luigi di maio matteo renzi giuseppe conte

CONTE SEMPRE PIÙ UN’ANATRA ZOPPA – NON HA PIÙ L’APPOGGIO DEL QUIRINALE NÉ DI DI MAIO E METÀ PD HA DATO IL VIA LIBERA A RENZI DI ASFALTARLO - MATTARELLA SPINGE I PARTITI AD APPROVARE SUBITO LA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE: LA MINACCIA DEL VOTO ENTRO GIUGNO È LA GHIGLIOTTINA PER SPEDIRE LO SCHIAVO DI CASALINO A CASA – SE RENZI NON MOLLA, CONTE ABBASSERÀ LE PENNE E APRIRÀ ALLA GESTIONE COLLEGIALE DEI FONDI DEL RECOVERY - GIANNI LETTA E GIORGETTI STRATTONANO DRAGHI PER UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE - MELONI E SALVINI TEMONO LE URNE PIÙ DI CONTE - COSA SUCCEDERÀ

 

DAGONEWS

 

Conte esce dal voto parlamentare sul Mes ancora più zoppo e indebolito di come ci è entrato. Non ha più il 100% della fiducia del Quirinale, e si capisce non solo dalle sempre più dure interviste di Sabino Cassese (ex presidente della Consulta e consigliere di Mattarella), ma anche dal fatto che non ha mai messo in pratica i suggerimenti della Mummia sicula.

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

 

Ha continuato ad accentrare su di sé tutti i poteri, non ha delegato nulla, non ha attivato un canale stabile con l'opposizione, né un filo diretto con i leader europei. Tocca a Mattarella sentire regolarmente Macron – sono entrambi capi di Stato – mentre con Merkel e von der Leyen (una è ventriloqua dell'altra) il rapporto è più complicato perché deve passare per intermediari come Steinmeier e Sassoli.

 

No, il nostro Giuseppi fa orecchie da mercante, incassa e se ne frega, ascolta solo il suo Raspuntin Casalino che lo monta come la maionese mentre gli sussurra ''devi emergere'', ''sei tu il capo e devi apparire tale in ogni occasione''.

 

Se non ha più il 100% dell'appoggio di Mattarella, Conte è ben lontano dall'en-plein pure nel Pd. Dove più della metà stanno con Renzi e la sua battaglia contro l'accentramento di poteri. In testa gli ex seguaci di Matteuccio, i soliti Guerini-Marcucci-Lotti di Base Riformista. Seguono gli anti-renziani ma ancor più anti-contiani Orlando e Orfini, con le loro limitate ma battagliere truppe. In una posizione da eterno equilibrista c'è Franceschini, mentre ancora schierati con Conte e Zingaretti troviamo i ministri Amendola e Gualtieri, con un peso davvero contenuto tra i dem.

giuseppe conte sergio mattarella

 

E poi c'è il vecchio Dalemix che dal basso del 2% di LeU si diverte a seminare zizzania nel suo ex partito, impresa non difficile essendo ormai popolato da nani che barcollano in ordine sparso.

 

È ben lontano dall'avere il 100% del M5S, visto che l'ala governista-istituzionale è guidata dal suo più intimo nemico, Giggino Di Maio, e l'ala dei dibba-people o si è staccata o è sempre pronta a tendere micro-agguati.

 

Infine c'è Renzi, che mena da mesi ma come abbiamo già scritto si tratta di una guerra (anche) per procura, per far passare i messaggi del Pd senza che il cacadubbi Zinga si sporchi le mani. Il tutto in cambio di un trattamento dolce sulla legge elettorale, cioè una bassa soglia di sbarramento per Italia Viva.

 

Fuori dai confini, è venuta a mancare anche la fiducia delle istituzioni e degli alleati europei, che sanno fare di conto e hanno visto che la riforma del Mes è passata sia alla Camera che al Senato senza una maggioranza assoluta dei voti. Il che vuol dire, per il trio Merkel-Macron-Ursula. che Conte non ha più le redini della sua maggioranza.

renzi zingaretti

 

Ora il bivio per il Quirinale, garante della sopravvivenza di questo governo, si fa più delicato che mai. L'Italia ha bisogno di una solida guida per il Recovery Fund. Se si dovesse passare dall'attuale immobilismo alla paralisi totale, non sarebbe tollerabile né in patria né all'estero. Che strada potrebbe allora prendere Mattarella? Quella di un governo di transizione che regga il paese fino alle elezioni, da tenersi poi a giugno?

 

C'è un problemino: con l'attuale legge elettorale vincerebbe un centrodestra a trazione salvinian-meloniana. Una maggioranza non solo sgradita da Bruxelles, che benedisse i giallo-rossi, ma che eleggerebbe il successore di Mattarella. Il quale, scoraggiato, ripete ai suoi consiglieri: se Conte non si rende conto di quale futuro aspetta lui e la sua coalizione se continua a puntare i piedi, io che altro posso fare?

 

angela merkel e giuseppe conte al castello di meseberg 1

D'altra parte, Meloni e Salvini da qualche settimana hanno smesso di chiedere il voto subito, a parte qualche ruggito di Giorgia. Non sono così entusiasti di prendere il comando in un anno che si prospetta di crisi dura, non avendo gli strumenti per affrontarla, ed essendo aggrappati ai fondi erogati da istituzioni che li detestano. Trump nel frattempo è stato sconfitto, Orban pensa solo allo stato di diritto e Boris Johnson nel giro di poche ore sarà fuori dall'UE e con un Paese sventrato dalla pandemia, non certo in vena di costruire l'internazionale sovranista.

