NON ROMPETE LE PALLE CON LA DEMOCRAZIA - LA CINA IN ALLERTA PER IL RISCHIO CONTAGIO CON I SETTE PECCATI CAPITALI DELL’OCCIDENTE

Paolo Salom per il "Corriere della Sera"

I «pericoli» che provengono dall'Occidente sono sette e vanno combattuti. «Qi bujiang», letteralmente, le «sette (minacce) da censurare»: sono definite così le idee che, più delle armi, possono mettere in discussione il primato del Partito comunista, in una circolare segreta che da alcune settimane è allo studio dei dirigenti locali in tutte le province della Repubblica Popolare.

Il «Documento numero 9», realizzato dall'Ufficio generale del Comitato centrale con l'inevitabile imprimatur del presidente Xi Jinping, ufficialmente «non esiste». Ma da quando ha cominciato a essere sottoposto a «riunioni di studio», riferisce il New York Times (il quotidiano ha potuto visionarne una copia) gli attacchi contro i rappresentanti della società civile si sono moltiplicati sui giornali e su Internet, mentre diversi dissidenti sono stati arrestati dalla polizia politica.

I «qi bujiang», i sette pericoli di cui non bisogna fare più parola, sono la «democrazia costituzionale occidentale», i «valori universali dei diritti umani», la «libertà di stampa», la «responsabilità sociale» dei cittadini, il «neoliberalismo», «la critica distruttiva agli errori storici del Partito comunista», «l'indipendenza del sistema giudiziario». Insomma, i valori fondanti dell'Occidente o, comunque, i concetti e le consuetudini che hanno plasmato negli ultimi secoli quella parte di mondo.

In realtà, il documento non si limita a elencare i «mali» da evitare nel Celeste Impero in uno stile che volutamente richiama le periodiche campagne maoiste (solo negli anni Cinquanta, nell'ordine: i «cinque anti», i «cento fiori» e i «quattro pericoli»).

Ma dice anche a chiare lettere (e forse è questo il motivo di tanta segretezza) che la Cina è nel mirino di nemici esterni ed interni, questi ultimi i più «infidi», guidati - è l'accusa emersa in alcune riunioni - dagli Stati Uniti. «Forze occidentali ostili alla Repubblica Popolare - è scritto tra l'altro nel documento - e dissidenti presenti nel Paese continuano a infiltrare la sfera ideologica». Il costituzionalismo, si legge in un editoriale del Quotidiano del Popolo, «appartiene soltanto al capitalismo».

Il riferimento può apparire oscuro e generico ai nostri occhi. In Cina non lo è affatto. E porta alla campagna «per un sistema basato sul primato della legge» che il settimanale cantonese Nanfang Zhoumo aveva cercato di lanciare lo scorso inverno senza però riuscire a superare lo scoglio della censura. I giornalisti avevano persino reagito all'oscuramento imposto dal Partito con uno sciopero senza precedenti. Ora la risposta non potrebbe essere più chiara: «La promozione della democrazia costituzionale occidentale è un tentativo di negare la leadership del Partito».

Il paradosso è che le speranze di apertura sono dovute in parte allo stesso Xi Jinping: sin dall'inizio del suo mandato è stato il nuovo presidente a sottolineare la necessità di scongiurare un eccessivo rallentamento dell'economia cinese, introducendo «riforme coraggiose» nel segno di un mercato ancora più libero, di fatto aprendo ai settori più moderati e aperti all'Occidente.

Come se non bastasse, la sua campagna moralizzatrice e contro la corruzione, appena iniziata, promette di «schiacciare le mosche e uccidere le tigri», ovvero eliminare non soltanto i funzionari corrotti di basso livello ma anche gli «intoccabili» del partito. Molti intellettuali che avevano riposto le loro speranze di cambiamento nel nuovo presidente si trovano così in difficoltà, mentre le frange della sinistra messe in ombra dalla «caduta» del leader neomaoista Bo Xilai si sentono di nuovo in sella.

Tutte queste politiche, di fatto contraddittorie, riporta il New York Times , avrebbero tuttavia indebolito lo status del nuovo presidente. Il documento segreto anti Occidente, condito con slogan neomaoisti che forse avrebbe potuto proporre lo stesso Bo Xilai (l'ex leader di Chongqing da domani a processo per abuso di potere e corruzione), ha l'apparente scopo di rettificare la rotta. E ribadire che il nuovo timoniere non ha alcuna intenzione di farsi da parte.

 

 

 

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