I CAPODANNATI DI NAPOLI - I SOLITI BOTTI: DUE MORTI E 107 FERITI (SU 361) – TUTTO E’ CAMBIATO MA LA “TRADIZIONE” NON SI FERMA, A NAPOLI LA BOMBA “SPREAD” HA FATTO FURORE - SOLITA GARA TRA I VICOLI: CHI PROVOCA LA VORAGINE PIU’ GROSSA VINCE IL TITOLO DI EROE DI SAN SILVESTRO - COMPRARE I TERRIBILI ORDIGNI (ILLEGALI) E’ FACILISSIMO: LE BANCARELLE SI TROVANO SOTTO CASA - E I RAGAZZINI NE SANNO PIU’ DEI FINANZIERI…

Antonio Pascale per il "Corriere della Sera"

Così si apre il 2013: due persone decedute e 361 feriti, dei quali, 107 in Campania. Tutto a causa dei botti illegali. Negli anni non si è mai riuscito ad arginare il fenomeno, nel Napoletano soprattutto. Non sono mai serviti gli inviti alla prudenza, nemmeno quando arrivavano da testimonial famosi e amati. Purtroppo siamo sotto ricatto, si subisce il potere di questa tradizione arcaica: con i botti si esorcizza la paura e si grida forte la rabbia. Più c'è crisi più si spara, meno soldi si hanno più si spende per i botti.

E poi lo sappiamo: sparare, e non solo nel Napoletano, significa anche gareggiare, una specie di braccio di ferro, tanto che ho visto persone arrabbiate e cupe (e giurare riscatto per il prossimo anno) perché il vicino di pianerottolo aveva sparato più forte di tutti. La suddetta tradizione, inoltre, fa proseliti tra i giovanissimi (che purtroppo sono spesso le vittime). Si gioca a tirarsi fra i piedi o a farsi esplodere fra i denti, come rito di iniziazione, piccoli botti.

Naturalmente si commenta e per giorni interi le dinamiche di un'esplosione che ha prodotto un buco nell'asfalto. Last but not least, ed è il vero problema, comprare botti illegali, almeno nel Napoletano, è facilissimo. Un ragazzino di 13 anni impara, in un'ora appena, come funziona la vendita, cioè dove si nascondono i botti, qual è il codice da usare per procurarsi una bomba Monti. Un paradosso: un ragazzino conosce le dinamiche della vendita meglio di un finanziere.

Questa conoscenza diffusa rende i botti uno e bino: illegali e legali insieme, non si possono vendere ma è facilissimo comprarli, basta andare sotto casa: ogni bancone di vendita fuochi ha accanto alla merce per bambini, quella per adulti scapestrati, ogni bancone ha il suo retrobottega: in mezzo ai campi, nel tombino vicino. Rimedio? Per esempio, pubblicizzare i botti cinesi. A guadagnarci sarebbero sia i produttori cinesi (che sono bravi) sia gli importatori e venditori italiani.

La tradizione cinese è fantasiosa, luminosa, più che il botto violento si concentra sull'effetto coreografico. Fattore di non poco conto, che potrebbe portare un po' alla volta ad un salutare cambio di passo tra i consumatori e produttori nostrani: meglio rimanere con la bocca aperta davanti a fuochi allegri, invece di tapparsi le orecchie, abbassare le serrande e sperare che l'ultima bomba Insigne non faccia crollare l'ala del tuo palazzo. Infine, come extrema ratio, vista la suddetta (e ridicola) facilità nell'acquisto dei fuochi proibiti, sarei quasi per proporre una legalizzazione.

Volete il botto? Va bene. Con una regola semplice, da rispettare con serietà: a sparare siano persone con un tesserino, bravi addetti ai lavori che soddisfino sì la nostra voglia di rumore ma contenendo i rischi. Insomma, adottiamo e paghiamo veri maestri artificieri capaci di riconoscere il prodotto, la qualità, la miccia, la polvere usata (e dunque responsabilizzino il produttore) e sappiano fare brillare i botti senza danni. Come dire, un bombardamento legale, mirato, scientifico, fatto in apposite aree, che non lascia feriti sul campo e conserva, magari in un recinto, questa tradizione grottesca che non vuole sapere di spegnersi.

 

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