 

Oggi Gianni Letta parlerà con Berlusconi per farlo ragionare e riportarlo sul binario dell'europeismo ortodosso che sembrava aver sposato fino a due settimane fa. D'altronde è ben chiaro ai parlamentari di Forza Italia (come ai 5 Stelle) che al prossimo giro elettorale, i loro seggi saranno come minimo dimezzati.

MURALES A MILANO – MATTEO RENZI E MATTEO SALVINI ACCOLTELLANO GIUSEPPE CONTE GIULIO CESARE

 

Come sbloccare la situazione? Dal Quirinale si sprecano indiscrezioni e messaggi ormai non più velati: Conte deve trovare un compromesso e togliersi da davanti allo schermo, come diceva Dino Risi a Nanni Moretti, per lasciare che anche gli altri entrino nella partita dei fondi europei. Per metterlo alle strette, c'è solo una strada: approvare in fretta e furia la legge elettorale proporzionale, così da far capire al premier che le camere si possono sciogliere pure domani.

 

Con una legge proporzionale, senza il premio di maggioranza del rosatellum che catapulterebbe il duo Salvini-Meloni (con B. comprimario) sopra il 50%, si disinnesca lo spauracchio sovranista che tiene in piedi l'avvocato di Padre Pio (tutto). Se i partiti della maggioranza non vogliono né la crisi né un governo di transizione che li spazzerebbe via, allora devono spingere sulla riforma elettorale che scontenta solo il Capitone.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

Per questo nei Palazzi sono convinti che alla fine il premier, come ha sempre fatto finora, rinculerà sulle gestione totalitaria del Recovery. Oggi ha dato il primo segnale in questo senso ''aprendo'' agli spostamenti tra comuni nei giorni di Natale, S. Stefano e Capodanno, che solo una settimana fa sembrava un divieto scritto nella pietra.

 

Finirà che al prossimo vertice di maggioranza il premier accetterà la nascita di un comitato ristretto di ministri che a loro volta delegheranno ai tecnici l'operatività del Recovery Fund. Tra questi ci sarà anche Teresa Bellanova in rappresentanza di Renzi.

 

Sulla bozza di piano per il Recovery che circola, ci sono varie parti che non convincono e che andranno riscritte, come quella sul coinvolgimento dei privati. E ovviamente resta il problemino del debito pubblico, che sarà incrementato non solo dai loan, i prestiti, ma anche dagli 80 miliardi di grants, visto che saranno ripartiti pro quota tra tutti i paesi dell'UE (Italia compresa).

BERLUSCONI FINGE DI NON VEDERE CONTE E NON LO SALUTA

 

Resta il fatto che Spagna, Francia e Germania hanno già presentato i loro progetti per uscire dalla crisi giocandosi l'inedita disponibilità economica concessa da Bruxelles. Conte invece non è solo vittima ma complice della burocrazia: la palude amministrativa – lui che doveva fare il ministro per la Semplificazione legislativa! – gli permette di stare in piedi.

 

E il governo tecnico? Resta un sogno. Draghi viene bombardato di telefonate dal duo Giorgetti-Gianni Letta, non certo da Pd e 5 Stelle, che perderebbero il loro potere in modo ben più netto rispetto a oggi. L'ex presidente della BCE piacerebbe a Salvini, Meloni, Berlusconi e pure a una parte dei 5 Stelle.

 

Ma lui che già non vuole fare il Presidente del Consiglio, che governo guiderebbe? Uno tecnico, che dovrebbe ogni volta raccattare la maggioranza in Parlamento come il Monti in fase crepuscolare? O un gran mischione di unità nazionale, un governo della concordia (parola ormai inutilizzabile) che guidi il Paese nel dopo-pandemia? Una simile ipotesi ''tutti dentro'' avrebbe l'ok del Colle ma è difficile da realizzare.

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

 

La verità è che Mattarella un altro come Conte potrebbe trovarlo senza problemi, basti pensare a come parlava l'avvocato di Volturara Appula nei primi discorsi al Parlamento, quando faceva il ventriloquo di Di Maio e Salvini e all'Onu diceva che sovranismo e populismo sono nella Costituzione italiana.

 

Quei due gli si sedevano accanto e tenevano il guinzaglio corto, cortissimo. Poi è arrivato Zingaretti, uno che non è ministro né parlamentare, non si è imputato sui due vicepremier anzi non si impunta su una beneamata mazza, ed ecco che Conte è esondato e si è preso tutto Palazzo Chigi e un pezzo di deep State indisturbato.

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

 

Ora bisogna solo vedere se i partiti riusciranno a imporre la riforma elettorale che farebbe subito abbassare le penne a Giuseppi. Lui dirà che nel pieno della crisi sanitaria è da pazzi occuparsi di faccende simili. Loro potrebbero rispondergli che nella stessa condizione di emergenza lui è riuscito a infilare la depenalizzazione del reato patteggiato dal suocero e (per due volte) le norme che servivano a blindare il suo potere sui servizi segreti… 

MASSIMO DALEMA GIUSEPPE CONTEfrank walter steinmeierMERKEL E SASSOLIgiuseppe conte e ursula von der leyen a bruxellesConte Casalino meme Osho

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