IL “GRANDE FRATELLO” GRILLINO - CASALEGGIO ANNUNCIA L’ARRIVO DI “ROUSSEAU”, LA PIATTAFORMA WEB CHE SERVIRÀ A ILLUDERE GLI ELETTORI DI POTER ORIENTARE LE POLITICHE DEL MOVIMENTO - CI SARANNO DIECI SEZIONI TEMATICHE OGNUNA GUIDATA DA UN PARLAMENTARE

Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica”

 

CASALEGGIO CASALEGGIO

È stata per anni la terra promessa degli iscritti al Movimento 5 stelle. La “piattaforma” che avrebbe loro consentito di interagire tra eletti, cittadini e attivisti per realizzare l’utopia della democrazia diretta. Gianroberto Casaleggio era tornato a prometterla a inizio aprile. Tre mesi fa, a ribadirlo con ineccepibile accento oxfordiano era stato il figlio Davide durante un convegno al Parlamento europeo: «L’abbiamo chiamata Rousseau perché il filosofo francese è colui che ci ha insegnato che il solo modo di conoscere la volontà del popolo, è chiederla al popolo», aveva detto Casaleggio junior.

 

DAVIDE CASALEGGIO DAVIDE CASALEGGIO

Salvo imprevisti inattesi, questa volta ci siamo. Il blog ha annunciato per i prossimi giorni il lancio di una versione beta di Rousseau (la versione con cui i software vengono testati per verificarne errori ed efficacia). Nessuno, tra i parlamentari, lo ha ancora visto o provato. Le chiavi del nuovo sistema sono ben custodite nel quartier generale di Milano, ma le sue funzioni sono state svelate.

 

CASALEGGIO E GRILLO f afd a a f f d a ea CASALEGGIO E GRILLO f afd a a f f d a ea

Le sezioni sono contraddistinte da stelle che si accendono nel caso in cui siano attive: ci sono i vari Lex (il sistema che consente agli iscritti di partecipare alla scrittura delle leggi), nazionale, regionale o europeo, il voto on line, il fund raising, lo scudo della rete (un istituto creato per aiutare gli attivisti a difendersi da eventuali querele il cui referente sarà il deputato Alfonso Bonafede). E poi nuove funzioni come sharing, e learning, attivismo. Ciascuna sezione è affidata a un responsabile.

 

DAVIDE BONODAVIDE BONO

Nel caso del voto e del fund raising, è ancora una volta “lo staff” della Casaleggio, definizione indistinta che più di una polemica ha generato in passato. Ma stavolta entrano in gioco anche altri esponenti del Movimento, dando vita a una struttura che si aggiunge allo scheletro già formato da direttorio e probiviri. Così, al deputato Manlio Di Stefano e alla senatrice Nunzia Catalfo è affidato Lex Nazionale, al consigliere piemontese Davide Bono quello regionale, alla senatrice Paola Taverna l’attivismo, al senatore Nicola Morra l’e learning, ai consiglieri comunali Bugani e Piazza lo sharing.

 

manlio di stefano e beppe grillo manlio di stefano e beppe grillo

Fino ai meet up di cui erano già stati investiti Roberto Fico e Alessandro Di Battista. «Rousseau è un ulteriore tassello attraverso cui i cittadini potranno partecipare alla vita del Movimento- spiega il presidente della Vigilanza Rai- come dice Gianroberto, questi non sono progetti chiusi, ma work in progress».

MASSIMO  ARTINI  MASSIMO ARTINI

 

Il giorno prima dell’annuncio di Rousseau, uno degli espulsi del Movimento 5 Stelle - il deputato informatico Massimo Artini - aveva lanciato il suo progetto alternativo con una conferenza stampa alla Camera. «Sinapsi è un sistema operativo che offriamo ad associazioni e movimenti politici. È aperto, la proprietà è diffusa tra i partecipanti, non ci sono capetti». Artini (che ieri ha presentato Sinapsi alla convention di Pippo Civati) è uno di quei militanti storici che Rousseau lo hanno aspettato a lungo.

 

«Tutto quel che si può fare è votare su cose che decidono altri, gestiti da persone scelte per via fiduciaria, senza alcuna trasparenza», dice oggi. «Il problema è che non c’è alcun tasto per il dissenso - spiega Federico Mello, autore di “Un altro blog è possibile” - nessun modo di fare proposte alternative. Il meccanismo resta quello dall’alto verso il basso. Il “segretario di partito” in questo caso è colui che ha le password del sistema. Quel ruolo dovrebbe essere contendibile, e non lo è».

Roberto - Fico -foto-Corrieredelmezzogiorno-380x252Roberto - Fico -foto-Corrieredelmezzogiorno-380x252

 

Andrea Stroppa, esperto informatico, la spiega in modo tecnico: «Da un punto di vista tecnologico, l’esperimento è molto interessante. Ma per la sicurezza sarebbe stato meglio affidarsi a un software open source sviluppato dalla community. Quando non condividi il codice ci sono dei rischi, sia dal punto di vista del funzionamento che della sicurezza. Un codice chiuso può essere più facilmente soggetto a manipolazioni interne o attacchi esterni ». È quello che gli innamorati della democrazia diretta del Movimento hanno chiesto per anni, un software fatto con sistemi come Airesis o Liquid Feedback. È anche quello che Gianroberto Casaleggio non ha mai voluto concedere.

 

 

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