gas italia

ALLA CANNA DEL GAS - IN CAMBIO DI MAGGIORI FORNITURE, L’ALGERIA CI TIRA DENTRO A UN PROGETTO RISCHIOSO: IL GASDOTTO TRANS SAHARIANO DI 4 MILA KM CONOSCIUTO COME “NIGAL”, CHE DOVREBBE COLLEGARE L’ALGERIA ALLA NIGERIA - IL PROGETTO NON SI E’ MAI CONCRETIZZATO PERCHE’ L’INFRASTRUTTURA DEVE ATTRAVERSARE TERRITORI PIENI DI GUERRIGLIERI E COMBATTENTI ISLAMICI - “LIBERO”: “ESISTE UN'ALTERNATIVA RAGIONEVOLE ED ECONOMICA: SONO I GIACIMENTI DI GAS NEI FONDALI MARINI ITALIANI. UNA STIMA PRUDENTE LI VALUTA ATTORNO AI 70 MILIARDI DI METRI CUBI, MA SI PARLA DI RISERVE PARI A 200 MILIARDI”

1 - UN GASDOTTO ATTRAVERSO IL SAHARA L'ALGERIA CHIEDE AIUTO A ROMA

Luca Pagni per “la Repubblica”

 

IL GASDOTTO NIGAL TRA ALGERIA E NIGERIA

[…] una infrastruttura destinata a rafforzare l'Africa nel suo ruolo di fornitore di gas verso l'Europa, proprio come principale alternativa alla Russia. Il progetto si chiama Trans Sahariana, ma è conosciuto anche con l'acronimo di Nigal, perchè si tratta di un gasdotto che corre per oltre 4 mila chilometri collegando le coste della Nigeria al centro produttivo di gas e petrolio nel cuore del Sahara dell'Algeria, dopo aver attraversato nel suo percorso anche il Niger.

 

Se ne è parlato, pochi giorni fa, negli incontri avuti dalla delegazione italiana guidata dal premier Mario Draghi proprio ad Algeri, dove era accompagnato dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Al termine, è stato sottoscritto un accordo con il quale la società di stato algerina Sonatrach si è detta disponibile ad aumentare le forniture di gas verso l'Italia fino a 9 miliardi di metri cubi all'anno, un tassello importante nella politica di sostituzione del gas in arrivo dalla Russia.

 

mario draghi abdelmadjid tebboune 4

In cambio, gli algerini avrebbero chiesto un sostegno per lo sviluppo nei prossimi anni nel settore delle rinnovabili e per rafforzare le proprie infrastrutture: tra quest' ultime, il rilancio del gasdotto Nigal, sia in termini di tecnologia, sia come appoggio politico. […] L'idea del gasdotto Trans Sahariana arriva da lontano.

 

Se ne è parlato per la prima volta alla fine degli anni Ottanta, ma il primo accordo di massima è del 2009, con un'intesa a tre firmata assieme a Niger e Nigeria. Più che le difficoltà tecniche, a fare da freno sono state quelle politiche, dovendo attraversare territori dove è forte la presenza della guerriglia (nel delta del Niger) e di combattenti islamici (Niger). […] Tra l'altro, l'Algeria potrebbe essere centrale anche per lo sviluppo di un altro progetto in campo energetico di cui si parla molto per i prossimi anni: la produzione di idrogeno da grandi impianti rinnovabili da inviare, sempre via tubo, in Europa. […]

mario draghi in algeria 1

 

2 - CHIEDIAMO IL GAS A CHI NON CE L'HA

Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

Gli intestatari dei biglietti aerei sono cambiati: con Mario Draghi positivo al Covid, spetta a Luigi Di Maio e Roberto Cingolani, oggi e domani, volare in Angola e Congo, per parlare di forniture di gas con i governi locali.

 

I dubbi, però, restano gli stessi: a che serve la trasferta, se il contributo che questi due Paesi possono dare alla causa italiana è pressoché nullo? Consola sapere che con i ministri ci sarà l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi. Ma l'impressione che il governo si muova solo per dare l'impressione di fare qualcosa, senza avere una strategia definita, è forte.

gasdotto transmed

 

Di certo, se Draghi, Di Maio e Cingolani avessero la volontà politica di imporsi su parte della sinistra e sull'ala del M5S che fa capo a Giuseppe Conte, troverebbero a chilometro zero, sotto le acque italiane, più metano, aun costo di gran lunga inferiore. Ma questa volontà non l'hanno, come dimostra la recente approvazione del "Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee" (Pitesai), che conferma i vincoli all'estrazione voluti dall'allora presidente del consiglio del governo gialloverde.

