roberto cingolani peter thiel giorgia meloni giovanbattistsa fazzolari

CINGOLANI NON VOLEVA FA' L'AMERICANO – DIETRO ALLA DEFENESTRAZIONE DELL'AD DI LEONARDO C'È (ANCHE) LA MANONA DELLO ZIO SAM! ALEXANDER ALDEN, CONSIGLIERE DI PALANTIR E RAPPRESENTANTE DEL MONDO TRUMPIANO IN EUROPA, CHE VANTA UN OTTIMO FEELING CON GIORGIA MELONI, AVREBBE MANIFESTATO PERPLESSITÀ SULLA GOVERNANCE DI LEONARDO. NON TANTO PER LO SCUDO “MICHELANGELO DOME”, QUANTO PER UNA “IMPERMEABILITÀ” DI CINGOLANI AI COLOSSI A STELLE E STRISCE –  LA "PISTA AMERICANA" È SUGGESTIVA MA NON SPIEGA TUTTO: LO SPIGOLOSO MANAGER NON È MAI ANDATO A GENIO ALL’APPARATO MILITARE, E HA FATTO UN GRANDISSIMO ERRORE: NON È MAI SCESO  A COMPROMESSI CON I RITI DELLA POLITICA ROMANA, CHE DETESTAVA GIÀ AI TEMPI DEL GOVERNO DRAGHI – LE NOMINE “ALLEGRE”, LE TENSIONI CON IL DUPLEX VIOLANTE-MANTOVANO E FAZZOLARI E LO SFOGO DI CINGOLANI CON I SUOI "CONFIDENTI": "AVEVO CAPITO CHE VOLESSERO UNA BIG TECH WORLD CLASS. MA EVIDENTEMENTE LEONARDO DEVE ESSERE UNA MUNICIPALIZZATA DEL GRANDE RACCORDO ANULARE PER GLI AFFARUCCI ROMANI..."

DAGONOTA

ROBERTO CINGOLANI - PIANO LEONARDO AL 2030

È stata la mano dello zio Sam? O quella dello Zio "Fazzo"? Sulla defenestrazione di Roberto Cingolani dal vertice di Leonardo, "Domani" pubblica una interessante ricostruzione sulle pressioni americane, in particolare di Alexander Alden, consigliere di Palantir e rappresentante militar-trumpiano in Europa. 

 

Ma come scrive Valerio Valentini, giornalista del "Post", sulla newsletter "Montecit.", la "pista americana" non spiega tutto: "'Colpa degli americani', hanno ripetuto per settimane a Palazzo Chigi, cercando di trovare una motivazione nobile a una scelta che invece era dettata da banali logiche politiche.

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

Cingolani, questa era la tesi, s’era lanciato con troppo entusiasmo, e senza chiedere le adeguate autorizzazioni al governo, su progetti di difesa comune europea che avrebbero indisposto il Pentagono, la Casa Bianca, la CIA, la NASA, il Ku Klux Klan o chissà chi. La verità era più banale di così: altro che Trump, Cingolani aveva indisposto Fazzolari, e tanto basta, in questa stagione del melonismo paranoico, a decretare la condanna per un manager pubblico. 

 

Cingolani non è mai entrato in sintonia con i palazzi della politica romana, e coverebbe molto rancore. Sempre secondo Valentini, si sarebbe sfogato con i suoi confidenti così "Io avevo capito che volessero una big tech world class. Ma evidentemente Leonardo deve essere una municipalizzata del Grande Raccordo Anulare per gli affarucci romani..."

 

MELONI, GENERALI E TRUMPIANI: COSÌ CINGOLANI È STATO SILURATO

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

ROBERTO CINGOLANI - PIANO LEONARDO AL 2030

I mercati hanno accolto con preoccupazione il cambio al verticedi Leonardo, dove è arrivato Lorenzo Mariani come amministratore delegato al posto di Roberto Cingolani. Il titolo in Borsa è affondato, finendo per perdere oltre il 5 per cento [...]. [...]

