SINDACATI AMMAZZA-ITALIA - NEI CASI DI ALITALIA E OPERA DI ROMA, IL RISANAMENTO DIVENTA IMPOSSIBILE PER L’OPPOSIZIONE DI UIL E CGIL CHE APPOGGIANO I VETI DI CHI DIFENDE I PROPRI PRIVILEGI - IN CRISI DI IDENTITÀ, CERCANO CONSENSI A BREVE TERMINE

Dario Di Vico per “Il Corriere della Sera

 

ALITALIAALITALIA

Il sindacalismo confederale italiano con tutti i suoi quarti di nobiltà, continuamente celebrati in convegni e abbondante memorialistica, è diventato nell’anno di grazia 2014 ostaggio dei piloti d’aereo e dei primi violini. Accade, infatti, che in Alitalia come all’Opera di Roma una sigla (la Uil) o l’altra (la Cgil) decida di far sponda ai veti delle minoranze, getti sul piatto della bilancia la forza del proprio marchio e chiuda così la strada ad ogni ipotesi di risanamento.

 

La dirigenza del teatro capitolino ha presentato un piano di riorganizzazione che non prevede messa in mobilità, licenziamenti o tagli di stipendio ma solo una revisione della pianta organica. Che ha il torto però di non piacere ai primi violini perché forse li obbligherà a lavorare più dei 62 giorni su 180 registrati nel primo semestre di quest’anno.

 

teatro dell opera di roma protesta al nabucco del 2011teatro dell opera di roma protesta al nabucco del 2011

Grazie all’alleanza tra un piccolo sindacato autonomo, il Fials, e una Cgil che deve aver chiuso in soffitta il ritratto di Luciano Lama, l’Opera si sta avviando alla liquidazione coatta. Causando un grave danno d’immagine alla città di Roma, visto che 3 mila stranieri già prenotati per gustarsi la Bohème rimarranno fuori dal teatro. In Alitalia il copione è lo stesso. Nella veste dei ribelli ci sono i piloti che si oppongono all’intesa con gli arabi di Etihad e hanno trovato l’appoggio e la condivisione da parte di una Uil, che recita l’insolita parte della confederazione irriducibile al buonsenso.

 

Se infatti Alitalia perdesse anche quest’ultima occasione il futuro dei suoi piloti non sarebbe certo migliore di quello che prevede per loro il piano di risanamento. A Roma si teme anche, per i prossimi giorni, il varo di una vertenza contro i tagli al costo della politica da parte dei dipendenti della Camera dei Deputati, la cui rappresentanza è frantumata in dodici sigle e che al tempo giusto avevano fatto, proprio per coprirsi sindacalmente, shopping di tessere confederali.

Luigi Angeletti Luigi Angeletti


L’impressione prevalente è che il sindacalismo italiano — con l’eccezione della Cisl, almeno nei casi citati — stia perdendo la bussola, e che alla disperata ricerca di consenso a breve termine abbia smarrito il senso della propria storia e del proprio impegno. In fabbrica, almeno laddove ci sono delle rappresentanze radicate e pragmatiche, lo smarrimento è sicuramente minore.

 

Pur con tutte le difficoltà di contrattare la crisi, si sa da che parte andare e si diffondono le esperienze di maggior raccordo con le aziende. Quando c’è contrattazione articolata questa segue linee di sviluppo inedite, in qualche caso allargando le tutele alla famiglia e ai figli che studiano. Molto più sfrangiata si presenta la situazione in altre filiere, come quella della logistica, dove il sindacalismo confederale è fuori dai giochi, non sembra avere più fisico e mentalità per frequentare i picchetti ad alta tensione.

 

susanna camussosusanna camusso

Prevale l’azione tambureggiante dei Cobas, in stretta alleanza con i centri sociali e con un certo seguito tra i lavoratori extracomunitari più deboli ed esposti ai ricatti. È un conflitto sordo, senza cortei e striscioni allegri, un paesaggio in cui compaiono quotidianamente poliziotti in assetto anti-guerriglia, prefetti chiamati a mediare e magistrati alle prese con lunghe e difficili indagini.


Infine c’è la grande galassia del lavoro giovanile e autonomo. È una platea che non ha nessuna voglia di sindacato, si sentono dei centauri dell’auto-impiego, metà imprenditori di sé stessi metà alle dipendenze di altri.

 

È il lavoro molecolare che si giova di un contributo comunale per frequentare un coworking e sperare di azzeccare l’idea giusta di business, oppure è l’occupazione di quei tanti (3 mila!) che servono per realizzare una serie televisiva di successo come «Gomorra».

DisoccupatiDisoccupati

 

La rappresentanza per tutti loro non ha certo il volto dei sindacalisti confederali ma caso mai assomiglia alla Rete, un posto in cui puoi denunciare ciò che succede sperando che a difendere i tuoi diritti sia l’indignazione degli internauti.


È questo, a grandi linee, il Quarto Stato di oggi e i sindacati non riescono nemmeno a discuterne. Viene sempre prima un segretario generale aggiunto da nominare o un congresso da organizzare a Riccione. Ci vorrebbe che cambiassero passo, che il loro laburismo dei veti diventasse un laburismo delle opportunità ma oggi è una pagina bianca, tutta da scrivere.

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…