglie la vita perché non sopporta l´urlo della coscienza? Difficile. E poi anche tecnicamente appare strano come suicidio. A meno che quest´uomo braccato e molto impaurito non abbia retto. Ma io non ci credo».

La procura dice «suicidio», passerà per suicidio.
«Passerà per questo ma è un messaggio silente. E tutti capiranno».

 

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