 

[...] Domani ha scoperto che ci sono ragioni multiple per il defenestramento. Deciso in persona da Giorgia Meloni, su suggerimento di alcuni soggetti chiave. In primis, chi ha soffiato contro Cingolani sono stati alcuni generali a tre e quattro stelle. In questo triennio, l’ex ministro della Transizione ecologica si è fatto troppi nemici tra i militari. Non ha costruito un dialogo con le forze armate, tranne che con Luciano Portolano, capo di stato maggiore della Difesa.

 

luca goretti giuseppe cavo dragone roberto cingolani carmine masiello

Era uno dei pochi, se non l’unico, interlocutore nell’ambiente. Cingolani non aveva buoni rapporti nemmeno con il capo di stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, ultimamente molto stimato dalla premier.

 

Lo ha incontrato di recente ed è stata positivamente colpita. Nemmeno l’inchiesta sulla società Tekne, che comunque non riguarda Masiello (solo sentito dalla procura ma non indagato), ha messo in discussione la stima.

 

Cingolani, per conto suo, aveva seguito a Leonardo la linea di rottura concordata proprio con Meloni al momento della nomina, affidandosi meno alla relazione con i vertici delle forze armate e alle società a loro vicine.

 

Alexander Alden

In secondo luogo, Meloni non ha apprezzato la gestione di alcune risorse interne. Tra queste l’ascesa di Helga Cossu, ex giornalista di Sky da pochissimo promossa capo della comunicazione dell’azienda, e diventata direttrice generale della fondazione Leonardo.

 

Cossu è entrata in rotta di collisione con Luciano Violante, direttore della fondazione fino al 2024, che ha deciso di non rinnovare il mandato. Tensioni che hanno attirato l’attenzione di Palazzo Chigi, soprattutto del sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, che è in ottimi rapporti con Violante, nonostante la diversa estrazione culturale.

 

HELGA COSSU

[...] Ma il turning point è arrivato solo qualche settimana fa, quando gli statunitensi, o meglio i trumpiani, hanno spiegato al governo i loro dubbi sul manager. Un ruolo centrale è stato ricoperto da Alexander Alden, rappresentante del mondo trumpiano in Europa, allievo del politologo Edward Luttwak, e consigliere di Palantir, il colosso che fa capo al controverso Peter Thiel. La società – come svelato da Domani – fornisce già delle tecnologie della difesa all’Italia.

 

Alden vanta un ottimo feeling con Meloni (è tra i pochi che scrive e parla direttamente con la premier) ed è stato protagonista di una cena – secondo quanto apprende questo giornale da fonti di governo – in cui avrebbe manifestato delle perplessità sulla governance di Leonardo davanti a rappresentanti delle forze dell’ordine, vertici istituzionali e politici, alcuni di questi molto ascoltati dalla presidente del Consiglio.

 

ROBERTO CINGOLANI

Le lamentele dell’uomo di Palantir non riguardavano tanto il Michelangelo Dome, ma un’impermeabilità di Cingolani ai business dei colossi americani. Rimostranze sull’eccesso di “europeismo” nella gestione di Leonardo da parte di Cingolani (l’affare Rheinmetall, quello con i droni in Turchia, lo scudo spaziale europeo) sono state quindi avanzate dai trumpiani a Meloni.

 

Per ordine di importanza, si mormora a Palazzo Chigi, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso è stato il venir meno della fiducia personale di Meloni verso Cingolani. Il motivo risiederebbe in alcune conversazioni fatte dal manager con altre persone, in cui avrebbe riferito il contenuto di alcuni suoi confronti con la premier. Per le regole del club Meloni, uno sgarbo inaccettabile.

 

mario draghi roberto cingolani

 
 
 
 
 
 

Cingolani è comunque furioso. Crede che i motivi opposti siano fuorvianti e ingenerosi. Il manager ha commesso certamente un errore: non si è voluto piegare in questi anni ai riti bizantini della politica romana, che ha sempre detestato, anche durante l’esperienza ministeriale nel governo Draghi.

 

Secondo chi lo conosce, Cingolani è rimasto sé stesso, concentrato sul lavoro e puntando ai risultati sul mercato. Restando autonomo [...]  dalle dinamiche politiche. Alla fine ha pagato dazio. [...]

Alexander AldenAlexander Aldenhelga cossuRoberto Cingolani e Armin Papperger - accordo tra leonardo e Rheinmetall

 

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