MALA-GIUSTIZIA: CHI RIPAGHERÀ LA GALERA DI DEL TURCO?

Carlo Bonini per "la Repubblica"

Nel salone della sua casa al quartiere Flaminio, il cellulare di Ottaviano Del Turco suona delle voci di vecchi amici. Sollecitati dalle cronache che danno conto delle ultime udienze di un processo di primo grado cominciato a Pescara nel luglio del 2011 che gli costò nell'estate del 2008 la presidenza della Regione Abruzzo e in cui è imputato di associazione a delinquere, concussione e corruzione quale asserito percettore di 6
milioni di euro di tangenti, vogliono fargli sapere che «lo hanno sempre saputo che non poteva essere vero».

È come se il massimo sforzo prodotto in dibattimento dalla difesa dell'ex governatore, il deposito di perizie tecniche di parte che contestano in radice il significato e la forza probatoria dei riscontri che la pubblica accusa ha prodotto a sostegno delle parole del grande accusatore di Del Turco, l'ex re delle cliniche Vincenzo Angelini, abbia improvvisamente aperto una breccia. «Io sono convinto che il nostro lavoro sulle prove prodotte dall'accusa abbia fatto prendere al processo un altro giro - dice Del Turco - capace di dimostrare non solo la mia innocenza, ma anche la fondatezza di quello che dissi proprio a "Repubblica" quando questa storia cominciò»
.
Lei sostenne di essere stato vittima di un "grumo" di poteri forti in Regione che «non tolleravano la discontinuità politica della sua Giunta». E che Angelini era stato lo strumento della sua «eliminazione per via giudiziaria».
«Esatto. E oggi, alla luce di quello che la mia difesa ha dimostrato, quel giudizio lo ribadisco. Angelini era un uomo disperato e di fronte alla prospettiva di salvare se stesso non gli restava che una possibilità. Offrire in pasto il sottoscritto alla Procura di Pescara».

Ad Angelini non è andata di lusso. È coimputato con lei e ha perso le sue cliniche.
«Angelini, al contrario del sottoscritto, non ha conosciuto né il carcere, né gli arresti domiciliari, né l'obbligo di dimora. Non è stato recluso dal mondo per sei mesi. Né ha dovuto subire l'umiliazione pubblica, la damnatio memoriae, che io ho conosciuto. Angelini ha semplicemente sbagliato i suoi calcoli. Pensava che la Procura lo avrebbe protetto».

Avete insistito molto, nel processo, sull'inattendibilità di Angelini, ma proprio sulla base delle sue accuse sono già state pronunciate due sentenze di condanna a carico di altri imputati nella cosiddetta "Sanitopoli" abruzzese.
«Io parlo per me. E dico che sul mio conto sono state effettuate 104 rogatorie tutte con esito negativo. Che non è stato ancora individuato un solo centesimo dei 6 milioni di euro che avrei ricevuto».

L'accusa le ha contestato alcune operazioni immobiliari.
«Questo tema accusatorio è scolorito durante il dibattimento. E in ogni caso è stato accertato che per quelle compravendite sono state usate provviste che erano sui miei conti ben prima dei presunti episodi di corruzione. Denaro frutto del mio lavoro di Governatore e prima ancora di parlamentare».

Se Angelini l'ha calunniata, logica vuole che la Procura, un gip, un gup e un Tribunale del Riesame sarebbero stati collettivamente vittime di un gravissimo abbaglio. Possibile?
«Io non credo agli abbagli collettivi. Io penso che la Procura si sia convinta della genuinità delle accuse di Angelini sulla base di un pregiudizio politico diffuso che, in quell'estate del 2008, assediava la mia giunta. E me ne sono convinto scoprendo che, di fatto, il lavoro di riscontro sulle accuse nei miei confronti è cominciato davvero solo dopo il mio arresto.

Penso, per dirne una, che anche la Procura avrebbe potuto verificare per tempo che le foto scattate alla famosa busta piena di mele, noci e castagne sull'uscio della mia casa il 2 novembre 2007, giorno in cui avrei ricevuto una delle tangenti, in realtà risalgono all'anno prima. O che l'uomo fotografato sull'uscio della mia casa è troppo alto per essere Angelini».

Anche il gip è caduto in inganno?
«Del gip voglio ricordare una sola cosa. Definì i biglietti di solidarietà che ricevetti in carcere da una trentina di parlamentari, tra cui Bersani, dei "pizzini"».

È un fatto che lei incontrò Angelini nella sua casa di Collelongo.
«Certo. Quattro o cinque volte. Quando mi consegnò l'invito alle nozze della figlia, quando temeva di essere arrestato dallo stesso pm che poi avrebbe arrestato me, il dottor Giuseppe Bellelli, convinto che potessi o volessi intercedere. Cosa che mai mi sarei sognato di fare. Dico di più.

Parlavo con Angelini perché mi ero convinto che il disegno degli imprenditori abruzzesi della sanità privata era chiaro. I soldi erano diventati pochi e dunque era necessario sacrificare il vitello grasso Angelini per spartirsene le spoglie. La mia giunta aveva in testa altro. Un regime che avrebbe imposto tagli a tutti. E questo, evidentemente, dava fastidio».

Ora?
«Ora sono un socialista riformista apolide in attesa di giudizio. Mi sono difeso nel processo e continuerò a farlo. Consapevole che mi è rimasta una sola finestra sul mondo. Una pagina facebook. Convinto anche che ci debba e possa essere un'alternativa tra una "giustizia giusta" che ha il volto di Berlusconi e un magistrato che dà a un atto di solidarietà parlamentare una connotazione mafiosa».

 

Del Turcola01 ottaviano delturcooli previti delturcoOttaviano Del Turcolzud26 lui abete ottaviano delturcoVincenzo Angelini

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)