TRECCANI IN CONFLITTO DI INTERESSI – IL DALEMONE DISOCCUPATO BRAY CORRE COME DIRETTORE GENERALE DELL'ISTITUTO. A DECIDERE SARA' IL CDA PRESIEDUTO DA GALLO. CHE LO STESSO BRAY, DA MINISTRO DELLA CULTURA, HA CONTRIBUITO A FARE NOMINARE

Silvia Truzzi per ‘Il Fatto Quotidiano'

Antefatto: poco prima di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, Enrico Letta presiede l'ultimo, mestissimo, Consiglio dei ministri. È il 14 febbraio, come un celebre film americano, Il massacro del giorno di San Valentino. L'assise dura mezzora, ma i ministri con un piede già fuori dalla porta fanno in tempo a nominare una serie di ambasciatori.

E a deliberare "in via preliminare" la nomina di Franco Gallo - ex ministro del governo Ciampi, ex presidente della Consulta, accademico dei Lincei - alla presidenza dell'Istituto Treccani (al posto di Giuliano Amato, nominato giudice costituzionale dal Presidente Napolitano). Il provvedimento viene trasmesso all'esame delle commissioni Cultura di Camera e Senato il 27 febbraio, in attesa del decreto di nomina del Quirinale.

Che ancora, dopo il parere favorevole delle due commissioni parlamentari, non è stato firmato. Di più ai nostri lettori non è possibile dire perché il Colle, interpellato plurime volte nella persona del capo ufficio stampa, non ha fornito risposta alcuna. Ricordiamo oggi quelle ultime concitate ore del governo Letta perché l'enciclopedica nomina ha innescato un terremoto. Ed è un terremoto tutto politico.

Il 25 marzo scorso su Repubblica esce un articolo che anticipa il consiglio di amministrazione dell'Istituto previsto quello stesso giorno. Titolo: "Tra Bray e Tatò è sfida finale per la Treccani". E cosa dice? Che c'è bisogno di un rilancio culturale e che si vuole abolire la figura dell'amministratore delegato, ruolo che dal 2003 è ricoperto da Franco Tatò. Classe 1932, il manager a cui il fu Cavaliere affidò il risanamento di Fininvest e Mondadori, ha molti nemici in casa: è l'uomo che ha risanato l'Istituto, a suon di tagli dell'organico e cessioni immobiliari.

Traccia del velenoso habitat si trova in una vicenda del 2004, quando Tatò finì al centro di una polemica per via di una cena a Portofino per il compleanno della moglie Sonia Raule, pagata dalla Treccani. "È offensivo perfino parlarne", disse lui al Corriere , senza smentire. "Le spese di rappresentanza sono insindacabili. Uno spende quello che ritiene opportuno e mi sono tenuto strettamente a una delibera del Consiglio. Io stesso ho sottoposto la vicenda al Collegio sindacale, che non ha ravvisato irregolarità".

Il clima negli anni non è tanto migliorato se, come sembra, Tatò verrà rottamato su due piedi dagli stessi che hanno appoggiato negli anni le sue scelte e gli riconoscono di avere risanato una società morente: oggi la costosa enciclopedia delle élite è democraticamente a disposizione di tutti, su un portale che fa 250 mila contatti al giorno. Fuori i mercanti dal tempio, è l'ora del rilancio culturale.

Il 26 marzo, il professor Giovanni Puglisi - facente funzioni del presidente in seno al cda - rilascia una dichiarazione all'Ansa: "Bisogna restituire alla Treccani il ruolo di motore culturale, che negli ultimi anni è passato in secondo piano rispetto alla necessità di riportare i conti in ordine. Ora si può con serenità riportare la governance al bilanciamento di poteri che era nello spirito originale.

Undici anni fa, l'istituto ha passato un momento difficile e si è deciso di creare un soggetto unico (l'amministratore delegato, ndr) che avesse tutti i poteri. È tempo di tornare all'equilibrio tra il cda con il presidente, il consiglio scientifico e il direttore generale". C'è un però: durante l'assemblea del 25 marzo - a meno che alcuni consiglieri non abbiano avuto le traveggole (ma appena i verbali del cda saranno disponibili sarà possibile una verifica documentale) - Puglisi avrebbe parlato al consiglio - una sede formale, dunque - della proposta di reintrodurre la figura del direttore generale, a nome di Franco Gallo. Che però, ha notato più d'uno, formalmente non è ancora stato nominato.

Di tutto questo si discuterà il 30 aprile, in un'assemblea dei soci convocata in sessione straordinaria e che si preannuncia tempestosa. Bisogna ricordare che la Treccani (di cui sono soci prevalentemente banche e fondazioni bancarie) è una società per azioni di diritto privato: questo nonostante il presidente - antico retaggio - sia di nomina politica.

E il sopracitato articolo di Repubblica ,spiega che il più accreditato a ricoprire il futuro ruolo di direttore generale è proprio un politico, l'ex ministro ai Beni culturali Massimo Bray, che in Treccani ha fatto tutta la sua carriera. L'interessato, che è anche deputato del Pd, non vuol parlare dell'ipotesi di un suo ritorno. E nemmeno di un possibile conflitto d'interessi postcarica, previsto dalla legge 215 del 2004.

Nei dodici mesi successivi alla cessazione dell'incarico, prevede la norma, sussiste per un ministro l'incompatibilità "nei confronti di enti di diritto pubblico, nonché di società aventi fini di lucro che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta". Ma Bray non è affatto preoccupato: sostiene - tramite il suo ufficio stampa - che la Treccani, con cui il ministero non ha rapporti economici, operi in ambito editoriale e non culturale. Insomma è semplicemente una casa editrice.

Per questo, come invece hanno fatto altri colleghi, non ha richiesto un parere preventivo all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che comunque - interpretando quell'avverbio, prevalentemente - potrebbe intervenire dopo la nomina. E che, analizzando nel 2006 la posizione dell'ex ministro Siniscalco in relazione a un incarico alla Morgan Stanley, rilevava "come l'incompatibilità possa sussistere anche in assenza di concreti rapporti giuridici ed economici direttamente intercorsi tra la società e il dicastero presso cui il titolare di carica abbia svolto la propria attività.

E, soprattutto, indipendentemente dall'esistenza di effettivi vantaggi acquisiti dall'impresa presso cui l'incarico viene assunto per effetto di comportamenti o decisioni adottati dal titolare di carica nel corso del mandato governativo. Il divieto è volto a escludere in radice anche la mera eventualità che l'esercizio delle attribuzioni inerenti la carica di governo possa essere influenzato dall'interesse a precostituirsi benefici futuri, ad esempio, in termini di incarichi successivi alla cessazione della carica governativa".

Se incompatibilità giuridica esiste in questo caso, lo deciderà eventualmente l'Authority presieduta da Giovanni Pitruzzella. Resta una questione di opportunità, anche solo considerando che sarebbe il cda presieduto da Franco Gallo a nominare l'onorevole Bray, che a sua volta ha contribuito in via preliminare alla nomina di Gallo.

 

 

Vittorio Sgarbi e Massimo Bray MASSIMO BRAY Vittorio Sgarbi e Massimo Bray FRANCO TATO E GUGLIELMO EPIFANI gallo franco treccaniGIOVANNI PITRUZZELLA DA NAPOLITANO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…