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CALCIO GAIO – IL COMING OUT DI HITZLSPERGER: ‘NEL CALCIO UN GAY È CONSIDERATO UN PALLEMOSCE - LE BATTUTE OMOFOBE DI ALLENATORI E COMPAGNI? LI LASCI FARE E SPERI CHE NON DIVENTINO TROPPO OFFENSIVI’

Gaia Piccardi per ‘Il Corriere della Sera'

Nella notarile nomenclatura del settimanale tedesco Die Zeit (area centrosinistra: e dove, sennò?) - dopo il primo rugbista (Gareth Thomas), il primo tuffatore (Greg Louganis: il giovane Tom Daley, bisex, partecipa a un altro campionato), il primo giocatore di cricket (Steven Davies), il primo professionista dell'Nba (Jason Collins) e il primo calciatore (Justin Fashanu) - Thomas Hitzlsperger, 31 anni, centrocampista nato a Monaco di Baviera, un valzer completo in Europa (Aston Villa, West Ham e Everton in Inghilterra, Lazio in Italia, Stoccarda e Wolfsburg in Germania) e 52 presenze nella nazionale tedesca (2004-2010), è «il calciatore di più alto livello, in attività o ritirato, ad aver fatto coming out».

A testimonianza del fatto che farsi largo con la verità sul terreno minato dello sport, in particolare del testosteronico calcio, non è ancora un dribbling agli stereotipi che ai giocatori riesce in scioltezza. Non è un caso che Hitzlsperger si sia dichiarato gay quattro mesi dopo aver attaccato gli scarpini al chiodo, saturo di infortuni e, probabilmente, delle battute omofobe di allenatori («Ce n'era uno che aveva l'abitudine di dirci di non passare la palla come signorine...») e compagni («Immaginate venti uomini intorno a un tavolo, che bevono birra e scherzano: li lasci fare, sperando che gli scherzi sessuofobi sugli omosessuali non diventino troppo offensivi...»), forte della certezza che «negli spogliatoi il tema non è preso seriamente ma di fatto, nella nostra disciplina, un gay è considerato un pallemosce ...». Sic.

Nella laica e socialdemocratica Germania, la confessione di Hitzlsperger («Rivelo la mia sessualità perché vorrei si tramutasse in un argomento di discussione tra gli atleti») è immediatamente diventata un caso politico: Frau Merkel, alle prese con la frattura del bacino, ha affidato il commento a caldo al portavoce Steffen Seibert («In Germania nessuno deve avere paura di dichiarare la sua sessualità») ma la cancelliera si era già sbilanciata nel settembre scorso, all'epoca dell'outing anonimo di un calciatore della Bundesliga: «Assumetevi il rischio e abbiate coraggio, non c'è nulla da temere. Possiamo dare un segnale forte. È il mio messaggio politico».

In Italia, in attesa di un comunicato ufficiale di Antonio Cassano («Froci in nazionale? Spero di no...», ritiro di Cracovia, 12 giugno 2012; l'intemerata gli costò 15 mila euro di multa), l'ex capitano della Lazio Tommaso Rocchi casca dalle nuvole («Non lo sapevo, non me n'ero mai accorto») anche se le voci di omosessualità di Thomas Hitzlsperger l'avevano preceduto a Formello: nel 2007, quando era capitano dello Stoccarda, aveva lasciato la fidanzata a pochi giorni dalle nozze. «Ci ho messo un po', ma ho raggiunto una consapevolezza: voglio vivere con un uomo e non me ne vergogno». Un altro grido di libertà a 28 giorni da Sochi, l'Olimpiade più omofoba. E nemmeno questo è un caso.

 

 

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