CINE-CASINO ROMANO - MICHELE PLACIDO: “AVANTI MULLER, VIA IL VECCHIO RONDI, SERVE GLAMOUR. L’OPERAZIONE È DELLA POLVERINI, ALEMANNO NON C’ENTRA” - PLACIDO HA PRESENTATO TUTTI (TUTTI) I SUOI ULTIMI FILM, COMPRESO IL FISCHIATISSIMO “OVUNQUE SEI”, AL FESTIVAL DI VENEZIA MULLERATO - IL REGISTA GIUSEPPE PICCIONI: “MULLER SCORRETTO, È COMPLICE DELLA SCIAGURATA OPERAZIONE, E DOVREBBE DIMETTERSI CON FERRARI”…

1- MICHELE PLACIDO PRO-MULLER
Lucio Filipponio per "Avanti Online"

«La querelle sulla nuova direzione della Festa del cinema? Penso sia stato giusto che Rondi - vista anche la sua età - abbia dato le dimissioni dalla carica di presidente. Se Piera Detassis, come scrivono i giornali, lasciasse la direzione artistica a favore di Marco Muller non ci vedrei nulla di male». Classe '46, tantissimi film alle spalle davanti e dietro la macchina da presa, Michele Placido non ha peli sulla lingua. Non ne ha mai avuti e certo non sembra cominci ad averne oggi.

E spara a zero sulla spinosa vicenda che ha costretto la "macchina" della Festa del cinema di Roma prima allo stallo sul nuovo Cda, poi alle dimissioni del presidente Rondi contrario all'imposizione dall'alto del nuovo direttore artistico della kermesse. Equilibri politici che affascinano e lasciano a bocca aperta quasi come quelli che regalano certe immagini sul grande schermo.

Dal commissario di Polizia Corrado Cattani de La Piovra all'esponente del Pci in Baarìa di Tornatore, per Placido sono passati venticinque anni e il talento e le idee col tempo migliorano, si arricchiscono di quell'esperienza che negli anni si trasforma in lucidità, in racconto per immagini. E quindi noto regista e attore parla a tutto tondo, di politica, di cinema, degli Oscar e del Paese.

La candidatura di Muller è stata fortemente caldeggiata dal sindaco Alemanno e dalla presidente Polverini. A Roma il cinema ha sterzato a destra?
Muller non è a destra, appartiene - diciamo così - a uno schieramento, a un gruppo di potere che ha tra i suoi persone che conosco bene e che non sono per nulla a destra. Alemanno conta poco, è più la Polverini che vuole rilanciare il festival. Il cambio andava fatto. Muller ha più capacità di Rondi nel rilanciare il festival di Roma. Fino ad adesso non è stato un gran festival, serve più glamour. Insomma un tappeto rosso molto più ricco.

Vittoria meritata quella di The Artist?
Molto. Contrariamente a quanto si è detto e scritto la pellicola diretta da Michel Hazanavicius è per nulla facile da fare e men che meno sopravvalutata.

Sarebbe pensabile un film del genere in Italia?
Assolutamente no. Se fosse stato proposto a produttori italiani di fare un film muto omaggio alla storia del cinema, con quel bianco e nero e quella regia, beh la risposta sarebbe stata una grassa risata. Una cosa impensabile.

Per la prima volta trionfa una pellicola francese, che però è un omaggio al cinema americano
Si ma le cose non cambiano. Credo che noi europei dobbiamo essere contenti e non gelosi dei cugini francesi. Da anni fanno film superiori a quello italiani. Basti pensare che l'ultimo film italiano che si è aggiudicato gli Oscar è stato La vita è bella di Benigni con ben tre statuette.

Qual è il vero morbo che attanaglia il nostro cinema?
Sono due. Un primo è di natura culturale. C'è una profonda differenza culturale tra un Paese che si può permettere di fare buoni film di genere, che consuma più cinema e che ha il triplo degli spettatori. Noi italiani siamo più bravi singolarmente: vedi l'oscar agli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per il film di Martin Scorsese Hugo Cabret. Un secondo problema è prettamente economico. Non abbiamo i soldi per fare un film europeo che possa andare agli Oscar: noi siamo bravi a fare commedie che rendono al botteghino per le quali però non si può parlare di cinema.

A proposito di Hugo Cabret. Si è dovuto accontentare delle cinque statuette "tecniche".
E' un grandissimo film, molto tecnico. Ma alla fine vince l'emozione con The Artist.

Miglior film straniero è l'iraniano La Separazione di Asghar Farhadi. L'attore Babak Karimi ha sottolineato come questa, per il suo Paese, sia un'occasione di riscatto sociale.
Penso che sia stata una grande mossa politica. Devo confessare che l'avevo prevista. Forse è arrivata una telefonata del presidente degli Usa Obama a favore di questa candidatura. Premiare per la prima volta agli Oscar un film iraniano è un importante segnale di distensione tra i due paesi in questo momento. Ma il premio dimostra anche che il cinema iraniano è molto vivo anche se lì difficilmente verrà visto in sala.


2 - L´APPELLO DEI REGISTI RIUNITI AL VALLE OCCUPATO
Franco Montini per "la Repubblica"

«Marco Muller non si è comportato in maniera corretta; non è stato uno spettatore, ma un complice della sciagurata operazione che ha portato alla defenestrazione di Rondi e di Piera Detassis dal Festival di Roma». Le parole di Giuseppe Piccioni sono accolte da un clamoroso applauso. Il regista parla all´assemblea al teatro Valle Occupato, indetta ieri pomeriggio per discutere la questione "festival capitolino".

E a farlo sono arrivati molti registi e artisti (Emidio Greco, Daniele Vicari, Claudio Fragasso, Fausto Paravidino...), segno che qualcosa si è incrinato nei rapporti fra Marco Muller e il cinema italiano. Se finora, quasi unanimi erano stati i riconoscimenti alla professionalità del direttore in pectore del Festival, ora se ne mettono in discussione etica e correttezza e l´assemblea del Valle ha lanciato un appello rivolto sia a Muller, che a Paolo Ferrari, candidato alla presidenza della Fondazione cinema per Roma, affinché rinunciano alle rispettive nomine.

Segnali di guerra nei confronti del direttore designato da Alemanno arrivano anche da Torino: l´ipotesi di Muller di spostare la kermesse romana alla fine di novembre sovrapponendosi al festival piemontese, ha suscitato le ire del sindaco Fassino e del direttore Gianni Amelio, obbligando Alemanno a smentire prontamente il suo futuro direttore.

 

MICHELE PLACIDO MARCO MULLER PIERA DETASSIS GIAN LUIGI RONDI ALEMANNO POLVERINI IL CAST DI THE ARTIST jpegOSCAR DANTE FERRETTI FRANCESCA LO SCHIAVO Giuseppe Piccioni - Copyright Pizzi5v12 gianni amelio

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”