giorgia meloni donald trump casa bianca pier silvio marina berlusconi elon musk

LE CONCESSIONI DI MELONI A TRUMP FANNO INFURIARE I BERLUSCONI – PER GLI EREDI DEL CAV (E QUINDI PER FORZA ITALIA) È INACCETTABILE CHE LA DUCETTA NELLO STUDIO OVALE ABBIA RINNEGATO LA BATTAGLIA IN FAVORE DELLA WEB TAX. TEMA CARO A “PIERDUDI”, CHE A FEBBRAIO TUONAVA: “LE BIG TECH E I COLOSSI DELLO STREAMING GODONO DI VANTAGGI CHE PENALIZZERANNO IL SETTORE DEI MEDIA EUROPEO” – ALTRO PUNTO CRITICO PER I BERLUSCONI È IL RAPPORTO MELONI-MUSK (I DUE SI SONO INCONTRATI ALLA CASA BIANCA) E LE TRATTATIVE PER I SATELLITI STARLINK, VISTO CHE I CANALI DEL BISCIONE TRASMETTONO TRAMITE “HOT BIRD”, CHE FA PARTE DELLA FLOTTA SATELLITARE EUTELSAT, RIVALE DI STARLINK…

Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per “il Fatto Quotidiano”

 

donald trump giorgia meloni foto lapresse

L’esito della missione della premier Giorgia Meloni alla Casa Bianca da Donald Trump non è piaciuto a tutti in Italia, anche all’interno del centrodestra. Il comunicato finale ha sollevato qualche perplessità tra i principali “azionisti” politici della maggioranza: la famiglia Berlusconi.

 

Secondo due fonti a conoscenza della questione, sebbene Marina e Pier Silvio Berlusconi abbiano apprezzato la postura “europeista” di Meloni nello Studio Ovale, non hanno invece condiviso uno dei passaggi più delicati della nota congiunta: quello in cui la premier rinnega anni di battaglie in favore della web tax per i grandi colossi della tecnologia e, su richiesta del presidente americano, concorda “sulla necessità di un ambiente non discriminatorio in termini di tassazione dei servizi digitali”.

 

pier silvio marina berlusconi

Insomma, campo libero alle Big Tech della Silicon Valley, tra cui Amazon, Google, Facebook e Apple che oggi preoccupano i possessori di media tradizionali, tra cui Mediaset, danneggiati nella raccolta pubblicitaria.

 

Quello sulla web tax è un passaggio chiave della dichiarazione finale. Perché se l’amministrazione americana nel documento sui dazi aveva già evidenziato la tassazione sui servizi digitali e il Digital Service Act europeo come uno dei punti più critici da risolvere con l’Ue, la decisione di Meloni di inserire un passaggio così favorevole delle Big Tech ha sorpreso molti.

 

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Sia perché per anni la leader di FdI si è spesa per tassare “i giganti del web”, ma anche perché così l’Italia si stacca dall’Ue che ha introdotto regole, imposte e sanzioni nei confronti delle Big Tech americane. La web tax italiana prevede un’aliquota del 3% sulle piattaforme globali che fanno ricavi superiori ai 750 milioni: oggi frutta 400 milioni di gettito.

 

Nell’ultima legge di Bilancio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, proprio per venire incontro agli americani, aveva provato a estenderla alle piccole imprese per non discriminare i grandi colossi ma è stata proprio Forza Italia a opporsi e alla fine il provvedimento era saltato. Ed è per questo che a Marina e Pier Silvio Berlusconi non è piaciuto l’impegno che Meloni ha preso con Trump.

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

La premier, di fatto, si farà carico con la Commissione Europea di una battaglia per allentare le regole o quantomeno ridurre la porzione italiana della tassazione. Una soluzione che non piace ai vertici del Biscione. In queste ore, infatti, in Forza Italia circolano le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Mediaset del 27 febbraio scorso: “È arrivato il momento di regole più giuste per tutti. Le Big Tech e i colossi dello streaming godono di vantaggi che penalizzeranno non solo il settore dei media, ma tutte le aziende nazionali ed europee”, diceva Pier Silvio.

 

Seguivano parole dure di Marina Berlusconi: “C’è un problema di concorrenza sleale grande come una casa”.

 

GIORGIA MELONI SALUTA ELON MUSK A WASHINGTON

A questo si aggiunge un altro punto critico per Forza Italia: il rapporto tra il governo ed Elon Musk. Il fondatore di Tesla ha salutato la premier alla Casa Bianca e non è escluso che si sia parlato anche di Starlink, tant’è vero che nel comunicato finale si parla di collaborazione sulla “tecnologia spaziale”.

 

In Italia è ancora in stand-by il progetto di investimento da 1,5 miliardi per i satelliti a bassa quota stoppato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma in questi giorni in Parlamento c’è stata un’accelerazione di FdI sul disegno di legge sullo Spazio che contiene anche una norma che introduce una “riserva di capacità trasmissiva nazionale” di operatori Ue e Nato, tra cui Starlink.

 

Un investimento che i Berlusconi non vedono di buon occhio perché, seppur ormai sia una tecnologia obsoleta, i canali Mediaset trasmettono con parabola tramite Hot Bird, che fa parte della flotta satellitare Eutelsat, il consorzio europeo competitor di Starlink. E non è un caso che FI, con il senatore Roberto Rosso, abbia presentato diversi emendamenti per frenare il ddl. Tra queste correzioni ce n’è una per le imprese italiane dell’aerospazio a cui sarà garantito “il contraddittorio” negli investimenti.

elon musk giorgia meloni vignetta by oshoGIORGIA MELONI SALUTA ELON MUSK A WASHINGTON

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