INIZIA A COLPI DI SONDAGGI L'ULTIMA GUERRA CHE PORTERA' IL PD ALLA SCISSIONE - I BERSANIANI SOSPETTANO CHE LETTA E VELTRONI STIANO LAVORANDO PER CANDIDARE MONTI PREMIER ALLE ELEZIONI DEL 2013, A CAPO DI UN'ALLEANZA COL TERZO POLO - SOLO VELENI? TUTT'ALTRO. IL GIOVANE ENRICO ORGANIZZA SEMINARI PER DIMOSTRARE CHE "DESTRA" E "SINISTRA" SONO CONCETTI ORMAI SUPERATI. GLI UOMINI DI WALTERLOO SEGUONO A RUOTA - "QUANTO VALE UN'ALLEANZA IDENTIFICATA COL GOVERNISSIMO?" - CULATELLO REAGISCE PROVANDO A RESUSCITARE LA FOTO DI VASTO…

di Tommaso Labate per Il Riformista

Tra i componenti della segreteria Bersani la voce maliziosa prende concretamente forma nel giorno in cui Mario Monti incassa la fiducia alla Camera sul milleproroghe, perdendo qualche pezzo (81 assenti e 5 astenuti, tutti del Pdl). «Qualcuno dei nostri dirigenti preme perché sia l'attuale presidente del Consiglio a guidare una coalizione col Terzo Polo alle elezioni del 2013».

Ed evidentemente è un'analisi condivisa anche da Rosy Bindi, che aprendo l'ultima assemblea nazionale del partito ha messo le mani avanti prendendo le distanze da Super Mario e scandendo che «noi non siamo il governo Monti».

I sospetti vanno essenzialmente nella direzione di Walter Veltroni ed Enrico Letta, che dentro il Pd hanno costituito una frangia iper-montiana. Il vicesegretario, con la sua associazione Trecentosessanta, ha organizzato un ciclo di seminari sul superamento dei concetti di destra e sinistra.

All'appuntamento andato in scena ieri il sondaggista Nando Pagnoncelli ha illustrato, numeri alla mano, che il 42 per cento degli elettori del Pd considera «destra e sinistra» termini «ormai superati, che non spiegano più nulla o quasi». Una percentuale che, stando alle risposte degli elettori del Centro, arriva al 68 per cento. Non è tutto: stando alla medesima rilevazione, il 48 per cento degli elettori del Pd è convinto che «oggi vale soprattutto la capacità dei leader» e che «il fatto che siano di destra o sinistra conta poco». Un numero che sale fino al 84 per cento quando a rispondere alle domande dell'Ipsos sono gli elettori centristi.

Per i lettiani, insomma, è la prova che la foto di Vasto «deve essere destinata al dimenticatoio». E la pensano così anche i veltroniani visto che una delle teste d'uovo della corrente, il costituzionalista Stefano Ceccanti, intervenendo al seminario organizzato da Letta ha rotto il silenzio con una domanda significativa: «Pagnoncelli, secondo lei quanto varrebbe alle elezioni un'alleanza interamente identificata col governo Monti?».

I sospetti si nutrono anche di piccoli episodi, solo all'apparenza insignificanti. Come la storia del braccio destro di Veltroni Walter Verini, che da qualche giorno si porta appresso a mo' di reliquia un'altra rilevazione di Pagnoncelli, che il sondaggista ha illustrato martedì scorso a Ballarò. Stando a quei numeri sono proprio gli elettori di Pd-Idv-Sel i più entusiasti dell'operato di Monti. Al punto che il 69 per cento degli intervistati preferirebbe un governo guidato da Super Mario piuttosto che uno presieduto dal «leader del mio partito» (24%).

Una percentuale superiore ovviamente a quella degli elettori del blocco Pdl-Lega (il 32 preferisce il governo Monti, il 62 uno presieduto da Berlusconi o Bossi) ma anche a quella degli aficionados del Terzo Polo (60 pro Super Mario premier, 39 a sostegno dei leader di Fli-Udc-Api ed Mpa). «Voglio la copia di questo sondaggio per tenerla sempre con me», ha risposto entusiasta Verini quando gli hanno mostrato quei dati. «È la prova di quello che vado sostenendo da mesi...».

Il piano di Letta e Veltroni, stando a quello che ripetono i bersaniani, starebbe dentro una strategia in due mosse: stringere i bulloni di un'alleanza col Terzo Polo e puntare su Monti candidato premier alle prossime elezioni. Per questo, all'interno della segreteria di «Pier Luigi», c'è chi è già partito con la controffensiva.

Come Matteo Orfini, che l'altro giorno ha affidato al Foglio un attacco frontale contro i «neoliberisti del Pd», che «rappresentano delle idee morte che a loro insaputa camminano ancora con noi». Il tutto a corollario della tesi, sostiene il giovane responsabile Cultura del Pd, secondo cui sarebbe meglio «smetterla subito di inseguire Casini».

Anche Bersani prova a reagire. In un'intervista rilasciata ieri all'Unità, il segretario ha chiesto a Di Pietro di accantonare «furbizie» e «accuse di inciucio». «E lui sia coerente», gli hanno risposto all'unisono Tonino e Nichi Vendola, invocando il ritorno del cantiere del centrosinistra a tre punte. Un'opzione che però è stata stoppata sul nascere da Beppe Fioroni.

L'ex ministro della Pubblica istruzione, intervenendo al convegno su Aldo Moro organizzato dalla rivista Il domani, l'ha detto chiaro e tondo: «Chiediamoci se è possibile appoggiare un governo e al tempo stesso progettare il futuro con forze politiche che stanno senza se e senza ma all'opposizione». La sua risposta è la stessa di quelli che lavorano per candidare Monti premier nel 2013. E cioè «no».

 

 

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