 

ZERO SITI

gasdotto transmed

Sono i numeri e gli analisti dell'energia a bollare come inutile la missione odierna. Lo scopo è rimpiazzare (anche se non nell'immediato, confidando che la Germania ci aiuti a prendere tempo) la Russia: primo Paese al mondo per riserve di gas (il 20% del totale), secondo produttore (dopo gli Stati Uniti) e venditore, sinora, del 43% del metano che l'Italia importa ogni anno.

 

In questa operazione, il compito di Algeria e Azerbaijan, già fornitori dell'Italia, è chiaro, sebbene più complicato di quanto lo faccia il governo: attraverso i gasdotti TransMed (che emerge a Mazara del Vallo) e Tap (che termina in Salento), debbono far arrivare sul nostro suolo quanto più gas possibile dai loro giacimenti, anche se per sostituire la metà di quello che giunge dalla Russia, primo obiettivo fissato a palazzo Chigi, ne occorrerà di più. Da qui, la scelta di rivolgersi a fornitori minori.

 

gasdotto transmed

Le mete del viaggio di Di Maio e Cingolani, però, non appaiono in grado di svolgere un ruolo minimamente rilevante. Nella classifica mondiale dei Paesi detentori di riserve di gas l'Angola figura al quarantesimo posto. E una cosa è averlo nel sottosuolo e un'altra estrarlo: servono investimenti e tecnologie, che laggiù mancano.

 

Salvatore Carollo, analista e trader, descrive così la situazione su Energia, la rivista diretta da Alberto Clò: «In Angola non ci sono giacimenti di gas. Esiste solo il gas associato ai campi petroliferi (di pessima qualità) che viene inviato ad un impianto di liquefazione di proprietà di una joint venture di cinque partners e di cui l'Eni possiede solo il 13,6%». Questo gas liquefatto, o Gnl, viene di regola acquistato dalle compagnie asiatiche, che pagano il prezzo più alto.

 

Morale della storia, anzi del viaggio: in Angola «l'Italia sarà accolta amichevolmente, ma certamente non potrà ricevere garanzie di forniture di gas».

claudio descalzi con il presidente di sonatrach, toufik hakkar 2

 

Peggio ancora è messa la Repubblica del Congo, che nella classifica mondiale dei Paesi detentori di riserve di gas occupa il cinquantatreesimo posto e nelle statistiche internazionali nemmeno appare tra gli Stati che hanno estratto o venduto metano nel corso del 2020. Pure in questo caso, infatti, il verdetto dell'analista è senza appello: «I dati disponibili presso le varie fonti non mostrano l'esistenza di riserve certificate che possano garantire una produzione importante e duratura nel tempo e men che mai esportazioni di un certo rilievo verso l'Italia».

 

gasdotto transmed

Difficile, quindi, comprendere il senso del comunicato con cui Draghi, ieri, ha fatto sapere di aver discusso al telefono con il presidente della Repubblica del Congo, Dénis Sassou N'Guesso, riguardo «all'ampio potenziale del partenariato bilaterale, in particolare nel settore energetico».

 

INTANTO, IN ADRIATICO...

Anche perché esiste un'alternativa ragionevole ed economica: sono i giacimenti di gas nei fondali marini italiani. Una stima prudente li valuta attorno ai 70 miliardi di metri cubi, ma siccome non si fanno esplorazioni da tempo, economisti dell'energia del calibro di Davide Tabarelli parlano di riserve pari a 200 miliardi di metri cubi di gas.

 

Il problema è politico: sono i divieti introdotti negli ultimi anni, confermati e scolpiti nel Pitesai avviato dal primo Conte (nel quale proprio Di Maio era ministro dello Sviluppo economico) e varato di recente dal governo Draghi. È a causa di questi veti che la produzione annuale italiana di gas è crollata dagli oltre 21 miliardi di metri cubi degli inizi degli anni 2000 ai 3,3 miliardi del 2021 (ogni anno, per avere un'idea, ne usiamo circa 75 miliardi). Così, mentre i nostri ministri vanno a cercare improbabili fornitori in Africa centrale e meridionale, la Croazia piazza le sue trivelle offshore e pompa il gas dell'Adriatico, impoverendo quelli che sarebbero i nostri giacimenti.

claudio descalzi con il premier libico dbeibahclaudio descalzi e luigi di maio in qatar claudio descalziluigi di maio claudio descalzi in congo

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...