COME IL PD, CGIL SPACCATA: E VOLANO BICCHIERI VERSO LA CAMUSSO

Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

C'è un aspetto prosaico, che Susanna Camusso e i suoi portavoce minimizzano: le accuse di gestione personalistica della Cgil. E c'è un'aspetto più nobilmente politico: al segretario generale più di un esponente del maggiore sindacato italiano chiede conto del trionfo elettorale di Grillo. Non ovviamente come responsabilità diretta, ma perché quel 25 per cento al Movimento 5 Stelle illumina il ritardo di comprensione della realtà dell'organizzazione che fu guidata da Giuseppe Di Vittorio.

Le tensioni si sono manifestate nella riunione nel direttivo Cgil del 20 marzo scorso. Una discussione animata, per i critici di Camusso, normale per i suoi sostenitori, ha portato a una parziale riscrittura del documento presentato dalla segreteria, bersagliato da diverse proposte di emendamento. La rielaborazione del testo ha fatto sì che il sito della Cgil l'ha pubblicato solo ieri, dopo cinque giorni di decantazione, in coincidenza dell'incontro con il presidente incaricato Pier Luigi Bersani (la versione Camusso riferisce di disguidi tecnici).

La pressione del leader Fiom Maurizio Landini, che proprio ieri ha deciso con il suo comitato centrale che in maggio i metalmeccanici torneranno in piazza, è nota. Partiamo allora dal leader dei pensionati Carla Cantone. Forte dei suoi 3 milioni di iscritti (metà di quelli totali Cgil), la leader dello Spi ha protestato perchè nel documento Camusso si ignorava l'esistenza dei pensionati. E ha preteso di inserire la richiesta di restituire la rivalutazione degli assegni tolta dal decreto Salvaitalia targato Monti e Fornero. Cantone aveva però mandato il preavviso al leader: una settimana prima del direttivo aveva pubblicato sulla prima pagina dell'Unità un severo monito sul cambiamento.

In particolare, visto il trionfo grillino, Cantone ha intimato al sindacato di non "rendersi sordo davanti alla richiesta forte di parole e azioni nuove" trasmessa del "vento del rinnovamento". E la discussione non si è più fermata. Dopo il teso confronto del direttivo di mercoledì scorso, le due dirigenti il giorno dopo si sono esibite in un plateale battibecco al tavolo della presidenza di un convegno a Riccione. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto un bicchierino di plastica volare delle mani di Camusso verso la rivale.

Ma che dicono ... - minimizza Cantone - stava giocherellando con il bicchiere, stavamo discutendo animatamente e le è scappato di mano...". Già, e di che cosa discutevano? "Non è ancora il momento di parlarne - taglia corto Cantone -. Per adesso dico solo che al direttivo Cgil il documento è stato approvato all'unanimità". Infatti la minoranza che normalmente gira attorno alla Fiom di Landini stavolta non ha presentato un documento alternativo, ma alcune richieste di emendamento. Alcune respinte, come quella per la rivendicazione del salario minimo. Una accettata dalla segreteria, riguardante la rivendicazione di regole sulla rappresentanza dei lavoratori e sul loro voto su accordi e contratti.

Su questo Landini ha incassato il sostegno della segretaria del sindacato degli alimentaristi, Stefania Crogi, ex socialista come Camusso. Il punto politico delicato per Camusso è che i suoi due più forti contestatori, Cantone e Landini, sostengono cose diverse: l'indicizzazione delle pensioni toglie risorse alla tutela di precari e disoccupati. Ma il vertice è preso in mezzo proprio per le sue difficoltà di darsi una linea. Dopo una campagna elettorale tutta al fianco del Pd di Bersani, gli operai hanno dato a Grillo il 40 per cento dei loro voti. E la Cgil affronta la crisi drammatica dell'economia con un documento che indica come punto di partenza per il prossimo governo "costi della politica" e riforme istituzionali.

 

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