cottarelli

REGOLIAMO I CONTI - COTTARELLI RIPRENDE IL MANO IL FORBICIONE E INDICA LA VIA PER UNA MASSICCIA SPENDING REVIEW: “CI SONO STATI 30 CASI DI RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO PER IMPORTI SUPERIORI (O VICINO) A 25 PUNTI PERCENTUALI DI PIL. QUESTE RIDUZIONI DI DEBITO SONO STATE OTTENUTE IN TRE MODI. IL PRIMO È UN'ONDATA INFLAZIONISTICA E POI IL SECONDO E IL TERZO…”

Carlo Cottarelli per “la Stampa”

 

cottarelli

Oggi a Torino si terrà un convegno sulla riduzione del debito pubblico organizzato dal Collegio Carlo Alberto e dall' Osservatorio sui conti pubblici dell' Università Cattolica (Ocpi). Il tema è importante: il nostro debito pubblico è alto rispetto al resto dell' area dell' euro (rispetto al Pil è il secondo più alto dopo quello greco) e non accenna a diminuire. Anzi ha ripreso a crescere negli ultimi due anni.

 

Quasi tutte le forze politiche sono d'accordo che l'alto debito pubblico deve scendere: ci espone al rischio di una perdita di fiducia da parte di chi compra titoli di stato, a un aumento dello spread e, al limite, a una crisi tipo quella del 2011-2012. Anche il contratto di governo gialloverde dice che «l'azione del governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico...». Quindi non si discute sulla necessità di ridurre il debito, ma sul come ridurlo.

 

ESPERIENZE RIUSCITE

Per facilitare la discussione su come ridurre il debito pubblico, l'Ocpi è andato a vedere quello che hanno fatto gli altri Paesi avanzati che sono riusciti a ridurre il debito pubblico negli ultimi 70 anni. Cosa abbiamo trovato? Ci sono stati 30 casi di riduzione del debito pubblico per importi superiori (o vicino) a 25 punti percentuali di Pil. Queste riduzioni di debito sono state ottenute in tre modi.

 

DEBITO PUBBLICO

Il primo è un'ondata inflazionistica. Questo avvenne in diversi Paesi, compresa l'Italia, nell'immediato dopoguerra con livelli di inflazione anche superiori al 50 per cento durante la media del periodo di riduzione del debito. Il rimedio è rapido: l'ondata inflazionistica spazza via il debito in termini di potere d'acquisto tassando, attraverso l' inflazione, chi ha comprato titoli di Stato.

 

RICETTE CON PIÙ INGREDIENTI

Il secondo è un misto di crescita, inflazione moderata e repressione finanziaria. Questo è il metodo seguito da diversi Paesi (compresi Stati Uniti e Regno Unito) negli anni '50 e '60. Il debito cala più gradualmente, ma comunque per importi elevati. Occorre anche «mettere a posto i conti»: i Paesi che hanno seguito questa strategia hanno mantenuto avanzi primari (la differenza tra entrate dello Stato e spesa pubblica al netto degli interessi) positivi, ma su livelli non troppo elevati (in media l' 1,5 per cento del Pil). Il grosso l'ha fatto la repressione finanziaria: un insieme di restrizioni all' investimento (compreso vincoli ai movimenti di capitale) che hanno compresso i tassi di interesse sui titoli di Stato.

 

DEBITO PUBBLICO

Anche qui, come nel caso dell' inflazione, si tratta di una tassa su chi comprava titoli di Stato: i tassi di interesse venivano tenuti artificialmente più bassi di quelli che gli investitori avrebbero richiesto in assenza di repressione finanziaria. Il terzo modo di riduzione del debito è stato portare l' avanzo primario a livelli sufficientemente alti. Questo ha caratterizzato la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil in 11 Paesi tra la fine degli anni '80 e la metà del decennio scorso.

 

Questi Paesi hanno mantenuto un avanzo primario medio di oltre il 4 per cento del Pil. Il Belgio, per esempio ha mantenuto tra il 1994 e il 2007 un avanzo primario del 4,9 per cento. Anche l' Italia si era avviata su questa strada, raggiungendo avanzi primari dell' ordine del 5 per cento sul finire degli anni '90. Ma, una volta entrati nell' euro, abbiamo invertito la rotta.

 

IL TENTATIVO ITALIANO

DEBITO PUBBLICO ITALIANO

Forse, però, il risultato più interessante del lavoro è quello che Sherlock Holmes avrebbe chiamato «il cane che non ha abbaiato». Eppure è un cane di cui si parla molto in Italia: l' idea che il rapporto tra debito pubblico e Pil possa essere ridotto attraverso l' aumento del Pil stimolato da misure espansive di finanza pubblica. Insomma, aumentiamo il deficit per ridurre il debito. Questo è quello che il governo gialloverde ha cercato di fare a fine 2018 (prima di far marchia indietro per l'aumento dello spread) e che, forse, cercherà di fare con la nuova legge di bilancio.

 

sergio mattarella carlo cottarelli

Del resto lo stesso contratto di governo ci dice che la strategia di riduzione del rapporto fra debito pubblico e prodotto interno lordo sarà basata sulla «crescita del Pil, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera...».

 

Quindi, più soldi in tasca agli italiani, più crescita, meno debito. Non entro nei motivi teorici per cui questo non funziona. Dico solo che i Paesi che hanno ridotto il debito negli ultimi 70 anni non hanno mai seguito questo approccio. Che non ci abbia pensato nessuno?

Una strada molto stretta Certo, se il Pil cresce è più facile ridurre il rapporto tra debito e Pil. E non solo perché aumenta il denominatore, ma anche perché, se si risparmiano le maggiori entrate che lo stato incassa quando il Pil aumenta, l' avanzo primario sale.

 

Ma, e questo è il punto: occorre migliorare l' avanzo primario se si vuole che il debito scenda a una velocità adeguata. Il nostro avanzo primario quest' anno è previsto dal governo all' 1,2 per cento del Pil, e, in assenza di aumenti dell' Iva o misure di compensazione, scenderebbe quasi a zero nel 2020.

CARLO COTTARELLI

 

Quindi, servono riforme per far ripartire l' economia, ma riforme vere (una semplificazione burocratica massiccia, un miglioramento nell' efficienza dei servizi pubblici, una riduzione delle aliquote di tassazione finanziata da minore evasione fiscale e risparmi sulla spesa pubblica), non elargizioni di denaro pubblico che fanno solo aumentare il deficit. E occorre risparmiare le entrate da maggiore crescita. A meno di non voler seguire strade meno ortodosse (uscita dall' euro e inflazione o qualche bella forma di repressione finanziaria come l' obbligo di acquisto di titoli di Stato da parte delle famiglie italiane, una misura simile a una patrimoniale).

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”