giuseppe conte massimo d alema (1)

COLAO, PRODI D'ALEMA…CHI C'È DIETRO AL ''PIANO DI RINASCITA'' DI CONTE? VISTO CHE IL CONTRATTO CHE STA PARTORENDO IMPEGNERÀ L' ITALIA PER ALMENO DIECI ANNI, VORREMMO LEGGERE A PIÈ DI PAGINA I NOMI DEGLI STRATEGHI, MASCHERATI DIETRO TASK FORCE, COMITATI E COMMISSARI STRAORDINARI. PIÙ LE SOCIETÀ DI CONSULENZA COME ERNST & YOUNG, BOSTON CONSULTING ECC.

 

Claudio Antonelli per “la Verità

 

«Nei prossimi giorni completerò un lavoro che abbiamo già iniziato con il comitato guidato da Vittorio Colao. Avremo gli stati generali dell' economia a Palazzo Chigi con tutte le forze economiche e sociali del Paese per poter pubblicizzare e condividere con tutti questo nostro Recovery plan», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte a Ey digital talk «Italia Riparte».

 

MASSIMO DALEMA GIUSEPPE CONTE

«Ricordo che le somme che arriveranno dal Recovery fund non sono un tesoretto ma una risorsa per il futuro del Paese», ha aggiunto Conte sottolineando che «sono convinto che tutte le forze di maggioranza, ma anche quelle di opposizione, potranno condividere questi obiettivi, che non hanno un colore politico. Se decidiamo di accelerare i tempi, credo che potremo trovare una sinergia». In questa lunga frase c' è un po' tutta la fase 3 del premier.

 

La Germania ha appena varato un piano di rilancio. Si basa su tre pilastri. Il primo è il taglio delle tasse, il secondo è la liquidità in tasca ai cittadini e il terzo è discussione tra i partiti e il relativo approdo in Parlamento. Il piano choc di Conte invece nasce al di fuori del Parlamento e al di fuori della filiera dei partiti, che durante il lockdown sono finite in quarantena assieme agli elettori. Il Recovery plan nostrano è stato innanzitutto studiato da una task force non eletta, guidata da Colao, e mediata con le richieste informalmente già avanzate dall' Europa al governo.

 

I dieci punti annunciati da Conte in diretta tv mercoledì sera sono un mix di desideri irrealizzabili, incubi e qualche buona idea mirata alle infrastrutture. Una delle idee della task force (anticipata a inizio settimana da Mf-Dow Jones) prevede la creazione di un fondo sovrano gestito da Cdp, in cui dovranno confluire immobili pubblici, partecipazioni azionarie e pure parte dell' oro di Bankitalia.

 

VITTORIO COLAO

Chi deciderà l' allocazione delle risorse e chi comanderà all' interno del piano di rilancio? La questione è tutta qui. Se la Germania si muove in trasparenza e ciascuno dei partiti ci mette la faccia, il rischio nostrano è che il piano di Conte per l' Italia diventi il piano per il rilancio di Conte e del suo governo.

 

Tornando ad analizzare la frase pronunciata ieri dal premier, dobbiamo per prima cosa analizzare il luogo virtuale in cui è stata detta. A fare gli onori di casa c' era il neo amministratore delegato di Ey, Massimo Antonelli, ma la relazione più importante e che ha tirato le fila delle presenze (oltre a Conte c' erano anche il ministro Roberto Gualtieri e Fabrizio Palermo) è uscita dalla bocca da Massimo D' Alema. L' ex leader diessino non solo collabora con Ey, ma in questo momento è il vero stratega del Mef. Tocca a lui suggerire nelle orecchie di Gualtieri quando c' è da fare una nomina o prendere una strada. Almeno metà delle nomine nelle partecipate pubbliche nell' ultimo anno porta il suo timbro o la sua benedizione.

 

Gli ultimi esempi? A maggio, l' ad di Mps, Guido Bastianini e ieri il neo consigliere di Cdp, Carlo Cerami. Avvocato di spessore, prende il posto del leghista Valentino Grant e del troppo ingombrante Franco Bassanini. Grande esperto di Cdp e sostenuto dal Pd, ma forse non più adatto alla fase del Recovery plan.

 

Appare sempre più chiaro che l' obiettivo di chi decide dietro le task force è quello di sostenere un governo sbiadito e disposto, pur di stare in piedi, a lasciare campo libero alle filiere di potere che non amano apparire. Il webinar di ieri, ad esempio, ha visto la partecipazione anche di Donato Iacovone.

 

guido Bastianini

Il manager era praticamente a casa sua, essendo stato per anni l' ad di Ey Italia, ma parlava con la casacca di presidente di Webuild, il colosso nato dall' aggregazione di Salini Impregilo e Astaldi con l' aiuto della stessa Cdp, che nel Recovery plan avrà probabilmente un ruolo di spicco. Ieri alla discussione è intervenuto anche il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. «Io sono convinto che in questa fase sia indispensabile un intervento dello Stato, se non immaginiamo che lo Stato possa supportare attraverso una fase di rilancio attraverso interventi di garanzia, di erogazione di investimenti».

 

Non è la prima volta che lo dice, sennò Intesa non sarebbe la banca di sistema che è diventata.

C' è però un ma, e va rivolto a chi sta studiando il piano.

L' ex premier dell' Ulivo, Romano Prodi, in questi giorni è tornato con insistenza sulla necessità che lo Stato entri nelle aziende: soldi in cambio di quote azionarie. Poi ne uscirà a tempo debito. Già, ma chi decide quanto è il tempo debito e soprattutto chi riacquisterà quelle quote azionarie in futuro? Ci guadagnerà lo Stato o le aziende che compreranno? Quando si stila un contratto si indicano sempre le parti correlate.

 

romano prodi

La Verità tramite un articolo di Daniele Capezzone ha già raccontato come la task force di Colao si sia mossa arruolando un componente di Boston consulting, il quale avrà legittimamente attivato i propri contatti. Prima o poi i membri delle task force torneranno a vestire gli abiti civili e non torneranno in Parlamento. In questi gironi si decidono gli investimenti del prossimo decennio e pure le scelte di spesa.

 

Ci auguriamo che le infrastrutture partano e funzionino, che il fisco e la giustizia civile vengano riformati. Ma Conte in questo momento non ha alcun specifico partito dietro che lo sostenga. E, visto che il contratto che sta partorendo impegnerà l' Italia per almeno dieci anni, vorremmo leggere a piè di pagina i nomi degli strateghi.

 

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?