NON SIAMO STATO, NOI - LA CONSOB CONTRO IL GOVERNO: RICORSO AL TAR CONTRO LO STOP AL “PREMIO DI EFFICIENZA AZIENDALE” DECISO DA CATRICALETTA - NO ALLA GRATIFICA DEL 3% PER I DIPENDENTI, VEGAS SI RIBELLA - “NON GRAVIAMO SUL BILANCIO PUBBLICO, CI FINANZIAMO AL 100% CON I CONTRIBUTI DEL MERCATO E DEI SOGGETTI VIGILATI”: QUESTA LA TRINCEA DEI “CONSOBBINI”…

Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

Lo stop è arrivato improvviso. Non era mai successo in 38 anni di storia della Consob. L'Authority di tutela degli investitori si è vista per la prima volta bocciare dalla Presidenza del Consiglio dei ministri la delibera che, pressoché ogni anno, stabilisce il premio di efficienza aziendale.

Per il 2012 era fissato intorno al 3% della retribuzione annua lorda sulla base di criteri che misurano il miglioramento di produttività ed efficienza. La delibera su cui il governo negli anni passati aveva sempre messo il timbro questa volta è stata rimandata al mittente.
Le motivazioni non sono note ufficialmente ma, in sintesi (la materia è giuridicamente molto complessa), sono state applicate anche alla Consob le norme che congelano per tre anni (2011-2013) le retribuzioni della pubblica amministrazione.

La Commissione però non ci sta e sarebbe imminente un ricorso al Tar. Lo stesso starebbero facendo, parallelamente ma autonomamente, i sindacati interni.
Dunque Consob contro governo Monti. Giuseppe Vegas, presidente dell'Authority, contro Antonio Catricalà, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha firmato il decreto di bocciatura.

Solo una bassa questione di soldi? È il rigore del governo, che usa la mannaia senza guardare in faccia nessuno, contrapposto alle rivendicazioni autonomiste degli «sceriffi» del mercato? In Consob, dopo vari episodi di «frizione» con il governo Monti, elevano lo scontro sul premio di efficienza a questione di principio.

«Noi - è la sintesi di varie fonti dell'Authority - non graviamo sul bilancio pubblico, non riceviamo un euro dal ministero dell'Economia, ci finanziamo al 100% con i contributi del mercato e dei soggetti vigilati (120 milioni da Borsa Italiana, società quotate, promotori finanziari ecc. ndr) e allora perché la presidenza del Consiglio vuole avere voce in capitolo nella gestione interna del personale Consob? Noi non siamo nel perimetro della pubblica amministrazione».

Brucia, in particolare, il confronto con l'Antitrust che tra l'altro per 6 anni (fino al novembre 2011) è stata guidata da Catricalà. I dipendenti dell'Autorità garante della concorrenza hanno, come in Consob, un contratto «agganciato» (benefit a parte) a quello dei dipendenti di Bankitalia. Però all'Antitrust il premio di efficienza viene erogato in totale autonomia senza dover sottostare ad alcun vaglio o «visto di esecutività» superiore, governo compreso. L'ultimo premio, appena entrato in busta paga, era pari al 3,7% della retribuzione annua lorda.

Più o meno come la Consob che nel provvedimento poi respinto aveva certificato un miglioramento di efficienza (prospetti, ispezioni ecc.) nella gestione 2010 rispetto al 2009, da monetizzare nella busta paga di settembre o ottobre 2012. C'è un gap di un anno, dunque, e a quell'epoca era ancora presidente Lamberto Cardia. Poi è arrivato Vegas che a lungo, nell'estate del 2010, era stato in ballottaggio proprio con Catricalà per la poltrona di numero uno della Consob.

Due settimane fa, in commissione Finanze alla Camera, Vegas spiegava di come la Consob avesse «anticipato le previsioni legislative in tema di spending review», fornendo anche le cifre dei risparmi 2012 sul 2011: 10 milioni di euro. «È stato così possibile - diceva - ridurre le entrate contributive a carico dei soggetti vigilati di circa 11 milioni (-9,2% rispetto al 2011)». Ora la vicenda del premio di efficienza elevata a questione di principio potrebbe avviarsi lungo le strade tortuose del Tar.

 

 

ANTONIO CATRICALA IL PRESIDENTE DELLA CONSOB GIUSEPPE VEGASCONSOB LAMBERTO CARDIA

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